Youssef Zaghba: identikit di un terrorista di origini italiane

Pubblicato il 31 luglio 2017 alle 0:57 in Approfondimenti

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Youssef Zaghba è uno dei tre attentatori che la sera del 3 giugno 2017 si sono lanciati con un van contro la folla, lungo il London Bridge. Dopo aver falciato i pedoni, i terroristi si sono diretti verso il Borough Market. Scesi dal veicolo armati di coltelli, hanno iniziato ad aggredire i passanti. La polizia, accorsa immediatamente sul luogo, ha ucciso i tre attentatori. Le vittime civili sono state 8.

Il giorno dopo l’attentato è emerso che il 22enne Youssef Zaghba era conosciuto dalle autorità inglesi, in quanto era stato segnalato dall’Italia, nel marzo 2016, come sospetto foreign fighter.

Ma andiamo con ordine: chi era Youssef Zaghba?

Youssef Zaghba era nato nel 1995 a Fes, in Marocco, da madre italiana convertita all’Islam, e padre marocchino. Studente di informatica all’Università di Fes, in seguito alla separazione dei genitori, Youssef Zaghba si trasferì in Italia nel 2015 con la madre e il fratello maggiore, Kaouthar. I tre si stabilirono in un piccolo comune nella provincia di Bologna. Il 15 marzo 2016, Youssef Zagba venne fermato all’aeroporto di Bologna, in possesso di un biglietto di sola andata per la Turchia e un semplice zaino. Trattenuto e interrogato dalla polizia italiana, il ragazzo dichiarò di essere diretto in Medio Oriente per “andare a fare il terrorista”. Nel suo telefonino furono trovati alcuni video e immagini di contenuto religioso, anche se privi di riferimento all’ISIS. La madre, immediatamente informata dalle autorità, spiegò che il figlio non le aveva mai parlato della Turchia, ma che aveva riferito di volersi recare alcuni giorni a Roma. Tuttavia, le dichiarazioni di Youssef e le immagini trovate nel suo telefonino fecero scattare il fermo del passaporto e il sequestro del computer rinvenuto a casa della madre. Youssef presentò subito istanza al Tribunale del Riesame. I giudici, ritenendo di non essere in possesso di prove sufficienti per formulare un’accusa di terrorismo, ordinarono il dissequestro del computer e del telefonino, senza prendere alcun provvedimento restrittivo. Dal momento che Youssef aveva la cittadinanza italiana, le autorità italiane non poterono procedere con un provvedimento di espulsione, come avviene invece nei casi degli stranieri sospettati di essere radicalizzati. Nonostante ciò, il nome di Youssef venne inserito nella lista dei soggetti pericolosi dalle autorità italiane, che lo designarono come “sospetto foreign fighter” all’interno di un database condiviso con le altre intelligence europee. Nel corso del 2016, Youssef si trasferì a Londra, dove lavorò in una palestra come istruttore, nel quartiere di Dagenham, nell’est della capitale inglese. Così fino al giorno dell’attentato.

Le autorità di intelligence italiane sostengono di aver passato le informazioni su Youssef al governo inglese nell’aprile 2016, quando il ragazzo si trasferì in Inghilterra. Tuttavia, dopo l’attentato, Scotland Yard ha riferito che il soggetto non era stato tenuto sotto controllo né dalla polizia, né dall’MI5, l’intelligence britannica.

Importanti dettagli che ci aiutano a capire il modo in cui Youssef Zaghba si è radicalizzato sono stati rivelati da sua madre, in un’intervista rilasciata al settimanale l’Espresso, il 6 giugno 2017. La donna ha spiegato ai giornalisti che, prima dell’aprile 2016, quando Youssef tentò di partire per la Turchia da Bologna, il ragazzo le aveva mostrato alcuni video sulla Siria, senza mai esprimere il desiderio di andare a combattere. Youssef vedeva la Siria come un luogo dove si poteva vivere secondo i precetti dell’Islam puro. Ad avviso della madre, Youssef aveva maturato questa immagine idealizzata della Siria guardando video e materiale propagandistico online, ma lei gli aveva sempre detto che ciò che gli veniva mostrato su internet non era la realtà. Secondo la donna, il web è stato lo strumento principale che ha canalizzato la radicalizzazione del figlio. Attraverso le immagini, i filmati e l’immensa varietà di materiale propagandistico, Youssef è venuto in contatto con l’ideologia islamista, lasciandosi plasmare. Un altro elemento determinante, che ha contribuito a convincere Youssef a commettere l’attentato del 3 giugno, ad avviso della madre, sarbbero state le amicizie che il ragazzo aveva stabilito a Londra. La donna era andata a trovare il figlio diverse volte e aveva notato che il quartiere dove Youssef abitava, e le persone che frequentava, stavano avendo un’influenza negativa sul figlio.

