Filippine: Mindanao sotto legge marziale, Duterte torna prima dalla Russia

Pubblicato il 24 maggio 2017 alle 14:12 in Asia Filippine

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Il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, intende usare la linea dura con il terrorismo e la legge marziale in vigore da 24 ore sull’isola meridionale di Mindanao potrà restare attiva anche per un intero anno, se necessario.

Duterte era in visita di stato in Russia quando nell’isola meridionale di Mindanao le forze dell’ordine si sono scontrate con un numeroso gruppo di militanti legati all’Isis presso una loro roccaforte a Marawi. Nella città a maggioranza musulmana con 200 mila abitanti, il gruppo militante Maute aveva preso il controllo di diversi edifici e dato alle fiamme una scuola, una chiesa e un carcere.

Gli scontri di martedì 23 maggio sono avvenuti mentre le forze dell’ordine davano la caccia a Isnilon Hapilon, leader del gruppo terrorista Abu Sayyaf tristemente noto per rapimenti e uccisioni di turisti, soprattutto stranieri. La polizia non ha ancora diffuso notizie in merito alla possibile morte di Hapilon durante gli scontri.

Alla notizia di quanto stava accadendo in patria, il portavoce del presidente Duterte da Mosca ha annunciato l’entrata in vigore della legge marziale, martedì 23 maggio. Si tratta di un provvedimento che Duterte aveva più volte presagito per riportare sotto controllo le minacce alla sicurezza interna, ma ancora mai attuato. Il portavoce presidenziale Abella ha dichiarato la legge marziale per l’intera isola di Mindanao per una durata iniziale di 60 giorni, in accordo con i limiti temporali imposti dalla costituzione per l’uso della forza militare.

L’attuazione della legge marziale è una notizia che viene appresa con preoccupazione dai cittadini delle Filippine, poiché ricorda quella indetta dal presidente Ferdinand Marcos per garantirsi il potere e rimasta in vigore per decennio per terminare nel 1986 con una rivoluzione popolare. I ricordi delle campagne pro-democrazia e a tutela dei diritti umani sono ancora molto vividi nelle menti di molti filippini.

“Ai miei compatrioti che hanno vissuto la legge marziale dico che non sarà diversa da quella del presidente Marcos. Sarò duro”, ha dichiarato Duterte in un’intervista con il suo segretario alla comunicazione a bordo dell’areo che da Mosca lo riporta a Manila, mercoledì 24 maggio.

“Se ci vorrà un anno per finire, andremo avanti finché non sarà finita. Se sarà finita in un mese, ne sarò felice. E dico ai miei compatrioti: non abbiate timore. Sto tornando a casa. Gestirò il problema direttamente non appena sarò arrivato”, ha continuato il presidente rivolgendosi ai cittadini di Mindanao con il termine di “compatrioti” essendo anch’egli originario dell’isola. Il presidente ha abbreviato la sua permanenza in Russia per tornare a Manila e gestire direttamente la delicata situazione in cui il suo paese verte.

L’esercito è ottimista e crede di poter concludere il conflitto con i militant del sud in tempi brevi. “L’intento delle forze dell’ordine e dell’esercito delle Filippine è quello di concludere la faccenda rapidamente, così da far tornare la zona alla normalità”, ha dichiarato Edgar Arevalo, potavoce dell’esercito.

I gruppi militanti islamisti Maute e Abu Sayyaf, basati sull’isola di Mindanao, hanno giurato entrambe fedeltà all’Isis e sono stati finora avversari temibili per l’esercito delle Filippine. L’obiettivo della legge marziale imposta da Duterte è quello di prevenire l’ulteriore penetrazione dell’ideologia islamista estrema nel sud del suo paese. L’isola di Mindanao, una zona impoverita grande quanto tutta la Corea del Sud, è a rischio di “contaminazione” da parte dell’Isis e dei suoi combattenti, secondo il presidente. Duterte ha più volte segnalato la sua preoccupazione che i militanti dell’Isis che perdono terreno in Iraq e Siria potrebbero considerare le Filippine come nuova base. Nelle sue dichiarazioni, il portavoce dell’esercito ha voluto sottolineare che non “c’è l’Isis nelle Filippine” e che “i gruppi che affermando di essere l’Isis, stanno solo cercando l’approvazione dello Stato Islamico, ma non l’hanno ancora ottenuta, per questo continuano con le loro atrocità”.

Targa della Legge Marziale instaurata dal presidente Marcos nel 1972 nelle Filippine e durata fino al 1986

Targa della Legge Marziale instaurata dal presidente Marcos nel 1972 nelle Filippine e durata fino al 1986

di Redazione

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