Siria: Trump scarica i ribelli che lottano contro Assad

Pubblicato il 29 luglio 2017 alle 14:01 in USA e Canada

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La coalizione internazionale a guida americana che combatte l’ISIS in Siria e in Iraq ha annunciato che continuerà a sostenere solo quei gruppi di ribelli siriani impegnati nella lotta contro lo Stato Islamico, e non più quelli che portano avanti offensive contro il regime di Bashar al-Assad.

La notizia è stata riferita ieri, venerdì 28 luglio, alla CNN dal portavoce della coalizione, il colonnello Ryan Dillon, il quale ha dichiarato che “le forze della coalizione continueranno a supportare solo i gruppi dell’opposizione siriana che combattono contro l’ISIS”. Tale mossa ha provocato la reazione dei ribelli del movimento Shohada Al Quartyan, che hanno comunicato di abbandonare la base degli alleati americani per portare avanti operazioni indipendenti contro il regime di Assad.

Dillon, durante una videoconferenza da Baghdad con i giornalisti del Pentagono, ha rivelato che i ribelli di Shohada Al Quartyan provengono dall’area del Deserto Hamad, e che sono stati “alleati importanti nella lotta contro l’ISIS nel sud della Siria”. “Provvederemo a ritirare l’equipaggiamento militare che avevamo fornito ai ribelli del gruppo per affrontare lo Stato Islamico”, ha spiegato Dillon. Tuttavia, non è ancora chiaro se i militanti di Shohada Al Quartyan saranno disposti a cedere le proprie armi, dato che il loro obiettivo è quello di portare avanti operazioni contro il regime siriano. Tale gruppo è stato addestrato e armato dai consiglieri militari americani presso la base siriana di At Tanf, in prossimità dei confini con la Siria, la Giordania e l’Iraq durante la presidenza di Obama, che si era caratterizzata per la sua opposizione frontale ad Assad.

Gli ufficiali della coalizione hanno informato che Mohammed Qasim, leader di Shohada Al Quartyan, ha condotto le sue forze ad una distanza di 55 chilometri dalla safe zone circostante la base di At Tanf, in modo da condurre operazioni contro il regime più liberamente. Tale “zona sicura” è stata stabilita dalla Russia per prevenire scontri tra gli alleati del regime siriano e le forze della coalizione internazionale a guida americana.

La dichiarazione della coalizione internazionale arriva a pochi giorni dall’annuncio della CIA, il 19 luglio, sulla conclusione del programma di supporto ai ribelli in Siria, che prevedeva la formazione e l’invio di armi ai ribelli siriani che combattono contro il regime siriano di Assad. L’iniziativa era stata avviata nel 2013 dall’amministrazione Obama, con l’obiettivo di spingere Assad a lasciare il potere. L’ex presidente americano vedeva nell’allontanamento di Assad il primo passo per la pacificazione della Siria. Tuttavia, secondo gli ufficiali statunitensi, da quando la Russia è intervenuta nel conflitto siriano a fianco del regime di Assad, il 30 settembre 2015, il programma non è riuscito ad ottenere i risultati desiderati.

La Russia e gli Stati Uniti hanno a lungo sostenuto parti opposte nel conflitto in Siria. All’inizio della guerra civile, il 15 marzo 2011, si formarono due blocchi politico-militari: da un lato le forze di Assad, sostenuto da Russia, Iran e milizie libanesi di Hezbollah; dall’altro l’opposizione siriana, supportata da Stati Uniti, Arabia Saudita, Turchia e Qatar, che hanno cercato di rovesciare il regime di Assad.

Le ultime mosse americane dimostrano un chiaro cambiamento nella politica estera degli USA in Siria che, adesso, sembra voler raggiungere un punto di intesa con la Russia. Tale propensione al dialogo si è manifestata chiaramente il 7 luglio 2017, quando, nell’ambito del G20 di Amburgo, Russia e USA hanno concordato un cessate il fuoco nel sud della Siria, al confine con la Giordania, dove i ribelli sostenuti dagli americani sono molto attivi. Adesso, con la sospensione del programma di addestramento della CIA e con la dichiarazione della coalizione americana, gli Stati Uniti si concentreranno a portare avanti solo la campagna aerea contro l’ISIS, e la campagna di sostegno ai curdi delle People’s Protection Units (YPG), braccio armato delle Syrian Democratic Forces (SDF), che stanno ricoprendo un ruolo fondamentale nella liberazione di Raqqa, capitale de facto dei terroristi in Siria.

Sofia Cecinini

Ribelli siriani. Fonte: Flickr

Ribelli siriani. Fonte: Flickr

di Redazione

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