Sud delle Filippine, militanti di Abu Sayyaf continuano rapimenti

Pubblicato il 23 marzo 2017 alle 15:28 in Asia Filippine

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I militanti islamici del sud delle Filippine hanno catturato due membri dell’equipaggio di una nave da carico, a poche ore di distanza dal salvataggio di due cittadini della Malesia tenuti in ostaggio per più di otto mesi dagli stessi militanti.

La nave da carico proveniente dalla zona centrale del paese, era in viaggio verso General Santos City, sull’isola di Mindanao nel sud delle Filippine, quando è stata intercettata dai militanti e due membri dell’equipaggio, il capitano e il capo ingegnere, sono stati catturati. Questa la ricostruzione del luogotenente Alvin Dagalea, della marina delle Filippine. Le informazioni sono ancora confuse, ma gli inquirenti sospettano che dietro l’attacco alla nave ci sia il gruppo ribelle Abu Sayyaf.

L’attacco è avvenuto a poche ore di distanza dall’operazione di salvataggio di due cittadini della Malesia tenuti prigionieri per otto mesi e ritrovati nelle acque a largo dell’isola di Pata, nell’arcipelago di Sulu. I due uomini erano stati catturati nel luglio 2016 durante l’assalto alla loro nave avvenuto a largo delle coste dello stato malese di Sabah. I due ostaggi sono stati trovati in condizioni cagionevoli abbandonati poco lontano dal rifugio dei militanti, secondo il comunicato delle forze dell’ordine delle Filippine.

Abu Sayyaf è uno dei principali gruppi paramilitari islamici attivi nelle isole meridionali delle Filippine. Fondato nei primi anni Novanta da un cittadino filippino musulmano che aveva militato nella Brigata Internazionale Musulmana durante l’invasione in Afghanistan, il gruppo combatte da quasi 30 anni lo Stato a maggioranza cattolica, in cui aspira a creare una provincia indipendente. I fondi per la creazione del gruppo sembra provenissero direttamente da Osama Bin Laden e Al’Qaeda. Obiettivo dell’organizzazione è istituire  un’entità panislamica nel Sud-est asiatico, che comprenda in particolare l’isola di Mindanao, le Isole Sulu, il Borneo, la Malesia, l’Indonesia, le isole del Mar Cinese e la penisola Malese. Il gruppo, piccolo per dimensioni, ma molto violento, è basato nel sud delle Filippine ed è ben noto in patria per rapimenti, decapitazioni, attentanti con ordigni esplosivi ed estorsione. Difficilmente le persone che vengono prese in ostaggio vengono liberate senza ottenere un riscatto. Il gruppo avrebbe ancora 23 ostaggi stranieri provenienti da Indonesia, Malesia e Vietnam e 6 cittadini filippini. Nel febbraio scorso, il gruppo, che ha giurato fedeltà all’Isis, ha decapitato un proprietario di yacht tedesco perché non è riuscito a ottenere un riscatto per la sua vita.

Il presidente Duterte ha chiesto l’aiuto dei sindaci delle zone del sud del Paese per poter gestire al meglio la minaccia rappresentata dai militanti e ha anche minacciato di applicare la legge marziale se la situazione non migliorerà. Secondo il Ministro della Difesa, Delfin Lorenzana, i rapimenti e le azioni di Abu Sayyaf sono una vergogna nazionale. Il numero di ostaggi presi dal gruppo di militanti è aumentato da 18 a 31 da quando Duterte è entrato in carica, lo scorso giugno 2016.

Gli ufficiali delle forze dell’ordine delle Filippine sono preoccupati che nella regione di Mindanao possa verificarsi una situazione che definiscono “tipo-Somalia”, a meno che non si intervenga in modo tempestivo. I rapimenti in mare nel 2016 hanno raggiunto un record storico, con un aumento dei casi nelle acque del Sud delle Filippine che divengono sempre più pericolose, secondo i dati dell’Ufficio Marittimo Internazionale.

Fregate della marina delle Filippine in pattuglia nelle acque del sud del Paese. Fonte: Wikipedia Commons

Fregate della marina delle Filippine in pattuglia nelle acque del sud del Paese. Fonte: Wikipedia Commons

 

 

di Redazione

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