Catalogna: blitz della Guardia Civil. Esplode la protesta

Pubblicato il 20 settembre 2017 alle 21:00 in Europa Spagna

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Esplode la protesta a Barcellona dopo l’arresto di 14 persone legate al vicepresidente Junqueras, accusate di organizzare il referendum.

Tensione altissima in vista del referendum del 1 ottobre per l’indipendenza, ritenuto illegale dalle istituzioni nazionali. Sequestrate 10 milioni di schede elettorali. 14 le persone arrestate; tra i fermati il segretario generale dell’economia della Generalitat. Rajoy: “Unica risposta possibile”. Il presidente Puidgemont: “Continueremo con il referendum”. Il sindaco di Barcellona Colau: “È uno scandalo”.

Si fa sempre più alta la tensione in Spagna, dove si avvicina l’atteso giorno del referendum sull’indipendenza della Catalogna, previsto il prossimo 1 ottobre.

Bandiera catalana. Fonte: Wikimedia Commons

Bandiera catalana. Fonte: Wikimedia Commons

Nella giornata di oggi in centinaia sono scesi in strada per manifestare a Barcellona chiamati a raccolta dal CUP (Candidatura d’Unitat Popular), il partito politico catalano indipendentista di estrema sinistra, al grido di “vergogna” nei confronti del governo di Madrid. I manifestanti si sono riversati davanti alla sede del dipartimento di economia.

La mobilitazione è scattata dopo il diffondersi della notizia dell’operazione avvenuta all’alba da parte della Guardia Civil contro il referendum sospeso dalla Corte Costituzionale. Una serie di blitz sarebbero stati effettuati dagli agenti inviati da Madrid nella sede del governo della Catalogna, nel dipartimento dell’economia, degli esteri, del lavoro e degli affari sociali.

14 le persone arrestate, tra cui due collaboratori del vicepresidente della Generalitat catalana, Oriol Junqueras, Josep Maria Jové e Lluis Salvadò. Dieci milioni di schede elettorali sarebbero inoltre state sequestrate dalla Guardia Civil in un magazzino industriale nella provincia di Barcellona.

Ada Colau, sindaco di Barcellona, ha lanciato un appello a manifestare contro la “deriva autoritaria e repressiva” del governo Rajoy. “Non si può votare per violare la legge – ha dichiarato in conferenza stampa il premier Rajoy, sottolineando la risposta dello stato di diritto alla sfida nazionalista catalana – il nostro stato di diritto ha agito e continuerà ad agire in maniera rigorosa per proteggere i diritti di tutti i cittadini, spagnoli e catalani”. Rajoy ha ringraziato le forze politiche, socialisti e ciudadanos, che hanno appoggiato l’azione del governo, e in particolare ai sindaci catalani che si stanno opponendo al referendum: “la vostra è una causa giusta” – ha dichiarato il premier. Ai responsabili politici della sfida nazionalista Rajoy ha dichiarato che dovranno rispondere agli spagnoli ed ha lanciato un appello alla Generalitat di interrompere lo scontro con lo stato e di evitare ulteriori fratture nella società catalana. “Siamo ancora in tempo per evitare mali peggiori” – ha assicurato il premier. “Lasciate che i catalani possano vivere in pace, senza fratture, senza paure, senza strappi, il referendum illegale non ha spazio in uno stato democratico, non ha appoggio internazionale e non ha futuro” – ha aggiunto Rajoy, che ha concluso rassicurando la nazione che il governo “agirà con prudenza affinché il congiunto della nazione non debba pagare la follia di pochi”.

Puigdemont ha accusato Madrid di avere sospeso de facto l’autonomia catalana, mentre il numero di effettivi della polizia e della Guardia Civil nella regione è portato al massimo. Il governo di Madrid non esclude nuove proteste nei prossimi giorni.

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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