Il ministro degli esteri turco ha dichiarato che il suo paese avrebbe fatto pressioni su Hamas per riconoscere lo Stato di Israele

Pubblicato il 1 aprile 2017 alle 7:03 in Medio Oriente Palestina

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Il 22 marzo, nel corso di un incontro presso il National Press Club di Washington, il ministro degli esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha dichiarato che la Turchia avrebbe fatto pressione su Hamas perché abbandonasse la resistenza armata, così da potersi impegnare nei negoziati con Israele e che l’organizzazione si sarebbe mostrato disponibile a riconoscere lo Stato ebraico. Tuttavia, Cavusoglu non ha specificato quando la Turchia ha effettuato tale richiesta ad Hamas.

Lo stesso giorno, il sito web Al-Mayadeen, vicino all’Iran, citando una fonte di Hamas in condizione di anonimato, ha commentato le dichiarazioni di Cavusoglu. La fonte avrebbe dichiarato che la Turchia ha fatto pressioni per il riconoscimento di Israele, ma che comunque Hamas non è obbligato a seguire le sue indicazioni. Nel frattempo, Hamas ha rilasciato una dichiarazione ufficiale, in cui ha smentito la notizia fatta circolare dai media secondo cui il movimento stesse cedendo alle sollecitazioni turche, descrivendo quanto detto come menzogne e false accuse. Il portavoce di Hamas, Fawzi Barhoum, ha spiegato ad Al-Monitor: “Quanto riportato dai media è falso. Tutti sanno che la posizione di Hamas sulla faccenda è ferma sul rifiuto di riconoscere l’entità sionista. Invito i media a essere più attenti e professionali prima di diffondere notizie e invenzioni che distorcono i fatti, danneggiano Hamas e distorcendo le sue posizioni”.

Dal canto suo, il ministero degli esteri turco non ha rilasciato ulteriori dichiarazioni che chiariscano il suo annuncio. Di fatto, però, Hamas nel suo comunicato ufficiale non ha denunciato le affermazioni di Cavusoglu, ma ha condannato solo i media che hanno fatto circolare la notizia, rivelando così la possibile riluttanza di Hamas ad avere un confronto diplomatico con la Turchia.

Il membro del Consiglio Rivoluzionario di Fatah e capo del comitato politico al Consiglio Legislativo Palestinese, Abdullah Abdullah, ha dichiarato ad Al-Monitor: “La Turchia sta cercando di convincere Hamas del fatto il processo di pace e le trattative con Israele non contraddicano la carta palestinese, dal momento che la Turchia ha rapporti stretti con Hamas. E il movimento stesso vuole mantenere buone relazioni con questo paese”. Ha poi aggiunto: “I leader militari di Hamas hanno bisogno di soldi e armi dall’Iran perché la Turchia non glieli fornisce. Ma, in generale, Hamas si sente più vicino alla Turchia piuttosto che all’Iran. Per questa ragione farà più attenzione a non irritare la Turchia. Quest’ultima sostiene la Fratellanza Musulmana, a cui Hamas è affiliato. La Turchia si considera tra i principali paesi sunniti concorrenti con l’asse iraniano sciita nella regione”.

Questa non è la prima volta che Cavusoglu sottolinea gli sforzi della Turchia, per convincere Hamas a riconoscere Israele. Nel gennaio del 2015, ha affermato che la Turchia è uno dei paesi che maggiormente hanno contribuito a fare la differenza nella linea politica passata e attuale di Hamas. Nelle parole del ministro degli esteri turco: “Siamo convinti che per il raggiungimento di una soluzione politica sia necessario che Hamas riconosca Israele”. Hamas non rilasciò alcuna dichiarazione in proposito.

