Siria: vendetta dell’Iran per gli attentati di Teheran

Pubblicato il 20 giugno 2017 alle 13:43 in Medio Oriente Siria

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Primi bombardamenti iraniani in Siria, come ritorsione per il duplice attacco dello scorso 7 giugno a Teheran, in cui erano stati colpiti il  Parlamento e il mausoleo di Khomeini.

Domenica 18 giugno, il corpo iraniano delle guardie della rivoluzione islamica ha bombardato quella che viene definita la sede dei terroristi e degli estremisti a Deir Ezzor, in Siria, per la prima volta con missili superficie-superficie a medio raggio.

Stando a quanto riferito dalle guardie della rivoluzione, il bombardamento avrebbe provocato la morte di decine di militanti dell’IS e di altri gruppi terroristici, causando anche la distruzione delle loro armi ed equipaggiamenti. I missili sono partiti dalle basi iraniane ad ovest del Paese, in particolare dalle province del Kurdistan e di Kermanshah.

Fonti informate hanno riferito che l’Iran ha lanciato sei missili a medio raggio. I missili, dopo aver attraversato lo spazio aereo iracheno, hanno colpito, con estrema precisione, le postazioni degli insorti. Dai primi dati provenienti da Deir Ezzor, si evince che due missili avrebbero colpito il campo petrolifero di Tanak, sotto il controllo dell’IS dal 4 luglio 2014, gli altri quattro la città di Mayadin, uno dei più grandi centri controllati dallo Stato Islamico.

I vertici militari iraniani hanno affermato che si tratta di una vendetta per le vittime dei due attacchi terroristici avvenuti il 7 giugno scorso a Teheran, rivendicati dal sedicente Stato Islamico, che hanno colpito la sede del Parlamento e il mausoleo dell’ayatollah Khomeini.

L’ufficio per le Relazioni Pubbliche dell’esercito ha riferito che “sono stati colpiti il centro di comando dei terroristi, i punti di raccolta e i centri logistici di Deir Ezzor, nella Siria orientale, dove vengono assemblate le macchine utilizzate negli attacchi suicidi, al fine di punire i terroristi del duplice attentato contro il Parlamento ed il sacro mausoleo del fondatore della Repubblica Islamica, l’Imam Khomeini”. Come è noto, nell’attentato sono morte 18 persone e 52 sono rimaste ferite.

Il comunicato ha sottolineato che l’attacco rappresenta un ammonimento nei confronti di chiunque abbia intenzione di colpire l’Iran, minandone la sicurezza interna. Le guardie hanno avvertito che “i terroristi e tutti i loro sostenitori regionali e trans-regionali verranno inghiottiti dall’ira rivoluzionaria iraniana e dal fuoco della sua vendetta, se ripeteranno in futuro una tale mossa sporca e diabolica”. Si tratta, in questo caso, di un chiaro riferimento all’Arabia Saudita, già accusata dall’Iran di sostenere il terrorismo islamico e di aver preso parte ai due attentati che hanno colpito il Paese.

Anche Al Jazeera ha sottolineato che il messaggio di Teheran consiste in un avvertimento e farebbe presagire che l’Iran è pronto ad oltrepassare qualsiasi “linea rossa” per garantire la propria sicurezza interna. Sempre secondo il giornale qatarino, la decisione di colpire Deir Ezzor invece di Raqqa, la più estesa roccaforte del sedicente Stato Islamico in Siria, sarebbe appunto dovuta alla presenza di persone legate agli attentati in Iran.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

Forze del regime siriano. Fonte: centcom.mil

Forze del regime siriano. Fonte: centcom.mil

di Redazione

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