Assalto al parlamento del Venezuela

Pubblicato il 7 luglio 2017 alle 6:57 in America Latina Venezuela

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Nel corso delle cerimonie per l’anniversario della dichiarazione d’indipendenza una folla filogovernativa ha attaccato il parlamento venezuelano, aggredendo deputati, funzionari e giornalisti, mentre il governo accusa l’opposizione di drogare i manifestanti per aumentare le violenze nel corso delle dimostrazioni.

Bandiera venezuelana. Fonte: Pixabay

Bandiera venezuelana. Fonte: Pixabay

Una folla è entrata nel pomeriggio del 5 luglio scorso nella sede dell’Assemblea Nazionale venezuelana, aggredendo deputati, funzionari e giornalisti e assediando l’edificio per oltre sei ore, mentre all’interno si celebravano i 206 anni dalla dichiarazione d’indipendenza del paese dalla monarchia spagnola.

La folla è entrata nell’edificio con la complicità della Guardia Nazionale Bolivariana, deputata a garantire la sicurezza del parlamento. Alcune persone sono rimaste ferite, tra queste cinque deputati dell’opposizione, giornalisti e sette funzionari dell’Assemblea. Ad arringare la folla Oswaldo Rivero, noto animatore televisivo con il soprannome di “testa di mango”.

I manifestanti, che la stampa anti-chavista definisce picchiatori al soldo del Presidente, sostengono di essere stati aggrediti da rappresentanti dell’opposizione mentre cercavano di consegnare una petizione al presidente del parlamento Julio Borges, uno dei principali avversari di Nicolás Maduro. Rivero, leader della folla, ha assicurato che questa è l’unica ragione degli incidenti, versione respinta dalla portavoce del parlamento Alicia de la Rosa e da molti deputati presenti.

La Guardia Nazionale Boliviariana, una volta iniziato l’assalto da parte dei manifestanti, ha fatto irruzione nel parlamento lanciando lacrimogeni e costringendo la folla a uscire dallo stabile. La manifestazione è proseguita all’esterno per sei ore, bloccando di fatto i parlamentari all’interno dell’edificio. Il governo assicura che la manifestazione è la risposta al blocco di sei ore decretato dall’opposizione in tutto il paese nel giorno in cui il Presidente Maduro presenziava alla sfilata militare che conclude tradizionalmente le cerimonie per il giorno dell’indipendenza.

Prima che la folla irrompesse in parlamento, il vicepresidente della repubblica Tareck El Aissami, che non partecipava ad una sessione parlamentare da mesi, aveva preso la parola per rendere omaggio alla dichiarazione d’indipendenza e convocare i fedeli di Maduro ad “avvicinarsi al parlamento” e ad impedire che la patria venisse “asservita agli interessi stranieri dell’imperialismo”.

Che venga il popolo, la gente della strada in questa sala ad accogliere il nuovo giuramento e condurre in futuro il nostro paese verso una nuova grande vittoria – aveva affermato dallo scranno parlamentare El Aissami – È l’ora dei popoli, è l’ora dei rivoluzionari.

Pochi minuti dopo l’appello del vicepresidente era preso alla lettera da una folla che – accusa l’opposizione – non aveva nulla di spontaneo.

Nonostante l’assalto, i deputati dell’opposizione sono riusciti ad approvare la convocazione del referendum anti-Maduro per il prossimo 16 luglio.

Il governo, intanto, ha offerto tramite i canali televisivi Venezoelana de Televisión e Telesur, le prove che l’opposizione droga i manifestanti, per assicurare maggiori violenze nel corso delle proteste che hanno causato, da marzo fino ad oggi, quasi cento morti. Ci offrono soldi, cibo e droghe – afferma un anonimo testimone che accusa direttamente il deputato Miguel Pizarro – e ci danno materiale per costruire mortai artigianali e bombe molotov. La destra venezuelana, conclude il governo, attrae a sé giovani e giovanissimi con denaro e altre regalie, e poi offre loro stupefacenti per renderli più violenti nelle piazze durante le manifestazioni.

 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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