Gli Stati Uniti boicottano il dibattito per i diritti tenuto dal Consiglio delle Nazioni Unite

Pubblicato il 21 marzo 2017 alle 7:03 in Israele Medio Oriente

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Lunedì 20 marzo gli Stati Uniti hanno boicottato una sessione del Consiglio per i diritti umani concentrata sulle aree palestinesi, dichiarando che la revisione periodica mostra “una polarizzazione di lunga data contro Israele”, la quale minaccia la “credibilità” dell’ONU.

Israele è l’unico paese che deve affrontare l’esame della sua situazione riguardo ai diritti della “Palestina e degli altri territori arabi occupati” con questa frequenza.  La sessione corrente, della durata di quattro settimane, si concluderà Venerdì. L’ambasciatrice statunitense presso le Nazioni Unite, Nikki Haley, in un comunicato, ha denunciato la situazione. “Non è la Siria, dove il regime ha sistematicamente ucciso e torturato il suo stesso popolo“, ha affermato. “Non è l’Iran, dove le impiccagioni pubbliche sono all’ordine del giorno. Non è la Corea del Nord, in cui il regime utilizza campi di lavoro forzato per obbligare il popolo alla sottomissione. È Israele, l’unica democrazia del Medio Oriente” a essere sotto analisi.

In una lettera il Segretario di Stato americano, Rex Tillerson, ha spiegato che gli Stati Uniti non avrebbero prolungato oltre la loro partecipazione, a meno che il Consiglio non subisca “una notevole riforma”. “Le azioni di oggi in sede di Consiglio sono una riconferma dei pregiudizi contro Israele”, ha affermato Mark Toner, portavoce del Dipartimento di Stato in un comunicato. “Nessun altro paese ha un intero punto dell’agenda ad essa dedicato dal Consiglio. Il persistere di questa situazione è tra le più grandi minacce alla credibilità del Consiglio”.

In più di 230 risoluzioni specifiche per paese oltre un quarto sono focalizzate su Israele, le cui politiche nelle aree palestinesi hanno sollevato per decenni preoccupazioni sui diritti.

Il relatore speciale delle Nazioni Unite per “i diritti nei territori palestinesi occupati da Israele”, Michael Lynk, ha spiegato che “le unità abitative israeliani sono aumentate a un ritmo allarmante” quest’anno. Riguardo a ciò, i detrattori del governo israeliano ritengono che gli insediamenti siano illegali e che rappresentino un ostacolo alla pace, in quanto riducono drasticamente i possedimenti palestinesi in Cisgiordania, a Gerusalemme Est e nella Striscia di Gaza. Dal canto loro, Israele ha risposto alle accuse facendo riferimento ai legami biblici, storici e politici con quei territori, e invocando esigenze di sicurezza.

Bandiera di Israele. Fonti: Wikipedia

Bandiera di Israele. Fonti: Wikipedia

di Redazione

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