Venezuela: Maduro pronto al dialogo

Pubblicato il 26 luglio 2017 alle 13:54 in America Latina Venezuela

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Il Presidente del Venezuela propone un rinvio di 45 giorni del voto per la Costituente, maggiori garanzie per l’opposizione ed elezioni presidenziali regolari il prossimo anno in cambio dello stop alle proteste di piazza e della revoca della nomina dei giudici della corte suprema parallela.

Il Presidente Maduro. Fonte: Wikimedia Commons

Il Presidente Maduro. Fonte: Wikimedia Commons

Rinvio del voto per la Costituente, previsto per domenica prossima, di 45 giorni, possibilità per le opposizioni di partecipare allo scrutinio, presidenziali nel 2018. Questo è quanto Nicolás Maduro avrebbe offerto alle opposizioni nel corso di un round negoziale a porte chiuse, secondo fonti vicine al quotidiano statunitense di lingua El Nuevo Herald, vicino alle posizioni degli esuli cubani anti-castristi di Miami e dunque dell’opposizione venezuelana.

Il dirigente del partito d’opposizione Voluntad Popular Freddy Guevara, ha confermato tramite twitter che i negoziati con il governo sono in corso. Sarebbero – il condizionale è d’obbligo – andate a buon fine le pressioni esercitate sul Presidente venezuelano affinché non conducesse il paese ad un voto che non farebbe che aggravare la crisi istituzionale.

Maduro avrebbe chiesto in cambio la fine delle proteste di piazza e la revoca della nomina dei giudici della corte suprema parallela, eletta dal parlamento lo scorso 21 luglio.

A condurre il negoziato sarebbe l’ex premier spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero. L’interessato, tuttavia, ha smentito, confermando solo di aver incontrato lunedì 24 luglio Leopoldo López, il leader di Voluntad Popular cui di recente sono concessi gli arresti domiciliari. Secondo Freddy Guevara, vice di López, a Zapatero sarebbero state manifestate le esigenze dell’opposizione: nessuna Costituente, rispetto della volontà del popolo; “non vogliamo diventare una nuova Cuba” – ha chiosato il dirigente oppositore.

La Costituente era stata proposta da Maduro lo scorso 3 maggio come strumento per superare l’impasse politico-istituzionale in cui è precipitato il Venezuela, ma, data la composizione che dovrebbe avere (la metà dei seggi sarebbe appannaggio di movimenti e associazioni filogovernative) è stata considerata una provocazione dall’opposizione, ed ha solamente inasprito il confronto.

Stati Uniti ed Unione Europea hanno minacciato sanzioni nel caso domenica 30 venga eletta la nuova assemblea, mentre diverse diplomazie latinoamericane, Colombia e Cuba – alleate rispettivamente dell’opposizione e del governo – su tutte, lavorano ad una via d’uscita.

La campagna elettorale per la costituente, tuttavia, procede, causando anche una polemica “musicale”. Il governo venezuelano utilizza nei suoi spot il tormentone “Despacito”, del portoricano Luis Fonsi, nonostante il cantante abbia esplicitamente vietato a Maduro di usare la sua canzone a scopi elettorali.

 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

 

di Redazione

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