Liberata Taqba dai combattenti curdi e delle forze della coalizione USA

Pubblicato il 13 maggio 2017 alle 6:43 in Medio Oriente Siria

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La coalizione internazionale a guida USA che combatte l’ISIS in Siria insieme ai militanti curdo-siriani ha riconquistato la città di Taqba ed una diga strategica.

Le Syrian Democratic Forces (SDF) hanno comunicato di aver liberato la città siriana con l’aiuto dei bombardamenti della coalizione, dopo più di un mese di combattimenti. Jihan Sheikh, membro di Ghadab al-Furat, ha riferito ad Al Jazeera che Taqba, insieme alla diga adiacente, è fondamentale per l’avanzata verso Raqqa, roccaforte principale dei terroristi dell’ISIS in Siria. Ghadab al-Furat, gruppo di combattenti curdi parte delle SDF, ha lanciato l’offensiva per liberare Raqqa nell’ottobre 2016. A marzo, le operazioni militari sono state sospese per la paura che la diga subisse gravi danni, i quali avrebbero avuto conseguenze “catastrofiche” sul sistema idroelettrico locale.

Con la liberazione di Taqba, l’ISIS ha perso ogni centro urbano ad est di Raqqa. Charles Stratford, reporter dell’emittente qatariana, ha riferito che gli ultimi successi militari si sono verificati in seguito all’annuncio da parte degli USA, il 10 maggio, riguardo alla decisione di armare i militanti delle People’s Protection Units (YPG), braccio armato delle SDF considerati un gruppo terroristico al pari del Kurdistan Workers’ Party (PKK) da Ankara. Ad avviso della Casa Bianca, invece, le YPG sono un alleato fondamentale nella lotta contro i terroristi. Questa differenza di posizioni ha contribuito all’emergere di tensioni tra la Turchia e gli USA, dal momento che, in seguito all’annuncio dell’invio di armi ai combattenti curdo-siriani, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan ha intimato agli Stati Uniti di ritirare la decisione. L’11 maggio, il segretario della difesa americano, Jim Mattis, ha incontrato il primo ministro turco, Binali Yildirim, per discutere su una serie di questioni bilaterali. Nell’occasione, Mattis ha confermato l’impegno degli USA a difendere la Turchia, alleato chiave della NATO, concordando con Yildirim di supportare la pace e la stabilità in Siria e in Iraq. Il 16 e 17 maggio, Erdogan si recherà in visita ufficiale a Washington per incontrare il presidente americano, Donald Trump. Mentre i media che appoggiano il governo turco hanno avuto reazioni più leggere nei confronti della decisione dell’amministrazione americana, l’opposizione turca ha reagito più duramente, chiedendo ad Erdogan di cancellare la propria visita a Washington e di chiudere la base aerea di Incirlik, punto di lancio importante per gli Stati Uniti per le operazioni contro l’ISIS. In un articolo pubblicato su al-Monitor, Barin Kayaoglu spiega che, a suo avviso e di altri analisti, gli USA non riusciranno a garantire la difesa di Ankara, dal momento che molte delle armi inviate alle YPG potrebbero finire nelle mani sbagliate. L’esperto di sicurezza Bleda Kurtadarcan sostiene che una simile situazione si è già verificata in Iraq, negli anni 2000, quando una parte dell’equipaggiamento militare inviato finì in mano ad aziende private, alcune delle quali vendettero venduto le armi al PKK.

Intanto, la proposta russa di stabilire safe zones in Siria per sedare il conflitto, firmata anche dall’Iran e dalla Turchia ad Astana, il 3 e 4 maggio, ha provocato diverse reazioni tra i residenti delle zone in questione, quali le province di Damasco, Idlib, Latakia, Aleppo, Homs, Hama, Deraa e Quneitra. Mentre alcuni sono ottimisti e pensano che l’iniziativa porterà beneficio ai civili, altri hanno espresso dubbi riguardo alla sua efficacia. Durante i colloqui di Astana, la delegazione dell’opposizione siriana si è mostrata contraria all’iniziativa russa, tanto che uno dei ribelli ha lasciato la stanza, imprecando contro l’Iran, alleato del regime siriano di Bassar al-Assad. La decisione, invece, è sostenuta dagli USA, dall’Arabia Saudita, oltre che dall’Iran e dalla Turchia.

Ormai entrato nel settimo anno, il conflitto siriano ha causato la morte di quasi mezzo milione di persone, mentre 12 milioni di cittadini siriani sono stati costretti ad abbandonare le proprie case.

Combattente delle SDF vicino a Taqba, Siria. Fonte: Wikimedia Commons

Combattente delle SDF vicino a Taqba, Siria. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

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