Sud delle Filippine: i militanti provengono anche da altri paesi

Pubblicato il 30 maggio 2017 alle 7:01 in Asia Filippine

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Tra i militanti jihadisti che combattono contro l’esercito delle Filippine nell’isola di Minadano ci sono cittadini stranieri provenienti da Malesia e Indonesia, secondo quanto dichiarato dal procuratore generale di Manila. Si tratta della prima ammissione pubblica da parte delle autorità filippine in merito alla collaborazione tra i gruppi estremisti del Sud-Est Asiatico.

Gli scontri tra esercito e militanti vanno avanti da quando il presidente Duterte ha dichiarato la legge marziale, martedì 23 maggio, nella città di Marawi, nell’isola meridionale di Mindanao. La decisione del presidente, che più volte aveva minacciato di far ricorso alla misura estrema per riprendere il controllo del sud del paese, è giunta in seguito a un raid delle forze dell’ordine fallito e alla presa di potere nei militanti dei gruppi terroristi Maute e Abu Sayyaf nella città di Marawi. I due gruppi hanno giurato fedeltà all’Isis.

L’esercito ha stanziato elicotteri da attacco e forze speciali per cercare di far uscire i militanti dai loro nascondigli in città. Il bilancio degli scontri per il momento è di 11 soldati e 31 combattenti.

“In passato il problema erano solo i gruppi terroristici locali, ma ora che hanno abbracciato l’ideologia dell’Isis, vogliono far sì che Mindanao diventi parte del Califfato”, ha dichiarato il procuratore generale di Manila, Jose Calida, a una conferenza stampa.

Il presidente Duterte aveva più volte fatto presente alla comunità internazionale la sua convinzione che l’Isis volesse creare una roccaforte nel sud delle Filippine e che il suo paese era a rischio di “contaminazione”. Ora, il procuratore generale ha confermato la preoccupazione del presidente aggiungendo che l’Isis vorrebbe creare una vera e propria “provincia” del suo stato nell’isola di Mindanao. Secondo Calida, gli obiettivi degli estremisti non saranno soltanto quelli governativi, ma anche “coloro che considerano infedeli, siano essi cristiani o musulmani moderati”. La preoccupazione maggiore del procuratore è che “l’Isis è riuscito a radicalizzare molti giovani musulmani filippini”.

Le dichiarazioni di Calida aumentano ulteriormente le preoccupazioni degli analisti internazionali in merito a un possibile piano dell’Isis di sfruttare la povertà e il caos che regna da tempo nel sud delle Filippine –area a maggioranza islamica in un paese cattolico – per costruire una sua base nel Sud-Est Asiatico.

Il gruppo Maute, direttamente coinvolto negli scontri con l’esercito, è un’organizzazione poco conosciuta, ma che ha rappresentato un nemico difficile da sconfiggere per le forze dell’ordine filippine. Maute è ritenuto responsabile dell’attacco alla città di Davao – paese natale del presidente Duterte – del settembre 2016 che ha causato 14 morti e decine di feriti.

Il presidente Duterte è preoccupato per la crescita del gruppo Maute, ma è ancor più allarmato dalla possibilità che i ribelli collaborino con l’Isis e possano peggiorare la situazione dell’ampia regione meridionale che conta 22 milioni di abitanti.

Bandiera delle Filippine, fonte: Wikipedia Commons

Bandiera delle Filippine, fonte: Wikipedia Commons

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.