Venezuela: domiciliari per Leopoldo López

Pubblicato il 10 luglio 2017 alle 8:03 in America Latina Venezuela

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I domiciliari al principale prigioniero politico del Venezuela seguono di pochi giorni le polemiche sorte in seno al chavismo per l’assalto al Parlamento da parte di una folla filo-governativa. Decisiva la mediazione dell’ex premier spagnolo Zapatero.

Leopoldo López dopo la scarcerazione. Fonte: pri.org

Leopoldo López dopo la scarcerazione. Fonte: pri.org

Dopo tre anni e cinque di carcere il leader dell’opposizione venezuelana Leopoldo López è tornato a casa all’alba di sabato 8 luglio, accolto da una folla festante. Il Tribunale Supremo di Giustizia (TSJ), con sentenza emessa venerdì 7, ha concesso a López gli arresti domiciliari come “misura umanitaria” al termine di una lunga mediazione internazionale guidata dall’ex premier spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero.

La decisione giunge in un momento di forte tensione sociale, a seguito dell’assalto di una folla chavista al parlamento, come risposta ai tre mesi di manifestazioni anti-governative organizzate dall’opposizione. L’assalto al parlamento ha causato polemiche e divisioni in seno alle Forze Armate e allo stesso Partito Socialista Unito del Venezuela del presidente Maduro.

Spero che questa misura sia capita e apprezzata e mi auguro che Leopoldo López lanci un messaggio di pace, perché il paese vuole pace – ha dichiarato Nicolás Maduro, affermando che in qualità di capo dello stato rispetta la sentenza del Tribunale Supremo. Il Presidente ha inoltre invitato le opposizioni a un tavolo negoziale da tenere sotto gli auspici di cinque paesi della CELAC (Comunità dei paesi dell’America Latina e dei Caraibi): Uruguay, Saint Vincent e Grenadines, Repubblica Dominicana, El Salvador e Nicaragua.

Leopoldo López, tuttavia, rivolgendosi alla folla dai balconi di casa, ha reiterato la sua opposizione al regime e il suo impegno a lottare per la libertà del Venezuela ed ha lanciato un appello a “continuare a lottare per le strade”. Edith López Gil, zia del leader del partito Voluntad Popular, ha smentito che il nipote sia stato liberato per questioni di salute: “sta benissimo” – ha affermato lapidaria alla stampa.

Secondo alcuni analisti la decisione di concedere i domiciliari a López sarebbe un tentativo di creare divisioni in seno all’opposizione, tanto che il presidente dell’Assemblea Nazionale Julio Borges ha affermato: “siamo contenti che Leopoldo sia a casa con la sua famiglia, questo darà più forza al popolo venezuelano per lottare per la libertà”.

López era in carcere dal febbraio 2014 in qualità di organizzatore delle proteste che avevano sconvolto il paese, denominate operación la salida e cioè “operazione uscita” (di Maduro dal palazzo presidenziale, N.d.A.). Era stato condannato a 13 anni e sei mesi di carcere. Recentemente aveva inviato alla moglie, cui non era stato concesso il consueto permesso di visita, un videomessaggio in cui denunciava: “Aiuto! Mi stanno torturando”.

La richiesta di liberazione dei prigionieri politici è uno degli scogli su cui lo scorso gennaio si è incagliata la mediazione tra governo e opposizione guidata dallo spagnolo Zapatero, dal panamense Torrijos e dal dominicano Fernández ed è una delle più pressanti richieste della comunità internazionale al governo di Caracas.

Il segretario generale dell’Organizzazione degli Stati Americani, Luis Almagro, considerato un nemico dal governo venezuelano, ha dichiarato sul suo account ufficiale di Twitter “Esigiamo la libertà di tutti i prigionieri politici”. È ingiusto che Leopoldo López non sia ancora un uomo libero –  ha lamentato il capo del governo spagnolo Mariano Rajoy, che ha sottolineato il merito del predecessore Zapatero nella mediazione.

La liberazione di Leopoldo López è stata decisa nello stesso giorno in cui la Procuratrice generale Luisa Ortega ha impedito l’ingresso nei suoi uffici della sostituta procuratrice Katherine Haringhton, nominata dal governo per “controllare” la procuratrice ribelle, dopo il fallimentare tentativo di deporla dal suo incarico. Riguardo alla liberazione di López, Ortega ha affermato che non si possono trattare i prigionieri politici come ostaggi oggetto di negoziato, come se il governo fosse una banda di sequestratori ed ha aggiunto “non è che per aver preso questa decisione i magistrati siano diventati legittimi per magia”.

 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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