Bombardamento Usa in Siria: un monito a Pyongyang?

Pubblicato il 7 aprile 2017 alle 11:20 in Asia Cina

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La Cina condanna l’utilizzo di armi chimiche in Siria, ma non si pronuncia sul bombardamento avviato dal presidente Donald Trump. Un intervento militare che sembra anche essere un monito alla Corea del Nord.

La decisione del presidente degli Stati Uniti di intervenire con un bombardamento mirato sulle basi dell’aviazione dell’esercito siriano con 50 missili da crociera, il 6 aprile 2017, avviene proprio durante la visita del presidente Xi Jinping e della first lady cinese, Peng Liyuan, alla residenza Mir-a-Lago di Trump, in Florida.

Il presidente della Repubblica Popolare Cinese non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito all’intervento militare degli Stati Uniti, ma dal Ministero degli Esteri di Pechino giunge la condanna totale dell’utilizzo di armi chimiche. “La posizione della Cina in merito alle armi chimiche è chiara. La Cina condanna l’utilizzo di armi chimiche da parte di qualsiasi paese, organizzazione o persona in ogni circostanza e con ogni tipo di obiettivo. Condanniamo dunque l’utilizzo di armi chimiche in Siria. Guardiamo con attenzione ai nuovi sviluppi della situazione siriana, attualmente la prima necessità è quella di evitare un’ulteriore peggioramento e cercare di tutelare la possibilità di una risoluzione politica della questione siriana”, ha dichiarato da Pechino la portavoce della diplomazia cinese, Hua Chunying.

L’intervento militare, autorizzato da Trump rapidamente e senza passare per il Congresso degli Stati Uniti, sembra essere una presa di posizione chiara e definisce una linea di confine chiara rispetto al suo predecessore, Barack Obama. Un intervento militare che sembra mandare un segnale chiaro non solo al regime di Assad in Siria, ma anche all’altro paese in possesso di armi chimiche e nucleari che continua a provocare gli Stati Uniti: la Corea del Nord.

La questione della Corea del Nord e del suo sviluppo di missili balistici e armi nucleari ha visto un’escalation continua negli ultimi mesi del 2016, raggiungendo il picco nei primi tre mesi del 2017 con la realizzazione di 4 test di lancio – l’ultimo il 5 aprile – e 2 test di motori per razzi. Gli Stati Uniti hanno più volte chiesto alla Cina di prendere una posizione più forte contro Pyongyang e di essere più attiva nella risoluzione della questione, Pechino ha deciso di interrompere le importazioni di carbone dalla Corea del Nord nel febbraio 2017.

Trump ha annunciato che tutte le opzioni – compresa quella militare – sono sul tavolo per risolvere le continue minacce di Pyongyang. Un’affermazione che all’alba dell’intervento militare in Siria sembra acquisire maggior valore. Il bombardamento delle basi aree di Assad potrebbe voler essere anche un messaggio chiaro nei confronti di Kim Jong-un. Un messaggio che mostra la prontezza di Trump nell’intraprendere la via militare se quella diplomatica non è sufficiente. I giornalisti cinesi chiedono a Hua Chunying se Pechino reputi che l’intervento in Siria possa essere anche un monito per Pyongyang, la portavoce, rispondendo, ribadisce la volontà cinese di riprendere la via del negoziato per risolvere la questione nordcoreana ed evitare l’uso della forza.

La questione della Corea del Nord e la via per la sua denuclearizzazione sono al primo posto sull’agenda degli incontri bilaterali tra Trump e Xi Jinping. Il presidente della Cina è arrivato in Florida il 6 aprile ed è stato ospite di Trump per cena, il 7 aprile si svolgeranno i colloqui bilaterali e sarà possibile comprendere se ci saranno mutamenti nelle posizioni delle due potenze mondiali.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

Bandiere di Usa e Cina. Fonte: Flickr

Bandiere di Usa e Cina. Fonte: Flickr

di Redazione

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