Controversia marittima tra Israele e Libano

Pubblicato il 3 aprile 2017 alle 9:51 in Israele Medio Oriente

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All’inizio di questo mese, il nuovo governo libanese, guidato dal presidente, Michel Aoun, ha pubblicato una gara d’appalto per esplorare le riserve di gas e petrolio non sfruttate che si trovano nel Mediterraneo orientale.

Il ministro libanese di energia e acqua, Cesar Abou Khalil, ha detto che le risorse offshore potrebbe essere un importante impulso economico per il paese in un momento in cui la sua sicurezza finanziaria, vale a dire il turismo, ha preso un colpo importante a causa della guerra in corso nella vicina Siria.

Il destino del progetto è ora in pericolo dopo che Israele in questi giorni ha affermato che la zona marittima al largo delle coste del confine tra Israele e Libano è “territorio israelianoe quindi dovrebbe essere posta sotto il controllo sovrano di Israele. Dopo il proclama il governo israeliano ha annunciato che la Knesset presto voterà un disegno di legge per definire chiaramente dove si trova il suo confine economico-marittimo con il Libano. In risposta la settimana scorsa, il presidente del parlamento libanese, Nabih Berri, ha dichiarato che il disegno di legge israeliano verrà considerato “un nuovo attacco alla sovranità del Libano“. “La recente decisione presa di posizione da parte di Israele su queste acque territoriali è pari a una dichiarazione di guerra contro il Libano“, ha annunciato ai media locali.

L’area rivendicata da entrambi i paesi si estende su una distesa triangolare di circa 800 km², ricca di risorse naturali, quali gas e petrolio.

Tale azione arriva sulla scia di anni di iniziative fallite da parte degli Stati Uniti e delle Nazioni Unite di mediare una soluzione pacifica sulla controversia marittime della zona.

In caso la Knesset approvasse il nuovo disegno di legge, Israele otterrebbe una giustificazione politica per annettere il territorio, questo è il modo più efficace per posizionarlo sotto la sovranità israeliana, allo scopo di raccogliere le risorse naturali che si trovano lì.

Elias Khoury, una giornalista di Beirut, che ha iniziato ad indagare sulla questione dal 2007, ha spiegato ad Al Jazeera che le minacce di Israele sull’annessione sono inaccettabili. “Sia il Libano che Israele stanno ufficiosamente esplorando quelle acque ormai da anni, e c’è stato un tacito accordo per rimanerne fuori da entrambi le parte“, ha affermato. Ha poi proseguito: “Ma il governo di Aoun ha rotto lo status quo di recente, annunciando la sua intenzione di cercare gas e petrolio, ufficializzando che tale zona è territorio libanese”.

Dopo la notizia scoppiata all’inizio della settimana scorsa del disegno di legge proposto dalla Knesset, importanti legislatori del governo di Aoun hanno fatto presente che il Libano non darà il suo territorio marittimo a Israele.

Entrambi i paesi hanno reclamato questo territorio per decenni, ma la disputa è stata esacerbata a seguito di accordi marittimi separati e siglati con Cipro, firmato dal Libano nel 2007 e da Israele nel 2010.

Le sovrapposizioni dei confini di entrambi i paesi ha causato una lite diplomatica che ha finito per portarli ad accusarsi l’un l’altro di furto territoriale.

Ramat Jalloh, specialista in diritto marittimo dell’International Maritime Law Institute (IMLI), ha chiarito ad Al Jazeera che l’annessione unilaterale non è un’opzione legale. “Il diritto internazionale è molto chiaro su questo punto, nei casi in cui due Stati condividono una zona marittima o un confine, ad esempio per quanto riguarda Israele e Libano, si è soliti dividere il territorio tra gli Stati che si trovano nei pressi di quella zona marittima”, ha detto Jalloh. “Una soluzione dovrebbe essere sempre raggiunta attraverso trattati o accordi bilaterali reciproci. In altre parole, entrambe le parti devono incontrarsi a metà”.

Un funzionario del ministero libanese della difesa nazionale, che ha voluto mantenere l’anonimato, è pronto a respingere l’idea: “Ci sono due ragioni per cui Israele non condividerà quel territorio”. “In primo luogo, bisogna prendere in considerazione il comportamento di Israele per quanto riguarda le altre dispute territoriali con il Libano, ad esempio per le fattorie di Shebaa, che ancora occupano, o anche per le alture siriane del Golan. Non hanno l’incentivo a lasciare, perché nessuno li spinge a farlo, possono prendere le zone quando vogliono impunemente“, ha detto. “Anche gli Stati Uniti li hanno sostenuti in questo e ora hanno l’appoggio di Trump. In secondo luogo, si prevede con certezza che ci siano circa 865 milioni di barili di petrolio e 96 trilioni di metri cubi di gas in quella zona, Israele combatterà con le unghie e con i denti per ottenerli“.

I funzionari libanesi continuano ad affermare che l’intero triangolo del territorio rientra nella zona economica esclusiva del Libano, e che la decisione di Israele  equivarrebbe a una violazione della sovranità libanese.

La zona economica esclusiva (ZEE), è sancita dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del Mare e dice che uno Stato ha diritti speciali oltre all’esplorazione e all’utilizzo delle risorse marine nelle sue acque costiere.

Tuttavia la crescita economica stagnante e l’aver ospitato più di un milione di profughi siriani, hanno prosciugato le casse del Libano.

Presidente libanese, Michel Aoun. Fonte: Wikipedia

Presidente libanese, Michel Aoun. Fonte: Wikipedia

di Redazione

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