Gli USA sospettano che il regime siriano stia preparando un attacco chimico

Pubblicato il 28 giugno 2017 alle 6:08 in USA e Canada

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Gli USA sostengono che il regime siriano stia preparando un attacco chimico.

Ieri, la Casa Bianca ha riferito che l’intelligence americana ha osservato alcuni movimenti tra le forze del regime siriano simili a quelli riscontrati prima dell’attacco chimico dello scorso 4 aprile, avvenuto contro la cittadina dei ribelli siriani Khan Sheikhoun, nella provincia di Idlib, dove sono morte quasi 90 persone. Il portavoce del Dipartimento della Difesa americano, Jeff Davis, ha spiegato di aver riscontrato la presenza di particolari velivoli generalmente utilizzati per il lancio di armi chimiche, presso una base siriana.

Nonostante Assad abbia negato la propria responsabilità per l’attacco contro Khan Sheikhoun, il 6 aprile, il leader americano Donald Trump ha ordinato il lancio di più di 50 missili contro l’aeroporto militare di Sharyat, la quale si trova sotto il controllo delle forze siriane. Dall’inizio del conflitto in Siria nel marzo 2011, il lancio dei missili ha costituito il primo attacco diretto degli Stati Uniti contro il regime di Assad.

Il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, ha riferito che la Siria pagherà un caro prezzo se commetterà un nuovo attacco chimico. Nel comunicato emesso dalle autorità americane ieri sera, si legge che gli USA si trovano nel paese mediorientale per eliminare l’ISIS ma, se Assad dovesse utilizzare nuovamente armi chimiche, il suo esercito subirà le conseguenze. In seguito a tale dichiarazione, l’ufficiale siriano Ali Haidar, ha riferito che gli USA stanno cercando di iniziare una “battaglia diplomatica”. Il comunicato della Casa Bianca, tuttavia, non fornisce ulteriori dettagli riguardo le presunte attività del regime siriano.

Il Cremlino, alleato di Assad, ha condannato l’avvertimento degli USA, definendolo inaccettabile, in quanto minaccia la sovranità legittima della Siria. Inoltre, la Russia ha criticato gli Stati Uniti per aver imputato la responsabilità dell’attacco del 4 aprile ad Assad, senza aver fornito prove evidenti della sua colpevolezza. Subito dopo la pubblicazione del comunicato della Casa Bianca, l’ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite Nikki Haley ha scritto su Twitter che “qualsiasi nuovo attacco contro i cittadini siriani verrà imputato ad Assad, ma anche alla Russia e all’Iran, i quali supportano il regime siriano”.

Dal momento che il conflitto siriano, da una guerra civile, si è trasformato in una battaglia più complessa in cui sono coinvolti molti attori internazionali, le tensioni tra Washington e Mosca sono aumentate. La prima vorrebbe che il regime di Assad venisse rovesciato, mentre la seconda lo supporta fermamente. Tuttavia, gli USA in Siria si sono sempre concentrati sulla lotta contro l’ISIS, il quale sta perdendo la propria ultima roccaforte nel paese a Raqqa. Dall’altra parte, la Russia, oltre a combattere i jihadisti, si sta concentrando sulla lotta contro l’opposizione siriana per assicurarsi che Assad rimanga al potere.

Ad avviso dell’inviata di al-Jazeera nella Striscia di Gaza, Natasha Ghoneim, il comunicato della Casa Bianca ha preso di sorpresa diversi leaders militari. “Ad avviso di molti analisti, gli USA non sono soliti lanciare questo tipo di avvertimenti al di fuori dai canali diplomatici”, ha spiegato la Ghoneim.

Nonostante nel 2013 Assad abbia dichiarato la fine dell’utilizzo delle armi chimiche, il segretario della difesa americano, James Mattis, sostiene che, senza dubbio, la Siria abbia compiuto simili attacchi più volte.

Intanto, ieri, la Corte Suprema degli USA ha passato il bando sugli immigrati varato da Trump lo scorso 6 marzo, il quale vieta l’entrata negli Stati Uniti ai cittadini provenienti da determinati paesi islamici etichettati come pericolosi per la sicurezza del paese. Tuttavia, la Corte Suprema ha apportato diversi limiti all’ordine esecutivo del presidente. Il primo bando contro gli immigrati provenienti da specifici paesi africani e mediorientali era stato emesso dall’amministrazione Trump il 29 febbraio, ma era stato bloccato da giudice federale il 3 febbraio. A distanza di un mese, il presidente americano aveva varato un nuovo bando, il quale è passato sotto l’esame della Corte Suprema. Nel comunicato ufficiale della Casa Bianca si legge che l’entrata in vigore dell’ordine esecutivo, seppur con tagli, viene considerata una vittoria per la sicurezza nazionale.

Edifici distrutti, Idlib, Siria. Fonte: Flickr

Edifici distrutti, Idlib, Siria. Fonte: Flickr

di Redazione

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