USA – COREA DEL NORD: LE POSIZIONI DI DUNFORD, TILLERSON E MATTIS

Pubblicato il 14 agosto 2017 alle 21:01 in USA e Canada

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Il Pentagono ha annunciato il tour del capo del Joint Chief of Staff, il generale Joe Dunford, in Asia, al fine di rassicurare gli alleati degli Stati Uniti nel bel mezzo delle tensioni crescenti nella regione asiatica.

Dunford visiterà la Corea del Sud, la Cina e il Giappone, dove discuterà con le varie autorità riguardo alla Corea del Nord. “L’effettività delle relazioni militari sono importanti per i nostri alleati, dobbiamo essere trasparenti ed è necessario coordinarci efficacemente anche con la Cina, senza che ci siano incomprensioni”, ha dichiarato Dunford, aggiungendo che, nel corso del suo viaggio, cercherà di rafforzare i rapporti militari già esistenti.

Da quando il presidente americano Donald Trump ha inaugurato il mandato presidenziale, il 20 gennaio 2017, la Corea del Nord ha accelerato il proprio programma nucleare. Già durante la propria campagna elettorale, il leader statunitense aveva giurato che non avrebbe permesso a Pyongyang di costituire una minaccia per gli USA e i suoi alleati. L’ultima azione provocatoria effettuata dalla Corea del Nord è avvenuta venerdì 28 luglio, quando Pyongyang ha testato un missile balistico intercontinentale che, ad avviso degli esperti, sarebbe stato in grado di raggiungere la costa occidentale statunitense. Si è trattato del secondo lancio nel giro di un mese compiuto dal regime del leader nordcoreano Kim Jong-un. Il giorno precedente, il Congresso americano aveva passato un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Corea del Nord, l’Iran e la Russia. Il 5 agosto, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha poi adottato una risoluzione volta a imporre ulteriori misure restrittive nei confronti di Pyongyang.

L’8 agosto, nel tentativo di dissuadere la Corea del Nord dal compiere ulteriori azioni provocatorie, Trump ha minacciato di ricorrere “al fuoco e alla furia”, nel caso in cui Pyongyang avesse continuato a mettere in pericolo gli Stati Uniti. Tale linguaggio duro è stato criticato da alcuni ufficiali americani, i quali ritengono che possa mettere in pericolo dli Stati Uniti, spingendoli verso un conflitto. I sostenitori di Trump, al contrario, ritengono che il presidente abbia cercato di attirare l’attenzione di Kim Jong-un, utilizzando il suo stesso linguaggio minaccioso. Tuttavia, le parole di Trump non hanno avuto l’effetto sperato giacché, il giorno successivo, Corea del Nord si è detta intenzionata a colpire le basi aeree americane sull’isola di Guam, nell’oceano Pacifico, definendo il comportamento degli Stati Uniti “isterico”.

Di fronte alle tensioni crescenti, il presidente cinese, Xi Jinping, il 12 agosto, ha colloquiato telefonicamente con Trump, invitandolo a mantenere il controllo, evitando nuove minacce e dimostrazioni di forza dei confronti della Corea del Nord. Dagli anni ’50, Pechino è il principale partner commerciali di Pyongyang. Da quando sono iniziate le tensioni, gli USA hanno ripetutamente chiesto alla Cina di prendere provvedimenti per contrastare le minacce nordcoreane, così che, il 18 febbraio 2017, Pechino ha annunciato di voler interrompere le importazioni di carbone da Pyongyang. Se da una parte la Cina ha condannato le azioni provocatorie della Corea del Nord, dall’altra sta chiedendo anche alla Corea del Sud e agli Stati Uniti di sospendere qualsiasi esercitazione o dimostrazione di forza, ai fini di evitare l’escalation di un vero e proprio conflitto.

Mentre Dunford è in viaggio in Asia per colloquiare con il leader cinese, sudcoreano e giapponese, i due principali ufficiali dell’amministrazione Trump, quali il segretario di Stato americano, Rex Tillerson, e il segretario della difesa, James Mattis, hanno espresso la propria posizione in un comunicato congiunto pubblicato il 13 agosto dal Washington Post. I due funzionari spiegano che l’obiettivo degli Stati Uniti è quello di portare avanti una “campagna pacifica” che eserciti pressione sulla Corea del Nord, affinché la penisola nordcoreana venga denuclearizzata, senza che ci sia per forza un cambio di regime. “Non abbiamo alcun desiderio di colpire i cittadini nordcoreani, i quali sono sottomessi dal regime di Pyongyang. Stiamo sostituendo la politica fallimentare basata sulla pazienza strategica, con una nuova politica basata sulla responsabilità strategica”, hanno spiegato Tillerson e Mattis. Nel comunicato, i due chiedono nuovamente alla Cina di assumere un ruolo guida al tavolo dei negoziati con la Corea del Nord.

Sofia Cecinini

Joe Dunford. Fonte: Flickr

Joe Dunford. Fonte: Flickr

di Redazione

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