Libia: Alessandro Orsini risponde ai lettori

Pubblicato il 25 luglio 2017 alle 14:30 in Africa Libia

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Uno Mattina

Macron invita i rappresentanti dei governi di Tobruk e di Tripoli a Parigi, ma non coinvolge il governo italiano che manifesta la propria irritazione. Perché?
Il governo italiano è irritato per il mancato invito di Macron perché l’Italia ambisce ad avere il ruolo di protagonista nella gestione degli affari politici della Libia. Italia e Francia sono in competizione per il controllo della Libia. Al momento, nessuno controlla niente e la sfida è aperta. Ecco perché ogni governo è attento alle mosse dell’altro.
Che cosa accade in Libia?
In Libia ci sono due governi e due parlamenti. Il primo governo si trova a Tripoli e il secondo a Tobruk. Ogni governo cerca di prevalere sull’altro.
Quale dei due governi gode dell’appoggio dell’Italia?
Il governo italiano appoggia il governo di Tripoli, guidato al-Sarraj, formato con l’intervento dell’Onu al fine di riunificare la Libia.
A che punto è il progetto dell’Onu?
Il progetto dell’Onu è sostanzialmente fallito. Il governo di Tobruk ha rifiutato di riconoscere l’autorità del governo di Tripoli e, di conseguenza, ha rifiutato di sciogliersi. Una delle ragioni dell’incontro organizzato da Macron è proprio questa: i paesi europei stanno prendendo atto che l’Italia ha fallito nell’intento di riunificare la Libia.
Il fallimento del progetto Onu è colpa dell’Italia?
Il fallimento del progetto Onu non è colpa dell’Italia. Esistono forze oggettive che, almeno finora, hanno operato contro l’unificazione. Il crollo di Gheddafi ha consentito la penetrazione in Libia di attori politici che hanno interessi contrastanti.
Se l’Italia appoggia il governo di Tripoli, chi appoggia il governo di Tobruk?
Il governo di Tobruk è appoggiato dalla Russia e dall’Egitto. La Russia ambisce ad avere una roccaforte in Libia per ricavarsi una postazione nel Mediterraneo a due passi dall’Italia e dalle basi Nato. L’Egitto confina con Tobruk ovvero con la Cirenaica, una delle principali regioni della Libia. Il presidente egiziano al-Sisi ha un interesse a esercitare il controllo su quell’area. Tutti gli Stati ambiscono a sottomettere i propri vicini oppure a controllarli. Al-Sisi ha anche un grande interesse a intrattenere ottimi rapporti con Putin e non gli sembra vero di poter condividere con lui una strategia comune per controllare una parte della Libia.
Se la Russia sta avviando una penetrazione strategica a Tobruk, perché gli Stati Uniti non intervengono maggiormente in Libia per bilanciare il protagonismo di Putin?
Gli Stati Uniti non ritengono che la Libia sia un Paese importante per gli interessi americani. Non hanno risorse infinite e preferiscono investirle per esercitare il controllo su altri Paesi da cui si aspettano di ricavare maggiori benefici economici e politici. Ad esempio, il generale americano John Nicholson, alla guida delle truppe in Afghanistan, sta pregando Trump di inviare molti più soldati per contrastare l’offensiva dei talebani che cercano di rovesciare l’attuale governo afgano, su cui la Casa Bianca esercita un controllo stretto.
Quali sono gli errori commessi dall’Italia in Libia?
Sotto il profilo strettamente strategico, l’Italia avrebbe dovuto difendere Gheddafi, schierandosi contro la Francia e l’Inghilterra che invocavano i bombardamenti.
Perché l’Italia non si oppose?
Le ragioni principali sono tre. La prima è che l’Italia non ebbe la forza morale di difendere un dittatore che si era macchiato di atti gravissimi contro i civili. La seconda ragione è che i governi italiani non possono contare sul sostegno della grande stampa quando è necessario prendere decisioni muscolari. L’Italia, giornalisti compresi, è un Paese con una debole identità nazionale. La stampa non sempre si schiera in difesa degli interessi strategici del Paese. Quando Renzi alzò la voce contro la Commissione Europea per ottenere una serie di benefici per l’Italia, fu duramente criticato dal Corriere della Sera. Accadde anche a Berlusconi. Anche oggi il Corriere della Sera si schiera con Macron invitando l’Italia a seguire il presidente della Francia, senza considerare che la Francia controlla già larga parte dell’Africa occidentale. Macron vorrebbe acquisire anche la Libia, non per aiutare l’Italia, ma per aiutare la Francia. La terza ragione per cui l’Italia non difese Gheddafi fu dovuta alla mancanza di una riflessione adeguata sulle conseguenze della caduta di quel regime. La scarsa preparazione degli italiani nel campo degli studi strategici giocò un ruolo.

P.S. Quest’articolo si basa sulle domande poste ad Alessandro Orsini dai lettori di Sicurezza Internazionale attraverso i messaggi privati

 

di Alessandro Orsini

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