HAMAS: VERSO L’UNITÁ NAZIONALE

Pubblicato il 18 settembre 2017 alle 11:49 in Medio Oriente Palestina

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Hamas ha annunciato la dissoluzione del comitato amministrativo nella striscia di Gaza e ha invitato il Governo di unità nazionale palestinese a svolgere le proprie funzioni e a espletare i propri doveri immediatamente.

Bandiera di Hamas. Fonte: Wikipedia.

Bandiera di Hamas. Fonte: Wikipedia.

Il Governo di unità nazionale palestinese era stato istituito il 2 giugno 2014 in seguito a un accordo tra Al-Fatah e Hamas. Composto da ministri nominati indipendentemente dalle due parti, è rimasto in carica fino al 17 giugno 2015.

Una delegazione di Hamas, guidata dal leader del movimento, Ismail Haniyeh, si era recata al Cairo l’8 settembre 2017 per discutere con alcuni ufficiali egiziani la crisi di Gaza e intraprendere alcune sessioni di dialogo con Al-Fatah. L’obiettivo di Hamas era quello di raggiungere un accordo tra le due parti, che mirasse alla formazione di un Governo di unità nazionale che si assumesse le proprie responsabilità nei confronti del popolo palestinese nella striscia di Gaza e a Gerusalemme Est.

In un comunicato emesso domenica 17 settembre, Hamas ha annunciato di aver raggiunto un accordo sull’organizzazione di elezioni generali in Palestina. Il movimento si è detto pronto a intraprendere il dialogo con Al-Fatah in merito agli strumenti per realizzare gli Accordi del Cairo del 2011 e alla formazione di un governo nazionale unico, attraverso un dialogo che comprenda tutte le parti coinvolte.

Il 4 maggio 2011, il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, e l’allora leader di Hamas, Khaled Meshal, avevano firmato gli Accordi del Cairo, raggiunti grazie alla mediazione dell’Egitto, che prevedevano la formazione di un governo congiunto e l’organizzazione di elezioni presidenziali e legislative nel 2012.

Hamas ha sottolineato che la propria decisione è giunta in risposta agli sforzi profusi dall’Egitto per porre fine alle divisioni e realizzare la riconciliazione palestinese. Il movimento ha ribadito che tale mossa ha l’obiettivo di realizzare le speranze dei palestinesi, che desiderano l’unità nazionale.

Infine, in merito alla questione del comitato amministrativo, il responsabile per le relazioni nazionali del movimento, Husam Badran, ha affermato che la posizione di Hamas è chiara e pubblica e ha sottolineato che il movimento è pronto a dissolverlo al fine di consentire al governo di unità nazionale di esercitare le proprie funzioni nel territorio e di indire nuove elezioni, nel caso in cui la risposta di Al-Fatah sia positiva.

Il 10 marzo 2017, Hamas aveva istituito a Gaza un comitato amministrativo, con il compito di gestire le istituzioni governative nel territorio. Al-Fatah aveva più volte invitato Hamas a chiudere il comitato, senza però ottenere alcun risultato. Ciò avrebbe portato all’intensificarsi delle ostilità tra le due parti e all’imposizione di misure punitive da parte di Al-Fatah sulla striscia di Gaza. L’obiettivo era quello di spingere i capi di Hamas a riprendere i colloqui di riconciliazione. Tra le misure, vi erano l’aumento delle tasse sulle importazioni, quindi anche sul carburante, che ha causato una grave crisi elettrica nella striscia di Gaza, che, ancora oggi, costringe gli abitanti di Gaza a vivere con poche ore di elettricità al giorno.

Recentemente, l’Egitto sta assumendo un ruolo sempre più importante nel conflitto israelo-palestinese. A seguito dell’inizio della crisi elettrica a Gaza, si è verificato un riavvicinamento tra Hamas e l’Egitto. Ciò rappresenta un cambio di rotta da parte del Paese nordafricano. Hamas fa parte della Fratellanza Musulmana, che il presidente egiziano al-Sisi combatte con tutte le sue forze, a tal punto da essere giunto al potere, il 3 luglio 2013, attraverso un colpo di stato, rovesciando il governo di Mohamed Morsi, legato alla Fratellanza Musulmana.

Il presidente egiziano, Al-Sisi, starebbe fornendo aiuti concreti ad Hamas perché ambisce ad assumere un ruolo di primo piano nel conflitto israelo-palestinese. Tale mossa sarebbe strumentale per la propria politica interna. Ergendosi a difensore dei palestinesi, infatti, Al-Sisi potrebbe ottenere maggiori consensi nel mondo arabo e legittimare, così, la propria posizione.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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