Colombia e Messico negano ingerenze in Venezuela

Pubblicato il 27 luglio 2017 alle 14:07 in America Latina Venezuela

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Mentre a Caracas si vivono ore convulse per scongiurare l’elezione della Costituente domenica 30 luglio, i ministeri degli esteri di Bogotà e Città del Messico respingono le accuse venezuelane di partecipare a un complotto della CIA per rovesciare il governo di Caracas.

Bandiera venezuelana. Fonte: Pixabay

Bandiera venezuelana. Fonte: Pixabay

“Sono stato recentemente a Città del Messico e a Bogotà, cercando di spiegare le cose che potrebbero fare per rendere la situazione migliore per la loro regione e per la nostra” – ha dichiarato il direttore della CIA, Mike Pompeo, in un’intervista in cui spiegava come l’intelligence statunitense sta affrontando la questione venezuelana. Tanto è bastato alle autorità di Caracas per accusare Colombia e Messico di partecipare a un complotto per rovesciare il governo del presidente Nicolás Maduro.

“I governi di Colombia e Messico rivolgono un energico appello al governo venezuelano affinché si conduca con verità, smetta di diffondere informazioni false e si dedichi a trovare una soluzione alla profonda crisi democratica che attraversa” – si legge in un comunicato congiunto dei ministeri degli esteri di Bogotà e Città del Messico pubblicato mercoledì 26 luglio.

La diplomazia colombiana è tra le più coinvolte nel tentativo di mediazione tra governo e opposizione venezuelana. Il presidente Juan Manuel Santos si è recato a Cuba lo scorso 17 luglio per cercare un punto d’incontro con Raúl Castro, principale alleato di Maduro.

La comunità internazionale preme sul Presidente venezuelano affinché rinunci al voto per l’assemblea costituente previsto per la prossima domenica e negozi con l’opposizione. Le trattative sarebbero in corso, ma tanto in seno al movimento chavista di Maduro, come alla Mesa de Unidad Democrática che riunisce le opposizioni vi sono divisioni e voci discordanti. Settori dell’opposizione considerano l’ex premier spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero non un mediatore, ma un emissario di Maduro, mentre in seno al chavismo aumentano coloro che chiedono al presidente di negoziare.

Lo sciopero generale convocato il 26 luglio dall’opposizione si è intanto saldato con una nuova vittima. Sono oltre 90 i caduti dall’inizio delle proteste lo scorso marzo.

Il voto di domenica – avvertono analisti e politici di tutte e due le parti – rischia di precipitare il paese in una guerra civile. Al momento il Venezuela ha due procuratrici generali e due corti supreme in contrasto tra loro, la presenza di due parlamenti, l’Assemblea Nazionale in mano all’opposizione e la Costituente dominata da Maduro, rappresenterebbe un’escalation del conflitto difficilmente sanabile.

 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

 

 

di Redazione

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