Portaerei Usa in Corea, la tensione con Pyongyang aumenta

Pubblicato il 10 aprile 2017 alle 17:25 in Asia Corea del Nord

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La portaerei degli Stati Uniti naviga verso le acque del Mar di Corea, mentre Trump richiede una lista di opzioni per eliminare la minaccia posta dal nucleare nordcoreano, in vista di possibili ulteriori provocazioni da Pyonyang. Intanto, Kim Jong-un gioisce e ribadisce la necessità del nucleare per contrastare i possibili attacchi dagli Usa.

L’operazione militare degli Stati Uniti in Siria è stata un’occasione per il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un, per ribadire la necessità delle armi nucleari come difesa contro possibili aggressioni Usa. Donald Trump era consapevole dell’impatto che la sua decisione di bombardare le basi aree di Al-Assad avrebbe avuto sulla delicata questione della Corea. È questa probabilmente la ragione che lo ha spinto a spostare la portaerei Carl Vinson e l’unità navale che l’accompagna, verso le acque prossime alla penisola coreana.

La Corea del Nord ha denunciato l’operazione militare degli Stati Uniti in Siria come una “aggressione intollerabile” che “giustifica milioni di volte” la volontà di Pyongyang di dotarsi di armi nucleari.

Bandiera della Corea del Nord, Fonte: Wikipedia Commons

Bandiera della Corea del Nord, Fonte: Wikipedia Commons

Gli Stati Uniti non intendono cercare di rimuovere il regime di Kim Jong-un, ha dichiarato il segretario di stato Usa, Rex Tillerson, durante un’intervista televisiva andata in onda sulla ABC, domenica 09 aprile. “Non è quello il nostro obiettivo, quindi la presunta ragione alla base dello sviluppo di un programma nucleare in Corea del Nord [ovvero la difesa contro un attacco da parte degli Stati Uniti n.d.r.] è semplicemente poco credibile”, ha commentato Tillerson. Il Segretario di Stato ha ribadito le aspettative degli Usa nei confronti di un maggior coinvolgimento della Cina, maggiore alleato della Corea del Nord, per fermare la minaccia rappresentata dal nucleare. “La Cina ha affermato che aumenterà il suo impegno, perciò credo che dovremmo dar loro tempo per agire”, ha continuato Tillerson.

È comunque “prudente” in un momento come quello attuale, spostare la portaerei e l’unità che la segue nelle acque della penisola coreana, visto che la Corea del Nord è un rogue state, in possesso di armi nucleari e che porta avanti un atteggiamento provocatorio, secondo H.R: McMaster, consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. “Il presidente ha chiesto agli esperti della sicurezza di essere pronti a fornire un’ampia gamma di opzioni per rimuovere la minaccia rappresentata da Pyongyang”, ha commentato McMaster.

Pyongyang ha l’obiettivo dichiarato di sviluppare un missile balistico a lungo raggio in grado di colpire il continente americano. Le provocazioni dalla Corea del Nord sono aumentate in modo esponenziale tra la fine del 2016 e i primi mesi del 2017. Il 13 febbraio Pyongyang ha lanciato 4 missili nelle acque del Mar del Mar del Giappone. Ora gli analisti dell’intelligence statunitense e sudcoreana avvertono che Pyongyang potrebbe riuscire a terminare lo sviluppo di un missile a testata nucleare in grado di colpire gli Stati Uniti. Un missile balistico intercontinentale in mano a Pyongyang, significherebbe un aumento significativo della minaccia che impone alla sicurezza internazionale. La Corea del Nord sta portando avanti il suo programma di sviluppo missilistico e nucleare in violazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite che le intimano la denuclearizzazione.

In seguito all’ordine di attacco alla Siria da parte di Trump, quest’ultimo ha avuto una conversazione telefonica con Shinzo Abe, il premier del Giappone, durante la quale i due leader hanno ribadito l’importanza della cooperazione sulle minacce regionali, prima tra tutte quella della Corea del Nord.

L’attacco alla Siria e la reazione della Corea del Nord sono avvenute durante la prima visita del presidente della Cina, Xi Jinping, negli Stati Uniti. Il tema del nucleare di Pyongyang era una delle questioni più importante sull’agenda dei meeting tra Xi Jinping e Trump. Pochi giorni prima dell’incontro con la sua controparte cinese, Trump aveva minacciato di essere pronto ad agire da solo, se Pechino non si fosse dimostrata disposta ad avere un ruolo più attivo sulla questione nordcoreana.

di Redazione

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