L’esercito siriano avanza verso i confini con l’Iraq e la Giordania

Pubblicato il 15 maggio 2017 alle 10:53 in Medio Oriente Siria

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L’esercito siriano, con il sostegno dei gruppi alleati, ha iniziato a spostare gran parte delle proprie truppe in una regione desertica, al confine con l’Iraq e la Giordania.

Secondo quanto riportato da alcune fonti vicine ai ribelli siriani, tale mossa è dovuta all’avanzamento delle forze della coalizione a guida USA verso i territori sotto il controllo del governo siriano. Nei giorni recenti, i soldati di Bassar al-Assad hanno raggiunto la città strategica di Sabaa Biyar, la quale si trova in un’area poco popolata a metà tra il confine con l’Iraq e la Giordania, regione conosciuta con il nome di Syrian Badia, e vicina all’autostrada che collega Damasco a Baghdad. Ad avviso dell’’intelligence regionale, tale tratta, prima dell’avvento dell’ISIS, veniva utilizzata per il traffico di armi dall’Iran alla Siria.

La Free Syrian Army (FSA), sostenuta dagli USA, sta avanzando sempre di più nelle aree vicine a Damasco, le quali sono state liberate da poco dall’ISIS. “Il piano di Assad è quello di raggiungere i confini con l’Iraq e la Giordania per tagliare al più presto la nostra avanzata verso nord-est”, ha spiegato il maggiore Issam Al Reis, portavoce del FSA’s Southern Front Group. Inoltre, l’esercito siriano, con l’aiuto delle milizie iraniane, potrebbe raggiungere la base di Tanf, ai confini con l’Iraq, dove operano le forze speciali americane, le quali addestrano i ribelli della FSA. La presenza nell’area dei combattenti iraniani e di Hezbollah ha allarmato la Giordania, alleata degli USA e sostenitrice dei ribelli siriani. A tale riguardo, il ministro degli esteri giordano, Ayman Safadi, ha riferito che il regno è sempre stato ostile ai gruppi sostenitori di Assad, così come ai terroristi dell’ISIS. Ad avviso dell’opposizione siriana, l’obiettivo dell’esercito governativo è quello di mettersi in contatto e coordinarsi con le fazioni paramilitari irachene che si trovano dall’altra parte dei confini.

Ieri, l’esercito siriano si è avvicinato al distretto di Qaboun, il quale è sotto il controllo dei ribelli, non lontano da Damasco, dando un ultimatum alle forze dell’opposizione, alle quali è stato chiesto di far evacuare le aree sotto il loro controllo. Una fonte locale ha riferito che “il regime ha minacciato di distruggere ciò che rimane di Qaboun, e non accetterà nient’altro che una soluzione militare”. In seguito, l’opposizione e l’esercito siriano hanno raggiunto un accordo, e 1,500 ribelli, insieme alle loro famiglie, hanno liberato l’area, spostandosi nella zona di Idlib. Assad ha riferito che tali evacuazioni sono in linea con l’obiettivo di “riconciliarsi” con le forze dell’opposizione, le quali dovrebbero arrendersi al governo per ridurre le offensive. Tuttavia, le Nazioni Unite hanno criticato l’accaduto, dal momento che l’evacuazione ha aumentato il numero di persone disperse nel paese.

In seguito alla liberazione di Taqba, l’11 maggio, le Syrian Democratic Forces (SDF), con il sostegno della coalizione internazionale a guida USA, stanno avanzando verso Raqqa, roccaforte principale dell’ISIS in Siria. The New Arab ha riportato che, il 13 maggio, le SDF hanno annunciato di voler lanciare un’offensiva definitiva per riprendere il controllo di Raqqa entro l’inizio dell’estate. Pochi giorni prima, Trump ha ordinato l’invio di armi ai combattenti curdo-siriani, considerati un alleato chiave della coalizione a guida USA che combatte l’ISIS, soprattutto per la liberazione di Raqqa. Ad avviso dei membri dell SDF, le armi americane aiuteranno i propri soldati a riconquistare la città siriana.

Cartina siriana. Fonte: Wikipedia

Cartina siriana. Fonte: Wikipedia

di Redazione

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