Filippine, leader di Abu Sayyaf morto negli scontri con l’esercito

Pubblicato il 13 aprile 2017 alle 7:09 in Asia Filippine

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Tra i militanti uccisi dalle forze dell’ordine delle Filippine negli scontri del 11 aprile c’era uno dei capi del gruppo Abu Sayyaf, responsabile del rapimento e dell’uccisione di alcuni ostaggi canadesi e tedeschi.

Le forze dell’ordine delle Filippine hanno ucciso sei militanti appartenenti al gruppo Abu Sayyaf –un’organizzazione islamista paramilitare fedele all’Isis – durante uno scontro a fuoco avvenuto nell’isola turistica di Bahol, martedì 11 aprile. 4 sono stati gli ufficiali dell’esercito Filippino ad aver perso la vita durante la collisione.

L’esercito, mercoledì 12 aprile, ha comunicato che tra i cadaveri dei militanti c’era anche quello di Muamar Askali, noto come Abu Rami, ex portavoce del gruppo Abu Sayyaf in passati episodi di rapimento ed estorsione di riscatti. Si tratta di un “leader del gruppo molto noto e responsabile di atrocità feroci”, ha commentato il capo delle forze armate delle Filippine, il generale Eduardo Ano.

Il gruppo islamista durante il 2016 ha decapitato due cittadini canadesi, John Ridsdel e Robert Hall, mentre un cittadino tedesco, Jurgen Kantner, ha avuto la stessa sorte nello scorso febbraio, dopo il rifiuto di versare un riscatto di 600mila dollari.

Secondo le informazioni diffuse dal generale Ano, Abu Rami stava cercando di farsi un nome all’interno del gruppo e mirava a una posizione di comando più influente. Sembra che fosse lui la guida dell’attacco ai resort turistici dell’isola di Bahol con l’obiettivo di rapire i turisti stranieri durante la Pasqua, un momento di festività importante per le Filippine di fede cattolica.

Prima dell’attacco, le ambasciate di Regno Unito, Usa, Canada e Australia avevano avvisato i loro cittadini di possibili attacchi e rapimenti durante le vacanze pasquali e sconsigliato I viaggi nelle isole di Cebu e Bohol. Dopo gli scontri l’isola è tornata in sicurezza e le forze dell’ordine hanno fermato gli altri militanti rimasti vivi, secondo il rapporto del generale Ano.

L’esercito ha dichiarato guerra aperta ad Abu Sayyaf sulle isole di Jolo e Basilan, ma combattere i militanti nelle zone densamente abitate diventa più difficile per le forze dell’ordine.

Il gruppo Abu Sayyaf è un gruppo paramilitare radicato nell’ideologia separatista e basato per lo più nel sud dell’arcipelago delle Filippine, nella zona di Mindanao. Le attività principali del gruppo sono banditismo e pirateria. I proventi ricavati dalle attività illecite vengono utilizzati per acquistare armi moderne e barche veloci, che diventano difficili da intercettare per l’esercito dotato di mezzi più lenti. Le imbarcazioni indonesiane, malesi e vietnamite subiscono spesso attacchi dal gruppo e gli equipaggi vengono frequentemente tenuti in ostaggio. Il governo delle Filippine si sta impegnando molto nella lotta alla pirateria e ha chiesto più volte l’aiuto della comunità internazionale per incrementare i controlli in mare.

L’altra grande preoccupazione del governo guidato da Rodrigo Duterte è rappresentata dai legami dei leader di Abu Sayyaf con l’Isis. Si teme, infatti, che nel perdere terreno in Medio Oriente alcune cellule dell’Isis possano stabilirsi nel sud delle Filippine, dove la maggioranza della popolazione è di fede musulmana. Il presidente Duterte si è detto preoccupato di una possibile “contaminazione” dell’Isis nel sud del suo paese.

Fregate della marina delle Filippine in pattuglia nelle acque del sud del Paese. Fonte: Wikipedia Commons

Fregate della marina delle Filippine in pattuglia nelle acque del sud del Paese. Fonte: Wikipedia Commons

 

di Redazione

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