Ahmed Yousef, che ha buoni rapporti con i funzionari turchi ed è un ex consigliere politico di Ismail Haniyeh, vice presidente dell’ufficio politico di Hamas, ha dichiarato ad Al-Monitor: “I turchi cercano una soluzione al conflitto con Israele. Date le relazioni della Turchia sia con Hamas che con Israele, si sta cercando di implementare gli sforzi per raggiungere un accordo che stabilisca uno Stato palestinese secondo i confini del 1967 e si stanno cercando di attenuare le posizioni di Hamas, riducendo la pressione sul movimento e dando l’impressione che Hamas stia esaminando una soluzione politica. Forse la riconciliazione turco-israeliana, avvenuta nel giugno 2016, ha ulteriormente consolidato la mediazione turca tra Hamas e Israele, l’interesse della Turchia per i diritti dei palestinesi e il suo contributo all’allentamento dell’assedio ai danni del movimento, convincendo Israele ad accettare soluzioni politiche”.

Hamas e la Turchia si erano scontrate qualche settimana fa, quando il primo ministro turco Binali Yildirim e il suo vice Mehmet Simsek avevano condannato l’attacco palestinese di Gerusalemme del 9 gennaio, che ha causato la morte di quattro soldati israeliani. Lo stesso giorno, Hamas aveva subito espresso la sua disapprovazione per la presa di posizione turca e affermato che la resistenza è un diritto legittimo nella legislazione internazionali e che le azioni di Israele contro il popolo palestinese sono atti terroristici.

Il 20 marzo, durante una conferenza all’Università di Tel Aviv, l’ambasciatore turco in Israele, Kemal Okem, ha annunciato che il suo paese non supporta Hamas, ma piuttosto la gente della Striscia di Gaza, per cui intende ridurre la loro sofferenza.

Ali Bakir, un ricercatore indipendente in Turchia, che è vicino a politici turchi, ha dichiarato ad Al-Monitor: “La Turchia sostiene un processo di pace giusto e la creazione di uno Stato palestinese indipendente, secondo i confini del 1967, e incoraggia tutte le parti a muoversi in questa direzione; Israele dovrà eventualmente mantenere i propri impegni e Hamas dovrà essere d’accordo. Tuttavia, la Turchia può solo consigliare Hamas. Non credo che il movimento ceda alle pressioni turche o che la Turchia abbia fatto pressione per cominciare tale processo, in quanto Israele non ha preso alcun impegno. Hamas sta ancora preparando un documento politico, che è un passo importante e il risultato di un’introspezione e dei negoziati con i paesi della regione, tra cui la Turchia”.

Un funzionario palestinese del ministero degli esteri a Ramallah ha detto ad Al-Monitor in condizione di anonimato: “La Turchia, che ha buoni rapporti con Hamas, non nasconde i suoi sforzi per domare l’organizzazione e per migliorare la sua immagine di fronte alla comunità internazionale, con lo scopo di dimostrare che il movimento è in grado di gestire la leadership palestinese, sia bypassando il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, sia tenendolo dalla parte di Hamas. Prolungando la pace tra Israele e Hamas a Gaza per gli anni a venire, la Turchia sta spianando la strada per un suo potenziale ruolo nella Striscia di Gaza. Il documento politico di Hamas sarà presto rilasciato, e rifletterà una nuova retorica che vuole uno Stato palestinese secondo i confini del 1967”.

Il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, ha rapporti personali e stretti con Hamas, per lo più con l’ex capo dell’ufficio politico, Khaled Meshaal, che è un ospite costante ad Ankara, l’ultima volta nel mese di dicembre. La Turchia ha accolto diversi ex detenuti di Hamas, che sono stati rilasciati dalle prigioni israeliane, come parte della transazione di scambio avvenuta tra Hamas e Israele nel 2011. Il movimento si è anche congratulato con Erdogan per le misure messe in atto per contrastare il tentativo di colpo di stato avvenuto nel mese di luglio. La Turchia spera che questa armonia con Hamas impegnerà il movimento nel processo di pace, ma l’elezione di Yahya Sinwar, considerato un leader radicale e pro-Iran, alla fine di febbraio potrebbe far fallire i piani della Turchia.

il ministro degli esteri turco, Mevlut Cavusoglu. Fonte: Wikimedia Commons

Il ministro degli esteri turco, Mevlut Cavusoglu. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

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