Duterte: per la legge marziale non ascolto nessuno

Pubblicato il 31 maggio 2017 alle 7:02 in Asia Filippine

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, ha dichiarato che ignorerà la Corte Suprema e il Congresso in merito alla legge marziale nel sud del paese. La costituzione filippina dà ai due organi potere di supervisione e controllo in caso di scelta di instaurazione della legge marziale del presidente, per evitare abusi, come accaduto in passato durante il governo del presidente Marcos.

La legge marziale nell’isola meridionale di Mindanao è in vigore da martedì 23 maggio e lo resterà tanto a lungo quanto è necessario per riportare ordine nella zona a maggioranza islamica, secondo quanto dichiarato da Duterte. Mindanao ha una popolazione di 20 milioni di persone, per la maggior parte di fede musulmana, e negli ultimi decenni ha visto l’emergere di diversi gruppi di militanti che vorrebbero l’indipendenza dell’isola. Alcuni di questi gruppi, come Maute e Abu Sayyaf hanno giurato alleanza all’Isis, sebbene non abbiano ottenuto riconoscimento da parte di quest’ultima, e vorrebbero creare una cellula staccata del Califfato nel Sud-Est Asiatico.

“Finché la polizia e l’esercito non affermano che le Filippine sono al sicuro, la legge marziale prosegue. Non ascolterò nessun altro. La Corte Suprema e il Congresso non sono certo qui”, ha dichiarato Duterte davanti ai suoi soldati, domenica 27 maggio. “Sono loro che stanno morendo, perdendo sangue, sanguinando, soffrendo emorragie perché non ci sono aiuti, non ci sono rinforzi? No, non sono loro”, ha continuato il presidente.

La costituzione del 1987 impone dei limiti alla legge marziale nelle Filippine per evitare eventuali abusi di potere, come quelli effettuati durante la sua dittatura dal presidente Ferdinand Marcos, deposto da una rivoluzione popolare nel 1986. La costituzione richiede al presidente di far rapporto al Congresso in merito alle ragioni per cui la legge marziale è stata dichiarata. Il Congresso ha il potere di revocare l’instaurazione della legge marziale che ha una durata massima di 60 giorni. Se il presidente decide di estenderla oltre questa durata, il Congresso ha il potere di riesame e revoca.

Duterte, però, ha minacciato di voler ignorare questo meccanismo necessario per l’estensione. “Mi dicono che dopo 60 giorni dovrò andare al congresso: non ne sono sicuro”; ha affermato.

La Corte Suprema può esprimersi in merito alla legittimità della legge marziale se ne viene fatta richiesta, ma Duterte ha già affermato che i giudici non possono comprendere la situazione. “La Corte Suprema dirà che loro esamineranno le basi fattuali. Il perché non lo so. Non sono soldati. Non sanno che cosa sta accadendo sul terreno di battaglia”, ha continuato Duterte durante un discorso a Jolo, un’altra delle isole del sud del paese sotto legge marziale.

Il giorno dopo aver instaurato la legge marziale, Duterte ha descritto i 9 anni di durata della legge marziale sotto il presidente Marcos come “molto buoni” e ha affermato che nel suo caso la situazione sarebbe stata simile. Il presidente ha anche dato il potere ai soldati di condurre perquisizioni e arresti senza mandato, venerdì 26 maggio. “Durante la legge marziale, i vostri comandanti e tutti voi potete arrestare chiunque, perquisire ogni casa. Non c’è più bisogno di mandati”, ha detto alle truppe.

Il presidente Duterte gode di ampio sostegno nel Congresso che questa settimana dovrà approvare la sua dichiarazione di instaurazione della legge marziale. Dalla Corte Suprema, invece, iniziano ad arrivare preoccupazioni in merito alla legge marziale, da parte del giudice capo Maria Lourdes Sereno.

Rodrigo Duterte, presidente delle Filippine. Fonte: News Soho

Rodrigo Duterte, presidente delle Filippine. Fonte: News Soho

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.