Quali scenari per il Venezuela?

Pubblicato il 29 luglio 2017 alle 5:05 in America Latina Venezuela

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Il voto per la Costituente voluta dal governo Maduro è previsto per domani, le opposizioni continuano a protestare nelle piazze e il tempo a disposizione dei negoziatori per trovare un accordo sta per scadere. La comunità internazionale pronta a sanzioni. Gli esperti temono uno scenario siriano per il Venezuela.

Bandiera del Venezuela. Fonte: Wikimedia Commons

Bandiera del Venezuela. Fonte: Wikimedia Commons

L’opposizione venezuelana ha esteso a livello nazionale la protesta convocata per venerdì 28 luglio a Caracas, in aperta sfida al presidente Nicolás Maduro che aveva vietato manifestazioni su tutto il territorio nazionale prima delle elezioni per l’Assemblea Costituente, convocate per domenica 30 luglio.  Le forze d’opposizione sperano così di costringere il Presidente ad un accordo dell’ultimo minuto che eviti il voto. Ad ogni modo, proteste sono state convocate anche per il giorno dello scrutinio.

I negoziati in corso tra governo e opposizione sono stati confermati da diverse fonti, ultimo il leader del partito d’opposizione Avanzada Progresista e governatore dello stato di Lara (nord-ovest del paese) Henri Falcón, che ha invitato le parti in causa a parlare “con verità e senza ipocrisia”. Il tempo a disposizione dei negoziatori, tuttavia, sta per scadere, la campagna per il voto di domenica continua e le urne apriranno – a meno di accordi dell’ultima ora – fra meno di 24 ore.

Il governo è isolato sul piano internazionale, Stati Uniti e Unione Europea hanno già pronte sanzioni volte a colpire il petrolio venezuelano, sui cui introiti si regge l’intera economia del paese.  Washington ha ordinato alle famiglie dei diplomatici statunitensi di stanza in Venezuela di rientrare in patria; il Dipartimento di Stato teme esplosioni di violenza “in qualunque luogo e in qualunque momento”.

La guerra civile è, difatti, uno degli scenari paventati dagli esperti. Sarebbe uno scenario “alla siriana”: Maduro riesce a far approvare la sua costituzione, alcuni comandanti militari si ribellano e la violenza si generalizza in tutto il paese, che finisce per disgregarsi atomizzandosi sotto il controllo di dozzine di “micro-autorità” locali in guerra tra loro.

Uno degli scenari alternativi temuti dai politologi è il golpe militare: Maduro ordina ai militari di prendere il controllo ma questi si ribellano, nominano un presidente militare che conduca il Venezuela ad elezioni più o meno libere. Quali appoggi avrà tale governo determinerebbe il successo o meno dell’operazione. È lo scenario del “complotto” paventato dal governo venezuelano.

Gli scenari meno violenti sono due. Il primo è quello “alla cubana”, secondo cui il governo riesce a imporre la sua costituzione e a limitare l’opposizione, migliaia di migranti si riverserebbero in Colombia e Brasile, gli Stati Uniti decreterebbero l’embargo contro il paese e l’élite governante rimarrebbe al potere con il sostegno di Cina e Russia. Come accadde a Cuba dopo la rivoluzione castrista.

L’ultima soluzione sarebbe il successo del negoziato e delle pressioni internazionali sul presidente Maduro. In cambio di garanzie giuridiche, politiche e personali per sé e per i suoi collaboratori, Maduro indice elezioni controllate internazionalmente per il 2018. È quel che accadde in Nicaragua nel 1990, quando sandinisti e opposizione si accordarono in tal senso.

In assenza novità dell’ultimo minuto il Venezuela fra poche ore sarà chiamato alle urne, e inizierà il gran salto nel buio di un’intera nazione.

 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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