Uno degli altri due attentatori del London Bridge, Khuram Butt, 27enne inglese di origini pakistane, potrebbe aver avuto un ruolo importante nella radicalizzazione di Youssef. Khuram Butt era già noto alle autorità inglesi, poiché in passato era apparso in un documentario trasmesso su Channel 4, intitolato “Jihadist Next Door”, riguardante la presenza degli estremisti violenti nelle città britanniche, in cui lo si vedeva sventolare una bandiera nera islamista. Khuram Butt era stato segnalato due volte alle autorità: la prima per essere in possesso di materiale propagandistico islamista; la seconda per aver cercato di indottrinare un bambino. Nonostante le autorità, nel 2015, avessero aperto un’indagine su di lui, il caso venne messo da parte perché il giovane non fu classificato come un potenziale terrorista. Le indagini successive all’attentato hanno rivelato che Butt era in contatto con Anjem Choudary, un membro di al-Muhajiroun, un gruppo islamista inglese che è stato bandito nel maggio 2017 causa dell’attività di reclutamento che stava svolgendo a Londra.

In sostanza, internet e le amicizie “sbagliate” sarebbero state la causa principale del processo di radicalizzazione di Youssef, il quale non destò alcun sospetto nella famiglia, prima di realizzare l’attentato del 3 giugno.

L’identikit di Youssef Zaghba corrisponde a quella che l’esperto di radicalizzazione francese, Gilles Kepel, chiama la “terza generazione jihadista. Attraverso l’analisi degli attentati terroristici che si sono verificati in Europa negli ultimi anni, Kepel ha notato che gli attacchi sono stati effettuati per la maggior parte da giovani individui originari di Paesi a maggioranza musulmana, ma nati o cresciuti in Occidente. L’esperto spiega che le prime due generazioni jihadiste corrispondono rispettivamente a quella dei talebani degli anni ’90, e a quella di al-Qaeda degli anni ‘2000. La terza generazione, invece, è composta da quei giovani che, originari dei Paesi a maggioranza musulmana, ma nati o vissuti in Occidente, indipendentemente dal proprio status sociale, si sentono esclusi dalla società in cui vivono. Youssef è nato in Marocco da madre italiana convertita all’Islam, e ha vissuto per alcuni periodi nel nostro Paese, per poi trasferirsi e morire in Inghilterra, un altro Paese occidentale. Alla luce delle conoscenze finora disponibili, sembra che la sua radicalizzazione non ebbe inizio a Fes, in Marocco, dove studiava informatica, ma attraverso un computer mentre si trovava a Bologna. Particolarmente rilevanti sono state anche le “amicizie sbagliate” stabilite a Londra. È però impossibile, almeno per ora, stabilire, in via definitiva, che cosa abbia contato di più nella radicalizzazione di Youssef tra internet e le amicizie. Ad ogni modo, Kepel ritiene che internet sia uno dei mezzi principali utilizzati dai terroristi ai fini del reclutamento. Inoltre, Kepel spiega i recenti attentati in Europa con il paradigma della “radicalizzazione dell’Islam”, secondo cui l’ideologia salafita sarebbe responsabile della diffusione di una concezione dell’Islam ultra-conservatrice ed estremizzata.

In conclusione, se volessimo spiegare il caso di Youssef Zaghba con le lenti di Kepel, dovremmo dire che il giovane si è radicalizzato grazie al contatto con l’ideologia salafita, veicolata dal web, e rafforzata da altri individui già radicalizzati, come Khuram Butt.

Sofia Cecinini

Youssef Zaghba. Fonte: Youtube

Youssef Zaghba. Fonte: Youtube

di Redazione

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