Hamas accetta i confini del 1967

Pubblicato il 2 maggio 2017 alle 9:26 in Medio Oriente Palestina

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Hamas ha presentato un nuovo documento politico che accetta la formazione di uno Stato palestinese lungo i confini del 1967, senza tuttavia riconoscere lo Stato di Israele, e afferma che il conflitto in Palestina non sia di matrice religiosa.

Tale posizione è stata resa ufficiale lunedì 1 maggio nella capitale del Qatar, Doha, da Khaled Meshaal, leader in esilio del gruppo palestinese che gestisce l’assedio di Gaza. “Non rinunceremo a un centimetro del terreno palestinese, a prescindere dalle recenti pressioni, e non importa quanto tempo ci vorrà”, ha detto Meshaal. “Hamas rifiuta ogni idea eccetto la liberazione completa dei suoi territori. Questo non significa riconoscere l’entità sionista o rinunciare ai nostri diritti palestinesi”.

Mentre la carta fondamentale di Hamas del 1988 richiedeva l’acquisizione di tutto il mandato della Palestina, inclusa l’attuale Israele, il nuovo documento afferma di accettare i confini del 1967 come base per uno Stato palestinese, con Gerusalemme come capitale e il ritorno dei rifugiati alle loro case. I confini del 1967 si riferiscono a quelli esistenti prima della Guerra dei Sei Giorni, per cui Israele occupava Gerusalemme Est, la Cisgiordania e la Striscia di Gaza.

La nuova carta, tuttavia, non riconosce pienamente Israele e dichiara che Hamas non rinuncerà al suo obiettivo di “liberare tutta la Palestina”. “Hamas intende istituire uno Stato palestinese, sovrano e completo, sulla base di quanto avvenuto il 4 giugno 1967, con Gerusalemme come capitale e la disposizione per tutti i rifugiati di tornare in patria. Tale decisione ha ottenuto il consenso di tutti i membri del movimento“, ha affermato Meshaal.

Il documento non è però sufficiente per accettare la soluzione a due Stati, che si presume sia il prodotto finale degli Accordi di Oslo tra Israele e l’Organizzazione per la liberazione della palestinese (PLO).

Inoltre, quest’ultimo chiarisce che la lotta di Hamas è contro il “progetto sionista” e non la religione ebraica, distinguendo quelli che credono nell’ebraismo e “i cittadini israeliani sionisti che occupano le terre palestinesi”. Si oppone anche al linguaggio utilizzato nel documento precedente del gruppo, che sottolineava il suo legame con la Fratellanza Musulmana, e dichiara che Hamas è un’organizzazione completamente indipendente.

Gli analisti hanno spiegato che il documento sembra essere un tentativo da parte di Hamas di evitare l’isolamento internazionale e mostrarsi più pragmatico.

Parlando ad Al Jazeera, Mohammad Abu Saada, professore dell’università al-Azhar di Gaza, ha definito il nuovo documento una proposta per “accogliere le condizioni egiziane e calmare i timori del paese” riguardo alle connessioni di Hamas alla Fratellanza Musulmana, che l’Egitto ha classificato come gruppo del “terrore”.

Mentre nella carta del 1988 Hamas affermava di avere legami con la Fratellanza Musulmana, menzionandola sei volte, il nuovo documento ha enfatizzato l’indipendenza di Hamas, descritto come un “movimento di liberazione”, che vede l’Islam come la propria componente ideologica principale.

“Hamas sta cercando di percorrere una linea sottile tra i propri dirigenti e la componente moderata”, ha dichiarato Abu Saada dell’Università al-Azhar. “In questo modo, da una parte i moderati possono dire di aver accettato uno Stato palestinese con i confini del 1967, mentre i sostenitori della linea dura possono ancora affermare di non riconoscere Israele”.

Azzam Tamimi, autore di “Hamas: una storia dall’interno”, ha detto ad Al Jazeera che il nuovo documento “sostituirà praticamente” la vecchia carta del gruppo. “Ciò significherebbe che la vecchia carta rappresentava soltanto Hamas nel 1988 e che adesso Hamas è un’organizzazione diversa, con una diversa visione e comprensione del conflitto. Il documento di oggi è quello che parla dell’attuale Hamas”.

Hamas è un’organizzazione politica e paramilitare palestinese, considerata di natura terroristica da Canada, Israele, Stati Uniti, Unione Europea, Giappone e Egitto.

Khaled Meshaal, leader in esilio di Hamas. Fonte: Wikimedia Commons

Khaled Meshaal, leader in esilio di Hamas. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

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