Corea del Nord: basta parole

Pubblicato il 31 luglio 2017 alle 15:55 in Asia Corea del Nord

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Gli Stati Uniti hanno inviato due bombardieri B-1B in sorvolo sulla penisola coreana, a cui si sono uniti i jet da guerra della Corea del Sud e del Giappone, domenica 30 luglio. Si è trattato della risposta al test di un missile balistico intercontinentale condotto dalla Corea del Nord il 28 luglio, il secondo nel giro di un solo mese che segue quello del 4 luglio.

Pyongyang, a distanza di meno di un mese dal suo primo test di missile balistico intercontinentale che sembra essere in grado di raggiungere il territorio degli Stati Uniti, ne ha condotto un altro, il 28 luglio. Si tratta di una nuova provocazione che aumenta le tensioni tra gli altri paesi coinvolti nella gestione della questione nordcoreana.

Gli Usa sono convinti che ciò che è stato fatto finora non è sufficiente, ritengono che la Cina, il Giappone e la Corea del Sud non abbiano si siano impegnati abbastanza. L’ambasciatrice Usa alle Nazioni Unite, Nikki Haley, ha dichiarato che gli “Stati Uniti hanno finito di parlare e basta” della Corea del Nord e che essa rappresenta un problema comune e non solo degli Usa. “La Cina sa che deve agire”, ha affermato la Haley, chiedendo poi a Giappone e Corea del Sud di aumentare la pressione sul gigante asiatico e di richiedere una soluzione internazionale al problema del nucleare in Corea del Nord. Trump si è detto molto “deluso dalla Cina” e ha affermato tramite Twitter che Pechino “Non ha fatto nulla di concreto per aiutarci con la Corea del Nord, ha solo parlato. Non permetteremo che tutto questo continui”, ha concluso Trump.

Da Pechino è giunta la condanna ufficiale del nuovo test di lancio e l’ennesima richiesta a Pyongyang di interrompere lo sviluppo nucleare e missilistico. “La Cina spera che tutte le parti coinvolte agiscano con cautela, per evitare che le tensioni continuino ad aumentare”, ha dichiarato Geng Shuang, portavoce del Ministero degli Esteri della Cina, sabato 29 luglio.

La Cina e gli Stati Uniti si erano accordati, durante l’incontro tra il presidente Trump e il presidente Xi Jinping, perché Pechino aumentasse la sua pressione sulla Corea del Nord. La Cina è il maggiore alleato politico e il principale partner economico di Pyongyang. Dal febbraio 2017, Pechino ha sospeso l’importazione di carbone dalla Corea del Nord, ma ha continuato ad esportare beni di prima necessità al paese alleato, ritenendo che le sanzioni Onu non rappresentano un embargo totale del commercio. Un’attuazione più rigida delle sanzioni da parte di Pechino potrebbe mettere in seria difficoltà l’economia nordcoreana.

Il test di lancio del 28 luglio è stato supervisionato dal leader della Corea del Nord, Kim Jong-un. L’agenzia di stampa ufficiale del regime nordcoreano, la KCNA, riporta il test come un passo “fondamentale per la storia del paese” poiché rappresenta la realizzazione concreta di una “capacità di difesa potente che è stata desiderata dal paese nei secoli. Si tratta di un evento cruciale che dichiara la vittoria finale nella lotta anti-imperialista e anti-Usa”.

Pyongyang reputa che avere armi nucleari e missili balistici sia fondamentale per garantire la sua sussistenza e sicurezza nazionale e per difendersi dall’imminente invasione da parte degli Stati Uniti e della Corea del Sud. Il regime di Kim Jong-un vede ogni esercitazione militare tra Washington e Seoul come preparatoria all’aggressione al suo paese. La Corea del Nord auspica di ottenere lo status di paese dotato di armi nucleari ed è finora stata sorda anche ai richiami da parte di Pechino.

La KCNA ribadisce con orgoglio l’importanza della manifattura completamente nordcoreana dei missili testati e afferma che il processo di sviluppo nucleare sta progredendo a grande velocità, a discapito delle aspettative degli altri paesi. Nei primi mesi del 2017, infatti, gli analisti degli Usa avevano ritenuto poco probabile che Pyongyang potesse essere in grado di realizzare un missile balistico intercontinentale in tempi brevi. Di fronte al test del 4 luglio, gli esperti hanno affermato che probabilmente la Corea del Nord ora possiede i vettori, ma non dispone ancora delle capacità tecniche di controllo necessarie per effettuare un colpo preciso e mirato nei confronti degli Usa. “La Corea del Nord rimane la minaccia maggiore per la stabilità regionale”, ha dichiarato il comandante generale dell’Aviazione del Pacifico degli Usa, Terrence J. O’Shaughnessy. “Se dovremo farlo, saremo pronti a rispondere con un colpo rapido e letale, in un momento e in un luogo a nostra scelta”, ha dichiarato il generale.

Ilaria Tipà

Missile in fase di lancio. Fonte: Wikipedia Commons

Missile in fase di lancio. Fonte: Wikipedia Commons

di Redazione

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