AL QAEDA E L’ISIS PRONTE A DIFENDERE I MUSULMANI ROHINGYA

Pubblicato il 16 settembre 2017 alle 15:02 in Approfondimenti Myanmar

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La crisi umanitaria della minoranza etnica islamica Rohingya in Myanmar sta per diventare il nuovo teatro della gara tra Isis e Al Qaeda per il posto di organizzazione per la tutela dei diritti dei musulmani del mondo. Al Qaeda ha rotto il silenzio chiedendo a tutti i musulmani dell’Asia Orientale di unirsi e recarsi in Myanmar per difendere i Rohingya, “fratelli musulmani”, perseguitati. Intanto, sale l’allerta nei paesi islamici vicini al Myanmar per la possibilità di attacchi terroristici ad obiettivi collegati al paese.

I reparti anti-terrorismo di Malesia e Indonesia aumentano l’allerta in seguito a un comunicato di Al Qaeda. Si tratta di un avvertimento che annuncia una punizione per il trattamento riservato alla minoranza etnica islamica Rohingya in Myanmar. Il comunicato potrebbe unire le reti terroristiche già presenti in Asia e dare nuova linfa vitale all’organizzazione estremista dormiente Jemaah Islamiyah (JI). L’organizzazione è la divisione di Al Qaeda nel Sud-Est Asiatico ed è stata l’organizzatrice degli attentati di Bali, avvenuti il 12 ottobre 2002.

Al Qaeda ha chiesto a tutti i “guerrieri santi” (“mujahiddins”) di armarsi per difendere la minoranza etnica Rohingya, secondo quanto riportato dal gruppo di monitoraggio SITE.

“Un trattamento selvaggio è stato riservato ai nostri fratelli musulmani dal governo del Myanmar con la scusa di combattere i ribelli … questo non resterà impunito e il governo del Myanmar dovrà provare ciò che hanno provato i nostri fratelli musulmani”, ha affermato Al Qaeda nel comunicato. La richiesta è quella di muoversi verso il Myamar per “aiutare i fratelli musulmani a resistere all’oppressione e per tutelare i loro diritti che sarà possibile restituire loro solo con l’uso della forza. I fratelli musulmani hanno bisogno di ogni forma di sostegno: economico, sanitario, alimentare, di abbigliamento e di armi”, continua il comunicato.

Le dichiarazioni di Al Qaeda sono state accolte con preoccupazione dal capo dell’anti-terrorismo della Malesia, Ayob Khan Mydin Pitchay. “La dichiarazione è estremamente preoccupante. Di sicuro, l’Isis e Al Qaeda strumentalizzeranno la questione dei Rohingya per reclutare nuovi membri pronti ad abbracciare la jihad in Myanmar o a condurre attentati per colpire gli interessi del paese nel Sud-Est Asiatico”, ha dichirato Pitchay.

La mobilitazione dei militanti islamisti verso il Myanmar

Un ex membro dell’organizzazione terorristica Jemaah Islamiyah, Ali Fauzi, ha dichiarato che sono centinaia i militanti jihadisti provenienti da Malesia, Indonesia e Filippine pronti a infiltrarsi in Myanmar per sostenere i Rohingya. I fratelli di Ali Fauzi sono stati condannati morte per il loro ruolo negli attentati di Bali del 12 ottobre 2002. Secondo Fauzi, la chiamata alle armi di Al Qaeda e la violenza contro i Rohingya hanno risvegliato le cellule finora dormienti di Jemaah Islamiyah.

È difficile al momento, scrive Channel News Asia, verificare le dichiarazioni di Ali Fauzi, tuttavia è noto che egli abbia mantenuto forti legami con il mondo jihadista, soprattutto poiché le esecuzioni dei suoi due fratelli li hanno resi martiri per la causa agli occhi degli altri terroristi e hanno attribuito grande onore e rispetto alla sua famiglia. Ali Fauzi non era coinvolto direttamente negli attentati del 2002, ma è stato detenuto per 3 anni per aver preso parte ad attività terroristiche nel 2007. L’uomo è un esperto nella creazione di bombe e ha combattuto in Afghanistan e nelle Filippine meridionali nelle fila del MILF, il Fronte Moro per la Liberazione Islamica rispettivamente dal 1994 al 97 e dal 2002 al 2006. Dopo aver scontato 3 anni di prigione, Ali Fauzi ha abbandonato la lotta e opera attualmente per aiutare la de-radicalizzazione dei militanti attraverso la sua fondazione “Circolo di pace”.

