Nave da guerra Usa nel Mar Cinese Meridionale provoca la Cina

Pubblicato il 3 luglio 2017 alle 9:34 in Asia Cina

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Una nave da guerra degli Stati Uniti si è avvicinata alle isole Paracel, nel Mar Cinese Meridionale, domenica 2 luglio. Si tratta di un arcipelago occupato dalla Cina e la presenza di una nave da guerra americana viene vista da Pechino come una provocazione. Le ragioni di tensione tra Cina e Usa sono aumentate durante l’ultima settimana di giugno e i due presidenti – Xi Jinping e Donald Trump – hanno tentato di riportare la calma con un colloquio telefonico in preparazione del G20 di Amburgo, il 3 luglio.

La USS Stethem Destroyer, nave da guerra della marina di Washington, è passata a meno di 12 miglia nautiche (22 km) dall’isola Triton, nell’arcipelago delle Paracel. Si tratta di un gruppo di isole situate nelle acque del Mar Cinese Meridionale, dove ogni anno circolano 3 trilioni di dollari di merci e la cui sovranità è contesa da quasi tutti i paesi limitrofi. In particolare, le Paracel, attualmente occupate dalla Cina, sono rivendicate anche da Vietnam e Taiwan. Gli Stati Uniti sono interessati a tutelare lo status di acque internazionali di quel tratto di mare importante per le rotte commerciali, quanto per i giacimenti di risorse di gas naturale e minerarie.

In base a quanto stabilito dalle Nazioni Unite, i paesi possono determinare l’ampiezza delle loro acque territoriali per un massimo di 12 miglia nautiche (22 km). La Cina sta conducendo un’attività molto vasta nelle acque del Mar Cinese Meridionale installando armamenti e piattaforme in grado di ospitare aerei da guerra sugli isolotti artificiali presenti nelle acque contese, che reputa.

L’operazione di avvicinamento della nave da guerra era proprio atta a dimostrare la libertà di navigazione nelle acque contese. Dall’entrata in carica di Donald Trump, nel dicembre 2016, è la seconda volta che una flotta della marina USA si addentra nel Mar Cinese Meridionale, la precedente era avvenuta il 25 maggio 2017.

Da Pechino, il portavoce del Ministero degli Esteri, Lu Kang, ha confermato che la nave da guerra degli Stati Uniti è entrata nelle acque territoriali delle isole Paracel. “La Cina ha inviato immediatamente alcune navi da guerra e degli aerei di ricognizione come avvertimento per far allontanare la nave americana. Le isole Paracel sono parte integrante del territorio della Cina”, ha dichiarato Lu Kang. Il portavoce ha ricordato che i confini delle acque territoriali dell’arcipelago sono stati definiti e diffusi nel 1996 con la “Legge della Repubblica Popolare Cinese sulle acque territoriali e zone annesse”.

Gli Stati Uniti adducendo la libertà di navigazione come giustificazione, ha continuato Lu Kang, “hanno ancora una volta inviato una nave da guerra che è entrata senza permesso nelle acque territoriali delle isole cinesi Paracel, violando le leggi cinesi e il diritto internazionale. Si tratta di una grave violazione della sovranità della Cina mirata a disturbare la pace, la sicurezza e l’ordine della regione. La Cina è fortemente contraria a tali azioni provocatorie e molto insoddisfatta del comportamento degli Stati Uniti”. Lu Kang ha poi ricordato l’impegno congiunto di Pechino e dei paesi che fanno parte dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN) per la redazione di un codice di condotta congiunto che regoli le dispute nel Mar Cinese Meridionale e allenti le tensioni. “La volontà degli Stati Uniti di esacerbare i contrasti nelle acque contese va nella direzione inversa rispetto al desiderio di sviluppo condiviso, di stabilità e cooperazione degli altri paesi della regione”. L’intervento del portavoce della diplomazia cinese si è concluso con la richiesta agli Stati Uniti di mettere fine alle provocazioni e alle violazioni della sovranità cinese.

Il momento per i rapporti diplomatici tra Cina e Usa non era dei migliori, già prima dell’arrivo della Stethem nel Mar Cinese Meridionale.

