USA: VENDUTI EQUIPAGGIAMENTI MILITARI AL BAHREIN

Pubblicato il 15 settembre 2017 alle 9:33 in Bahrein USA e Canada

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Il Dipartimento di Stato americano ha approvato una vendita di equipaggiamenti militari del valore di 3,8 miliardi di dollari al Bahrein.

Jet F-16. Fonte: Wikimedia Commons

Jet F-16. Fonte: Wikimedia Commons

La notizia è stata riferita l’8 settembre dal Pentagono, che ha annunciato l’invio di 19 jet da guerra F-16, 35 navi da pattuglia e 2000 missili anticarro. La vendita di armi al Bahrein era stata sospesa dall’amministrazione Obama per via di preoccupazioni relative alla violazione dei diritti umani. Secondo quanto riportato dagli ufficiali americani, tale patto aiuterà il Bahrein a coordinarsi meglio con le forze americane, dal momento che lo Stato del Golfo Persico è uno dei principali alleati non-membri della NATO. Inoltre, l’aviazione locale ha preso parte alla missione Operation Inherent Resolve, la campagna militare guidata dagli USA per sconfiggere l’ISIS in Siria e in Iraq.

Durante l’amministrazione Obama, le compagnie americane avevano venduto a Manama un altro equipaggiamento militare. Adesso, il nuovo patto permetterà al Bahrein di munirsi di jet da guerra di ultima generazione, sostituendo quelli che erano stati forniti dagli USA in precedenza, prodotti negli anni Ottanta. In un articolo pubblicato su al-Monitor, Jack Detsch spiega che, dal momento che il Bahrein nel 2016 possedeva un budget per la difesa di circa 1,5 miliardi di dollari, non è chiaro come farà a sostenere la spesa della nuova vendita di equipaggiamento militare americano. Per di più, il regno, uno dei Paesi più piccoli al mondo, sarà in possesso di jet da guerra moderni come gli F-16 che, ad avviso dell’autore, non si addicono all’entità delle forze armate locali, formate da circa 8,000 truppe che sono impegnate principalmente nella difesa nazionale.

Il presidente delle relazioni esterne del Senato, Bob Corker, ha informato il segretario di Stato americano, Rex Tillerson di avere intenzione di bloccare future vendite di armi, almeno fino alla risoluzione della crisi con il Qatar, iniziata lo scorso 5 giugno. Il Congresso potrebbe fare ciò, sollevando la questione della violazione dei diritti umani, che è stata evidenziata nel report annuale del governo americano, intitolato International Religious Freedom, che analizza il grado di libertà religiosa in tutti Paesi il mondo. Nel documento, gli USA accusano alcuni alleati del Golfo, quali Arabia Saudita e Bahrein, di perseguitare le minoranze religiose. Durante la presentazione del report, il 17 agosto, il Segretario di Stato americano, Rex Tillerson, ha chiesto a Riyad di “aumentare la libertà religiosa all’interno dei propri territori e per tutti i suoi cittadini, dal momento che il governo saudita non riconosce il diritto di praticare religioni diverse dall’Islam, perseguendoli legalmente e, talvolta, mandandoli in prigione dopo averli torturati e multati per apostasia”. Il report solleva le stesse accuse verso le autorità del Bahrein, le quali arrestano sistematicamente religiosi sciiti e attivisti politici.

Come ha spiegato l’ex ufficiale della Casa Bianca, David De Roches, mentre sotto l’amminstrazione Obama le relazioni tra USA e Bahrein hanno vissuto momenti di tensione per via della denuncia da parte dell’ex presidente delle violazioni dei diritti umani. Adesso, al contrario, Trump non vuole sacrificare la sicurezza per la difesa dei diritti umani e vice-versa. “La sicurezza è la sicurezza, i diritti umani sono i diritti umani, non possiamo permettere che gli uni prevalgano sugli altri”, ha riferito Roches.

Sofia Cecinini

di Redazione

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