Secondo quanto rivelato da Fauzi durante un’intervista a Channel News Asia, le cellule di Al Qaeda stanno cercando attivamente un luogo da cui poter entrare e uscire facilmente dal Myanmar e un rifugio sicuro nella zona. “Se riescono a trovarlo”, afferma Fauzi, “il numero dei guerriglieri che entreranno in Myanmar sarà alto. L’esercito del Myanmar sarà sopraffatto quando si troverà di fronte a loro”.
Il luogo d’accesso al Myanmar potrebbe essere dal confine con il Bangladesh, secondo Fauzi.
Le autorità per l’anti-terrorismo di Malesia e Indonesia sono allerta. Gli ufficiali dell’Indonesia sono preoccupati che i militanti possano condurre attentati contro i templi buddisti o contro luoghi d’interesse per il Myanmar nella regione, per vendicare i Rohingya.

Cosa accade in Myanmar?

La minoranza musulmana dei Rohingya in Myanmar. Fonte: Forumbiodiversity.com

La minoranza musulmana dei Rohingya in Myanmar. Fonte: Forumbiodiversity.com

Il Myanmar è un paese a maggioranza buddista, dove l’islam è una fede minoritaria, praticata soprattutto dalla minoranza etnica Rohingya situata nello stato nord-occidentale di Rakhine. I Rohingya vengono considerati immigrati clandestini provenienti dal Bangladesh e sono privi di cittadinanza birmana. Dal mese di ottobre 2016, in seguito ad alcuni attentati condotti da un gruppo di militanti islamisti di etnia Rohingya alle stazioni di polizia di confine, l’esercito ha avviato una campagna militare molto dura. Il 25 agosto 207 una serie di nuovi attacchi da parte dei militanti ha peggiorato la situazione trasformando le azioni dell’esercito in operazioni di “pulizia etnica”, secondo le Nazioni Unite. Sono circa 370 mila i Rohingya che hanno abbandonato le loro case nello stato di Rakhine per cercare rifugio in Bangladesh e 400 sono le vittime degli scontri dal 25 agosto, secondo le stime dell’Onu. La comunità internazionale condanna le violenze nei confronti dei Rohingya e chiede alla leader democratica e premio Nobel per la Pace del Myanmar, Aung San Suu-kyi di intervenire per risolvere la crisi dei Rohingya. Dopo aver difeso per mesi l’operato dell’esercito, Aung San Suu-kyi ha reso noto che affronterà la crisi nel nord del paese nel suo intervento televisivo previsto il 19 settembre, ma non parteciperà all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Secondo i sostenitori della leader, Aung San Suu-kyi ha un’influenza molto limitata sul potente esercito del Myanmar che ha governato il paese per più di cinquant’anni, fino alle prime elezioni democratiche del 2015.
Le persecuzioni e le violenze contro i Rohingya non sono una novità nell’ultimo anno e hanno spesso fomentato le reazioni vendicative dei jihadisti. Nel 2013, un tempio buddista di Jakarta è stato oggetto di un attentato di un gruppo di militanti solidali ai Rohingya. Nel 2016, è stata sventata una trama terroristica che aveva come obiettivo l’ambasciata del Myanmar a Jakarta.
Nonostante non ci si trovi di fronte a una novità, i governi di Indonesia e Malesia sono particolarmente preoccupati poiché sanno che le violenze a cui sono stati sottoposti i Rohingya dall’ottobre 2016 sono senza precedenti. Malesia e Indonesia hanno più volte chiesto al governo del Myanmar di affrontare la situazione, ma ora il paese sembra essere diventato un obiettivo sia per l’Isis che per Al Qaeda, secondo l’analisi del professor Zachary Abuza, del National War College di Washington.

Il ruolo di Al Qaeda e quello dell’Isis

“Entrambi le organizzazioni [Isis e Al Qaeda] cercano la legittimazione come organizzazione d’avanguardia della difesa dei diritti dei musulmani in tutto il mondo e sono in competizione tra loro”, afferma il prof. Abuza, specializzato in militanza e terrorismo nel Sud-Est Asiatico. “L’Isis ha perso l’80-90% dei suoi territori in Iraq e in Siria e il suo Califfato è collassato, per questo deve guardare a conflitti di minore entità”, continua l’esperto. Al Qaeda, d’altro canto, ha tenuto un profilo basso mentre l’Isis cresceva, ma ora è pronta a tornare in prima linea. Nello specifico della crisi dei Rohingya, secondo il prof Abuza, Al Qaeda ha maggiori possibilità di successo sull’Isis poiché vanta legami di lunga durata con i militanti della minoranza etnica.

Al Qaeda, nel suo comunicato del 13 settembre, ha chiesto apertamente ai musulmani del Bangladesh, India, Pakistan e Filippine di muoversi verso il Myanmar. Questo dimostra che l’organizzazione punta maggiormente ai paesi dell’Asia Orientale più che a quelli del Sud-Est Asiatico dove sono più diffuse le cellule fedeli all’Isis.

Ilaria Tipà

di Redazione

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