Il presidente Trump ha autorizzato la vendita di armi a Taiwan per un valore complessivo di 1,3 miliardi di dollari, giovedì 28 giugno. L’isola di Taiwan è considerata da Pechino una provincia amministrativa speciale parte integrante della Repubblica Popolare, sebbene quest’ultima goda di un’indipendenza de facto e di un governo autonomo dal 1949. Il principio di fondo dei rapporti diplomatici della Cina con tutti i paesi del mondo è quello noto come “una sola Cina”. Si tratta di un principio che ribadisce che esiste al mondo una sola Cina – e un solo governo cinese – e Taiwan ne è parte integrante. Gli Stati Uniti riconoscono il principio di fondo dell’integrità della Cina, ma hanno da sempre solidi rapporti con Taiwan, sia commerciali che di sostegno in termini di armamenti. Subito dopo la vittoria alle elezioni presidenziali del novembre 2016, Trump ha accettato di parlare al telefono con la presidente de facto di Taiwan, Tsai Ing-wen e ha messo in dubbio la volontà Usa di attenersi al principio una sola Cina, per poi ritrattare durante i colloqui telefonici e l’incontro con Xi Jinping in Florida, il 6 e 7 aprile scorso.

La vendita delle armi a Taiwan non è stato l’unica fonte di tensione nell’ultima settimana. Il Dipartimento del Tesoro Usa ha inasprito le sanzioni contro una banca cinese accusata di riciclaggio di denaro della Corea del Nord, sempre giovedì 28 giugno. Nello stesso giorno, il Dipartimento di Stato ha manifestato la sua preoccupazione per il possibile mancato rispetto delle libertà democratiche dei cittadini di Hong Kong durante i festeggiamenti per il ventennale del ritorno dell’isola sotto la sovranità cinese. Hong Kong è stata per 150 anni colonia britannica e ha goduto di grandi libertà sociali e di un sistema pressoché democratico, fino al 1 luglio 1997. Da allora, è tornata sotto la giurisdizione del governo di Pechino in base al principio “un paese, due sistemi” che ne tutela, almeno parzialmente, le libertà in base a quanto stabilito dalla Dichiarazione congiunta sino-britannica del 1984.

L’ultima è stata, dunque, una settimana che non ha aiutato i rapporti bilaterali tra Cina e Usa. Si tratta di un totale capovolgimento rispetto ai toni di Trump e Xi Jinping durante il loro incontro nella villa in Florida del presidente Usa ad aprile. Allora i due leader avevano parlato di “rapporto ottimo” tra i loro due paesi. In seguito, era stato approvato un accordo per l’esportazione di carne bovina e gas naturale dagli Uniti alla Cina. Altri segnali positivi erano emersi dall’apprezzamento di Trump per l’impegno di Pechino nell’aumentare la pressione sulla Corea del Nord. Le cose sono poi cambiate quando il presidente Usa ha affermato che gli sforzi della Cina per mettere alle strette il regime comunista di Kim Jong-un non hanno prodotto risultati tangibili, poiché quest’ultimo ha continuato ad effettuare test missilistici. Il programma nucleare e missilistico della Cora del Nord viola le risoluzioni dell’Onu e le sanzioni approvate dal Consiglio di Sicurezza delle stesse Nazioni Unite.

L’operazione di avvicinamento della nave da guerra degli Usa è stata eseguita poche ore prima di una telefonata programmata in precedenza tra Donald Trump e la sua controparte cinese, Xi Jinping. Il colloquio era in preparazione dell’incontro al vertice G20 di Amburgo dal 4 al 7 luglio 2017. Durante lo scambio di battute i due leader non sono entrati nel merito delle problematiche bilaterali emerse nelle ultime settimane. Secondo quanto riportato dal Ministero degli Esteri di Pechino, il presidente Xi Jinping avrebbe ribadito l’importanza dei risultati ottenuti dall’incontro in Florida con Trump, nell’aprile scorso, ma avrebbe anche fatto riferimento indiretto alla vendita di armi a Taiwan. “I rapporti tra Cina e Stati Uniti sono stati influenzati da alcune notizie e fattori, in merito ai quali la parte cinese ha avuto già modo di esprimere la sua posizione. Apprezziamo molto che il presidente Trump abbia ribadito di rispettare il principio una sola Cina. Speriamo che gli Stati Uniti gestiscano la questione di Taiwan basandosi su di esso e sui tre comunicati congiunti [che regolano le relazioni diplomatiche sino-americane]”, ha dichiarato Xi Jinping. Trump avrebbe ribadito di rispettare il principio una sola Cina e affermato di attendere con impazienza il vertice di Amburgo per trattare i temi internazionali più importanti con gli altri leader. Il comunicato del Ministero degli Esteri riporta anche che i due presidenti hanno discusso della questione della Corea del Nord, senza fornire dettagli.

Consultazione delle fonti in lingua cinese e redazione a cura di Ilaria Tipà

Bandiere di Usa e Cina. Fonte: Flickr

Bandiere di Usa e Cina. Fonte: Flickr

di Redazione

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