Filippine, l’esercito ricorre alle bombe a Marawi

Pubblicato il 25 maggio 2017 alle 11:07 in Asia Filippine

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L’esercito delle Filippine ha bombardato la città di Marawi, nel sud del paese nel corso della lotta con i militanti islamisti. I ribelli si erano barricati e avevano preso diversi ostaggi e affermato di averne uccisi 11.

Nell’isola di Mindanao, al sud delle Filippine, da martedì 23 aprile vige la legge marziale. Il regime militare è stato indetto dal presidente Duterte in seguito all’ennesimo scontro tra forze dell’ordine e terroristi islamisti fedeli all’Isis basati nella zona meridionale del paese.

La situazione nella città di Marawi, dove l’esercito presume si nasconda Isnilon Hapilon, il capo del gruppo terrorista Abu Sayyaf, è critica. I 30-40 militanti ancora in vita dopo gli scontri di martedì, riescono muoversi di casa in casa, hanno minato le strade e preso ostaggi, secondo le autorità filippine. Gli scontri a fuoco tra militanti ed esercito sono andati avanti per ore tra il 24 e il 25 maggio e le forze dell’ordine hanno fatto ricorso anche alle bombe su alcune zone residenziali. “Stiamo conducendo attacchi aerei chirurgici e mirati”, ha dichiarato ai giornalisti il luogotenente colonnello Jo-Ar Herrera, portavoce per l’esercito della zona.

La maggior parte dei 200 mila residenti di Marawi ha lasciato la città che si trova a 800 km a sud di Manila e coloro che sono rimasti sono stati allontanati dalle zone dei bombardamenti e dei combattimenti, ha assicurato il colonnello Herrera. “Stiamo chiedendo agli abitanti di Marawi di spostarsi in zone sicure e di rimanere chiusi in casa”, ha dichiarato il portavoce dell’esercito.

Il bilancio dei primi tre giorni di combattimenti è di due poliziotti e 13 militanti morti, secondo le autorità di Manila. Herrera ha aggiunto che anche due civili sono stati uccisi all’interno dell’ospedale militare che i militanti hanno attaccato martedì 23. Altri nove civili sembra siano stati uccisi in un checkpoint dei militanti.

Il presidente Duterte, tornato in patria in anticipo dalla sua visita di stato in Russia, ha affermato che uno dei poliziotti uccisi sembra fosse stato catturato al checkpoint e poi decapitato dai ribelli. Secondo il vescovo della diocesi locale, Edwin Dela Pena, i militanti avrebbero preso tra i 12 e 15 ostaggi cattolici rapendoli durante una celebrazione in chiesa.

Gli scontri sono iniziati martedì 23 quando le forze dell’ordine hanno iniziato un raid in una casa dove erano convinte si nascondesse Isnilon Hapilon, il leader di Abu Sayyaf il gruppo terrorista tristemente noto per i rapimenti di turisti e cittadini stranieri nelle acque e nelle coste meridionali delle Filippine. Il raid si è rivelato essere un fallimento e le forze dell’ordine si sono trovate circondate da decine di uomini armati, i quali dopo aver sconfitto l’esercito, sono andati in giro per Marawi sventolando le bandiere nere dell’Isis, a cui hanno giurato fedeltà. I militanti appartenevano al gruppo Maute anch’esso fedele all’Isis e alleato della fazione di Abu Sayyaf guidata da Hapilon.

Dopo gli scontri, i militanti hanno attaccato due prigioni e liberato più di 100 detenuti, secondo il governatore della zona islamica auto-governata che comprende Marawi. Gli uomini di Maute hanno messo a fuoco diversi edifici, tra cui una chiesa e un’università.

Il presidente Duterte, saputo da Mosca quanto stava accadendo a Mindanao, ha dichiarato la legge marziale ed è rientrato immediatamente in patria. Secondo Duterte la legge marziale era l’unica via rimasta per riportare l’ordine nell’isola di Mindanao, che ospita più di 20 milioni di persone e per evitare un’ulteriore crescita degli estremisti pro-Isis.

Nel sud delle Filippine la maggioranza della popolazione è di fede musulmana, mentre il resto del paese è di fede cattolica. Fin dagli anni 70 le Filippine meridionale sono interessate da scontri tra ribelli che vorrebbero l’indipendenza di Mindanao e le forze governative. Le vittime del conflitto ammontano a più di 120 mila.

Attualmente, i principali gruppi ribelli favorevoli all’autonomia della grande isola del sud delle Filippine hanno accettato di condurre dei negoziati di pace con il governo di Duterte, mentre i gruppi estremisti come Abu Sayyaf e Maute non sono d’accordo e auspicano, invece, la creazione di un Califfato Islamico dell’Isis nella regione, secondo le analisi dell’intelligence del presidente. Il presidente Duterte, mercoledì 24, ha affermato che potrebbe decidere di imporre la legge marziale in tutto il resto del paese se diventasse evidente che la minaccia si possa diffondere altrove.

Le Filippine, la zona in rosso è quella di Mindanao. Fonte: Wikipedia Commons

Le Filippine, la zona in rosso è quella di Mindanao. Fonte: Wikipedia Commons

di Redazione

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