Referendum catalano: Madrid si prepara

Pubblicato il 20 settembre 2017 alle 5:59 in Europa Spagna

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La prevenzione del referendum sull’indipendenza catalana non è l’unica preoccupazione del governo di Madrid, che deve prepararsi ad affrontare diversi scenari possibili: dalle elezioni anticipate al ritiro delle competenze autonomiche alla Catalogna.

Il Presidente del Governo spagnolo Mariano Rajoy. Fonte: Wikimedia Commons

Il Presidente del Governo spagnolo Mariano Rajoy. Fonte: Wikimedia Commons

Una volta attivata la Procura, i tribunali e le Forze di sicurezza dello Stato, l’obiettivo di evitare il referendum può essere realizzato quasi completamente. Il problema più importante verrà dopo, con una Catalogna profondamente divisa, con la credibilità dello stato in rovina, un governo locale ai margini dell’abisso giudiziale e delle forze radicali pronte a continuare ad agitare lo spettro dell’insurrezione.

Rajoy vuole agire passo dopo passo, senza anticipazioni precipitate e senza rivelare strategie, con “proporzionalità” e nel quadro della legge, ma la Moncloa ha già cominciato a delineare scenari prevedibili per il giorno dopo.

Il parere più diffuso è che Puigdemont procederà ad una rapida convocazione di elezioni autonomiche, senza aspettare che si verifichino sospensioni o inabilitazioni dai pubblici uffici. “Le elezioni – spiega un membro della leadership del Partito Popolare – sarebbero l’unica via d’uscita, l’ultima formula per guadagnare tempo dalla Generalitat”. Infatti, Puigdemont, che ha già annunciato la sua intenzione di non concorrere alle elezioni come candidato alla presidenza della Generalitat, avrebbe aperto la strada alla possibilità di convocare i catalani alle urne per un’elezione legittima (e quindi autonomica secondo le norme della legge spagnola), ma che renda palese la loro volontà di indipendenza.

“Non si può evitare che le elezioni dispongano di una forte componente plebiscitaria – aggiunge la fonte del partito di governo – ma si costruirà uno scenario giuridico nuovo. Il governo è fiducioso che l’esecutivo che nasca da queste elezioni sarebbe d’accordo sul dialogo e sulla negoziazione senza la pre-condizione della consultazione sì o sì. Il desiderio della maggior parte delle forze politiche di avviare la valutazione di una riforma della Costituzione, e in particolare sul titolo VII che verte sul modello di stato, potrebbe essere al centro del negoziato”.

I tempi in questo caso sono importanti perché molti dei nomi papabili per la candidatura a presidente della Generalitat catalana, sono passibili di inabilitazione per le ripetute violazioni delle leggi e per aver commesso crimini di disobbedienza, prevaricazione e appropriazione indebita. L’inabilitazione dai pubblici uffici sarebbe solo una delle conseguenze, considerato che per tali reati sono previste pene carcerarie.

Quest’ultimo provvedimento potrebbe essere deciso nei confronti dei membri del Governo catalano da parte della Corte Costituzionale, come stabilito dall’art. 92 comma 4.b del suo diritto organico. Se la sospensione o l’inabilitazione sopravvenisse dopo la celebrazione delle elezioni e dovesse riguardare chi fosse incaricato di formare il nuovo esecutivo catalano, il governo centrale si troverebbe ad affrontare, con ogni probabilità, gravi proteste in una Catalogna che chiederebbe il rispetto della decisione democratica della popolazione, facendo del voto della cittadinanza una sorta di amnistia forzata. Madrid sarebbe costretta ad approvare un perdono generalizzato per le massime cariche catalane.

Al momento, alla Moncloa non vogliono menzionare questa opportunità. Sarebbe un momento difficile che richiederebbe molto tatto politico.

Il secondo scenario è l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione, che, nonostante non sia mai stato attivato, è ormai il più conosciuto della Magna Carta spagnola.

L’articolo prevede, infatti, la sospensione dell’autonomia locale, e il governo centrale assumerebbe le principali responsabilità della Generalitat per cercare di reindirizzare la Comunità Autonoma alla normalità istituzionale e finanziaria prima di aprire la porta qualsiasi negoziato.

Il governo sostiene tuttavia che per l’applicazione dell’articolo 155, dopo aver fatto fallire la consultazione indipendentista, sarebbe necessario non solo la maggioranza assoluta, che il governo ha assicurata solo al senato, ma anche il chiaro sostegno del Partito Socialista e dei liberali di Ciudadanos. Rajoy, insomma, per assumere tale decisione, avrebbe bisogno del più ampio consenso politico possibile.

Il Partito Socialista si è chiaramente schierato a favore del governo. “Prima e dopo il 1 ottobre la Catalogna continuerà ad essere Spagna” – ha dichiarato il segretario generale Sánchez.

Lo stato delle autonomie, nato con la costituzione del 1977 e pattuito passo dopo passo dall’allora premier Adolfo Suárez con le élites catalane, basche e galiziane, sembra comunque arrivato al capolinea.

 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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