USA temono avvento di Hayat Tahrir al Sham a Idlib

Pubblicato il 3 agosto 2017 alle 21:01 in USA e Canada

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Gli Stati Uniti temono che la possibile conquista della città di Idlib, nel nord-est della Siria, da parte di gruppi jihadisti affiliati ad al-Qaeda possa avere gravi conseguenze.

In una lettera pubblicata online ieri, mercoledì 2 agosto, un ufficiale del Dipartimento di Stato americano, Michael Ratney, ha reso noto che il gruppo Hayat Tahrir al Sham, nato dalla da Al-Nusra Front, gruppo affiliato ad al-Qaeda in Siria, sta consolidando la propria presenza nella provincia di Idlib, che è controllata dall’opposizione siriana.

Il 7 luglio 2017, in occasione del G20 di Amburgo, Russia e Stati Uniti hanno raggiunto un accordo per il cessate il fuoco nella Siria meridionale, al confine con la Giordania. Se i jihadisti dovessero conquistare definitivamente l’area, secondo Ratney, il futuro del nord della Siria sarebbe “in grave pericolo”, poiché la Russia potrebbe decidere di intervenire militarmente, violando il cessate il fuoco, per eliminate i militanti islamisti. “Nel caso in cui i jihadisti prendessero il controllo di Idlib, sarebbe davvero difficile per gli USA convincere gli altri attori internazionali coinvolti a non prendere le necessarie misure militari per eliminarli”, ha spiegato Ratney.

Nel corso del 2015, i militanti islamisti sono penetrati a Idlib, infliggendo duri colpi all’esercito del presidente siriano, Bashar al-Assad, fino a che, il 30 settembre di quell’anno, la Russia è intervenuta al fianco di Damasco per rovesciare l’andamento del conflitto. Idlib è l’unica provincia siriana a essere controllata interamente dai ribelli, ed è stata uno degli obiettivi principali dei bombardamenti russi e siriani, che hanno causato la morte ci centinaia di civili. La zona ha visto una tregua soltanto tre mesi fa, in occasione dell’accordo, siglato il 4 maggio ad Astana, in Kazakistan, tra Iran, Russia e Turchia sull’installazione di zone sicure per cercare di sedare il conflitto. Tuttavia, i cittadini locali temono che la presenza dei jihadisti possa far diventare la regione un nuovo obiettivo dei bombardamenti russi e siriani, portando a nuove devastazioni. Attualmente, più di due milioni di persone vivono a Idlib, che è diventata un luogo di rifugio per migliaia di sfollati, soprattutto famiglie di ribelli siriani.

Secondo Ratney, l’ex leader di al-Nusra Front, Abu Mohammad al Jolani, sta guidando la conquista dell’area da parte dei militanti islamisti di Hayat Tahrir al Sham. Inoltre, i jihadisti hanno preso contatti con la Free Syrian Army (FSA), gruppo armato formato dai ribelli siriani, il quale continua ad avere il controllo su diverse città della provincia. Ratney ha esortato i gruppi di ribelli a prendere le distanze dai militanti islamisti, con i quali collaborano spesso per cercare di sopravvivere.

La guerra civile in Siria, iniziata da una rivolta popolare nel marzo 2011, è alimentata da due blocchi politico-militari. Il primo è rappresentato da Russia, Iran e milizie libanesi di Hezbollah; il secondo blocco è costituito da Stati Uniti, Arabia Saudita, Turchia e Qatar. Dal settembre 2015, la Russia ha avviato una massiccia campagna di bombardamenti contro i ribelli siriani sostenuti dal blocco americano. Dopo anni di contrapposizione con la Russia, gli Stati Uniti, sotto l’amministrazione Trump, stanno modificando la loro strategia nel Paese mediorientale, che ora è volta a contrastare l’ISIS, non più il regime di Assad, e a trovare un punto di incontro con la Russia. L’accordo sul cessate il fuoco del 7 luglio costituisce un primo passo in linea con tale politica.

Sofia Cecinini

Cartina della Siria. In rosso, il governatorato di Idlib. Fonte: Wikimedia Commons

Cartina della Siria. In rosso, il governatorato di Idlib. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

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