Nuova politica estera: a maggio Erdogan andrà in visita ufficiale in diversi paesi chiave

Pubblicato il 22 aprile 2017 alle 6:32 in Medio Oriente Turchia

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La Turchia inaugurerà una nuova politica estera attraverso una serie di visite ufficiali del presidente Recep Tayyip Erdogan, nel corso di maggio, in diversi paesi chiave.

Hurriyet Daily rende noto che l’obiettivo di questi viaggi è quello di rilanciare i rapporti con gli USA, l’India, Bruxelles e la Cina, e di cercare di riparare le relazioni anche con la Germania e l’Olanda, le quali sono state caratterizzate da tensioni negli ultimi mesi. Lo scorso 12 marzo, Berlino e Amsterdam si erano rifiutate di autorizzare l’ingresso all’interno dei propri confini di alcuni esponenti del governo turco, intenzionati a partecipare ai comizi elettorali organizzati in previsione del referendum costituzionale del 16 aprile. Ankara vorrebbe inoltre discutere con i leaders dei due paesi riguardo alla lotta contro l’ISIS in Siria e in Iraq.

Il 30 aprile, Erdogan si recherà in India, dove sarà accompagnato dai ministri turchi responsabili dell’economia e del commercio. Nell’occasione, il presidente parteciperà al Turkey-India Business Forum e colloquierà con i leaders indiani, tra cui il presidente Pranab Mujherjee. L’agenda dei meetings prevede il rafforzamento dei legami economici e commerciali.

Il 3 maggio, il presidente turco andrà a Sochi, in Russia, dove incontrerà Vladimir Putin, con cui discuterà sulla situazione in Siria, cercando di spingere Mosca ad adottare una posizione favorevole verso la transizione politica del paese mediorientale. Il meeting tra il leader russo ed il leader turco sarà importante anche per migliorare i legami economici ed energetici tra Mosca ed Ankara, e per valutare la possibilità di alleviare le condizioni di concessione delle visa per gli uomini d’affari turchi che lavorano in Russia.

Il 14 e 15 maggio, Erdogan si recherà in Cina, dove parteciperà al Belt and Road Forum for International Cooperation, insieme a Putin e ad altri leaders regionali. Il presidente turco colloquierà con il presidente cinese, Xi Jinping, con cui dovrebbe firmare un accordo di cooperazione commerciale per rilanciare l’antica “via della seta” attraverso nuove infrastrutture.

Nella seconda metà di maggio, Erdogan incontrerà Trump. Il presidente americano, nel corso di un colloquio telefonico, il 18 aprile, si era congratulato con il leader turco per la vittoria al referendum ed aveva affermato: “Vediamoci faccia a faccia; la Turchia è molto importante per gli USA, vogliamo lavorare con voi”. In seguito ad a consultazioni diplomatiche, i due presidenti hanno concordato di vedersi per discutere di alcune questioni chiave. In primo luogo, Ankara cercherà di ottenere l’estradizione del chierico turco Fethullah Gulen, che la Turchia ritiene essere l’organizzatore del fallito colpo di Stato del 15 luglio 2016. In secondo luogo, verrà affrontata la questione della situazione in Siria e, nello specifico, del supporto americano alla Syrian Democratic Union Party (PYD) e al suo braccio armato, le People’s Protection Units (YPG), nelle operazioni per liberare Raqqa, e, infine, Erdogan e Trump discuteranno sul rafforzamento delle relazioni economiche bilaterali tra Ankara e Washington. Le YPG sono considerate un’organizzazione terroristica al pari del Kurdistan Workers’ Party (PKK) dalla Turchia; al contrario, gli USA sostengono che le YPG e il PKK siano due entità separate, e ritengono che il supporto delle TPG sia fondamentale per sconfiggere l’ISIS.

Infine, il 25 maggio, Erdogan si recherà a Bruxelles, dove incontrerà i principali leaders dell’UE, tra cui il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Junker, e il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk. Secondo alcune fonti presidenziali, la Turchia cercherà di riaprire la questione dell’accesso all’Unione, insieme alla liberalizzazione delle visa, e mirerà ad affrontare i casi del PKK e del movimento gulenista in Europa.

Il Presidente della Turchia, Erdogan. Fonte: Wikimedia Commons.

Il Presidente della Turchia, Erdogan. Fonte: Wikimedia Commons.

di Redazione

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