Filippine: attacco areo dell’esercito a Marawi, verso lo scontro finale

Pubblicato il 3 giugno 2017 alle 7:25 in Asia Filippine

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L’esercito delle Filippine ha ucciso 89 militanti in un raid dopo una settimana di scontri, ma la risoluzione del conflitto nel sud del paese si prevede difficile. I guerriglieri del gruppo Maute stanno difendendo i loro leader e hanno preso diversi ostaggi, secondo quanto dichiarato dalle autorità filippine il 31 maggio.

Gli elicotteri dell’esercito hanno condotto un raid aereo lanciando dei missili in alcune zone di Marawi, la città dell’isola di Mindanao occupata in parte da un gruppo di ribelli islamisti del gruppo terrorista Maute che dichiara di combattere per l’ISIS.

Il presidente Rodrigo Duterte ha dichiarato la legge marziale nel sud del paese, nell’isola di Mindanao, per rispondere alla crisi iniziata con il fallimento di un raid delle forze dell’ordine effettuato con il fine di catturare il leader di Abu Sayyaf, Hapilon. Duterte è convinto che i gruppi di militanti che hanno giurato fede all’Islam vogliano creare una roccaforte dell’organizzazione nel Sud-Est Asiatico.

Nell’ultimo raid aereo dell’esercito delle filippine sono stati uccisi 89 militanti e attualmente soltanto il 10% del territorio di Marawi è ancora sotto il controllo dei ribelli, secondo il portavoce dell’esercito, il brigadier generale Restituto Padilla.

Le forze dell’ordine sono convinte che si prospettino altre battaglie sanguinose perché tra i militanti ancora in vita vi sono 3 dei leader del movimento, barricati in città dove hanno diversi ostaggi. “Il 10% di territorio ancora sotto il loro controllo è altamente militarizzato e ben difeso da tutti gli uomini che hanno, stanno tentando di proteggere quelli che contano”, ha dichiarato Padilla.

Riguardo agli ostaggi, il portavoce dell’esercito non ha fornito dati aggiornati. All’inizio degli scontri il numero delle persone prese in ostaggio era di 14, tra cui un sacerdote cattolico. In un video propagandistico diffuso sulla rete, martedì 30 maggio, i militanti islamisti proclamavano di aver catturato 240 persone. Padilla ha ribadito che tale numero non è verificato.

Un altro problema da gestire per le forze armate è quello della sicurezza dei 2 mila residenti della zona in cui imperversano i combattimenti che sono di fatto bloccati nelle loro case. La Croce Rossa, mercoledì 31, ha chiesto un cessate il fuoco umanitario per mettere in sicurezza i civili.

Secondo Padilla, i militanti hanno ucciso 19 civili, mentre gli attacchi aerei “di precisione” condotti dall’esercito non avrebbero colpito i residenti.

Nel sud delle Filippine la maggioranza della popolazione è di fede musulmana, mentre il resto del paese è di fede cattolica. Fin dagli anni 70 le Filippine meridionale sono interessate da scontri tra ribelli che vorrebbero l’indipendenza di Mindanao e le forze governative. Le vittime del conflitto ammontano a più di 120 mila. Attualmente, i principali gruppi ribelli favorevoli all’autonomia della grande isola del sud delle Filippine hanno accettato di condurre dei negoziati di pace con il governo di Duterte, mentre i gruppi estremisti come Abu Sayyaf e Maute non sono d’accordo e auspicano, invece, la creazione di un Califfato Islamico dell’Isis nella regione, secondo le analisi dell’intelligence del presidente.

Il gruppo Maute, direttamente coinvolto negli scontri con l’esercito, è un’organizzazione poco conosciuta, ma che ha rappresentato un nemico difficile da sconfiggere per le forze dell’ordine filippine. Maute è ritenuto responsabile dell’attacco alla città di Davao – paese natale del presidente Duterte – del settembre 2016 che ha causato 14 morti e decine di feriti.

Cartina geografica delle Filippine, fonte: Wikipedia Commons

Cartina geografica delle Filippine, fonte: Wikipedia Commons

di Redazione

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