Gli USA, il Libano e i rifugiati siriani

Pubblicato il 27 luglio 2017 alle 2:11 in USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno promesso di impegnarsi ad assistere il Libano nella gestione dei rifugiati siriani.

Il Libano ha una popolazione di circa 6 milioni di abitanti e ospita 1,2 milioni di rifugiati siriani e 500,000 palestinesi. Il 2 aprile 2017, il primo ministro libanese, Saad Hariri, ha dichiarato che il proprio Paese era vicino a un punto di rottura per via delle tensioni tra le comunità locali ed i rifugiati siriani. Al fine di evitare lo scoppio di un conflitto civile, il primo ministro libanese ha chiesto il supporto finanziario della comunità internazionale. A suo avviso, oltre a essere una minaccia per la stabilità sociale, i troppi rifugiati presenti in Libano stanno danneggiando l’economia e le infrastrutture del Paese.

Martedì 25 luglio, Donald Trump ha ricevuto Hariri, presso la Casa Bianca. Si è trattata della prima visita ufficiale del leader libanese al nuovo presidente americano. Nel corso dei colloqui, Trump e Hariri hanno promesso di rimanere uniti nella lotta contro il terrorismo dell’ISIS e di altri gruppi armati. In particolare, il presidente americano ha ringraziato l’esercito libanese per aver impedito all’ISIS di penetrate e installarsi all’interno del territorio libanese. Le truppe libanesi, nel corso degli ultimi anni, hanno combattuto duramente per respingere l’ISIS lungo i confini con la Siria, e gli USA hanno assistito l’esercito di Hariri confinanziamenti dal valore di 1 miliardo di dollari.

Ieri, Trump ha promesso di donare al Libano 140 milioni di dollari per assistere i rufugiati siriani e le comunità libanesi che li ospitano. Tale cifra si aggiunge alla somma complessiva di 1,5 miliardi di dollari donati dagli USA al Libano dall’inizio del conflitto in Siria nel marzo 2011, che ha comportato l’ondata di rifugiati all’interno dei confini libanesi.

Nonostante i rapporti amichevoli, il maggiore elemento di contrasto tra il Libano e gli USA è costituito dal gruppo sciita Hezbollah, appoggiato dall’Iran. Washington considera l’Iran il principale nemico regionale e ha inserito Hezbollah nella lista delle organizzazioni terroristiche. Per di più, recentemente, il Congresso americano ha introdotto una legislazione per imporre sanzioni più rigide nei confronti dei gruppi terroristici più potenti. Hariri è preoccupato da questa iniziativa, dal momento che la sua fragile coalizione di governo è formata da membri di Hezbollah. Di conseguenza, se gli USA dovessero sanzionare più duramente il gruppo sciita, ciò potrebbe avere conseguenze negative sia sulla stabilità del governo di Hariri, sia sull’economia del Paese, già in estrema difficoltà.

Dall’altra parte, Trump non ha mai rilasciato dichiarazioni chiare sulla possibilità aumentare le sanzioni contro Hezbollah. Tuttavia, l’ambasciatrice americana alle Nazioni Unite, Nikki Haley, ha assunto una posizione più rigida e ha intimato al Consiglio di Sicurezza dell’Onu di prendere provvedimenti contro il gruppo, definendolo come “una forza terroristica distruttiva” e “un ostacolo alla pace”.

Sofia Cecinini

A sinistra, il primo ministro libanese, Saad Hariri. A destra, il presidente americano, Donald Trump. Fonte: Youtube

A sinistra, il primo ministro libanese, Saad Hariri. A destra, il presidente americano, Donald Trump. Fonte: Youtube

di Redazione

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