Siria: un futuro di guerra

Pubblicato il 5 luglio 2017 alle 9:08 in Medio Oriente Siria

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Una portaerei americana arriva in Israele, pronta a intervenire in Siria.

La guerra civile in Siria, iniziata da una rivolta popolare nel marzo 2011, è alimentata da due blocchi politico-militari. Il primo è rappresentato da  Russia, Iran e milizie libanesi di Hezbollah; il secondo blocco è costituito da Stati Uniti, Arabia Saudita, Turchia e Qatar. Dal settembre 2015, la Russia ha avviato una massiccia campagna di bombardamenti contro i ribelli siriani sostenuti dal blocco americano. Trump ha il problema di bilanciare lo squilibrio che si è creato in favore delle forze guidate da Putin.  Ha così deciso di accrescere l’intervento americano nella guerra siriana. L’invio di una portaerei in Israele ha un forte significato politico, come è dimostrato dalle parole di un alto alto comandante della portaerei  USS George H. W. Bush, situata nella parte orientale del mar Mediterraneo, il quale ha riferito, poche ore fa, che le forze della marina militare sono pronte a difendere gli alleati di Washington in Siria. Il significato di questa affermazione è che gli Stati Uniti sono determinati a rendere più duro lo scontro con la Russia e l’Iran per il predominio in Siria. L’obiettivo degli Stati Uniti è di abbattere Bashar Al-Assad, il presidente della Siria, il quale è invece difeso dalla Russia.

Lunedì 3 luglio, la portaerei USS George H. W. Bush è arrivata nel porto israeliano di Haifa, per la prima volta dal 2000. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha visitato la portaerei, accompagnato dall’ambasciatore americano presso Israele, David Friedman, ed ha elogiato il suo ruolo fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico.

La USS George H. W. Bush, una portaerei a propulsione nucleare della United States Navy, aveva già svolto un ruolo fondamentale nella campagna aerea americana in Iraq e in Siria, in particolare contro lo Stato Islamico. La portaerei era stata protagonista anche in azioni contro le forze del regime siriano e i suoi sostenitori.

La portaerei è lunga 300 metri e può ospitare tra i 70 e 90 aerei. Questi includono una flotta di F-18, in grado di colpire facilmente le postazioni dello Stato Islamico a Mosul, Raqqa o in qualsiasi altro luogo.

Secondo il comandante militare americano, James McCall, il 18 giugno scorso un aereo partito dalla USS ha abbattuto un aereo siriano al culmine di una serie di avvertimenti da parte degli Stati Uniti. McCall ha inoltre riferito che l’attacco è avvenuto dopo “molte tensioni” verificatesi con “le forze alleate del regime” in zone diverse della Siria. Il comandante ha poi detto di fornire supporto alle forze dell’alleanza sul territorio e di stare lavorando “per garantire la loro sicurezza”.

Gli Stati Uniti hanno intrapreso la loro prima operazione militare diretta contro il regime di Bashar Al-Assad il 7 aprile scorso, quando hanno bombardato con 59 missili una base militare siriana in risposta ad un attacco chimico che gli americani attribuiscono a Bashar Al-Assad.

Il 27 giugno scorso, la Casa Bianca ha riferito che il presidente siriano Bashar Al-Assad si starebbe preparando a lanciare un nuovo attacco chimico.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

110129-N-3885H-179 ATLANTIC OCEAN (Jan. 29, 2011) The aircraft carrier USS George H.W. Bush (CVN 77) is underway in the Atlantic Ocean. George H.W. Bush is underway conducting a composite training unit exercise. (U.S. Navy photo by Mass Communication Specialist 3rd Class Nicholas Hall/Released)

USS George H. W. Bush. Fonte: Wikimedia Commons.

di Redazione

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