Cina: le nostre porte saranno sempre più aperte

Pubblicato il 19 marzo 2017 alle 7:09 in Asia Cina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Va bene pensare prima agli affari interni, ma non è possibile farlo chiudendo le porte del paese, le nostre saranno sempre più aperte. Queste le parole del primo ministro della Cina, Li Keqiang, per descrivere il ruolo di avvocato della globalizzazione e dell’apertura del suo paese sulla scena internazionale.

Gli Stati Uniti sembrano voler ridimensionare il loro ruolo sullo scacchiere internazionale per seguire lo slogan del presidente Trump “America first”, prima l’America. In quest’ottica, uno dei primi provvedimenti di Donald Trump è stato siglare l’uscita del suo paese dal TPP, l’accordo di Partenariato Transpacifico che prevedeva la creazione di una zona di libero scambio tra i paesi che si affacciano sull’Oceano Pacifico.

Il ruolo della Cina come attore economico e politico internazionale, intanto, sembra in ascesa. Pechino si fa sempre più portavoce e avvocato del libero scambio, di un’economia aperta e globalizzata, soprattutto dopo lo storico intervento del presidente Xi Jinping al World Economic Forum di Davos. Nonostante ciò, Trump ha accusato la Cina di avere un rapporto commerciale con gli Usa sbilanciato e di non aprire del tutto la sua economia alle aziende straniere.

Cosa farà il governo di Pechino per aumentare la fiducia della comunità internazionale nei suoi confronti e per promuovere il libero scambio e l’apertura economica di cui si fa portavoce? A rispondere a questa domanda è il Primo Ministro, Li Keqiang, durante la conferenza stampa annuale tenutasi a conclusione delle due sessioni del parlamento cinese, mercoledì 15 marzo.

La posizione della Cina è chiara e inequivocabile, afferma Li Keqiang, “in ogni caso tuteleremo la globalizzazione economica e ci faremo promotori del libero scambio. Questo è il tipo di apertura che vogliamo portare avanti”. La globalizzazione, agli occhi dei leader cinesi, è un processo che vede solo vincitori, ma è impossibile nascondere che lungo la strada possano esserci problematiche da risolvere o divisioni. “Queste però non devono essere considerate problemi intrinseci alla globalizzazione, perché emergono di conseguenza ad essa. La Cina è pronta a unirsi agli altri paesi per migliorare insieme il sistema di governance economica globale”, spiega Li Keqiang. La globalizzazione è inscindibile dallo sviluppo pacifico del mondo intero, sono una cosa sola. “Se chiudiamo le porte ai nostri vicini, se li vediamo come nemici, non risolveremo mai i problemi”, continua il premier.

Li Keqiang non riprende direttamente le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti in merito al protezionismo economico e alla volontà di mettere gli Stati Uniti prima di tutto, ma nelle sue parole il riferimento è evidente. “La Cina deve impegnarsi prima di tutto nel sistemare gli affari interni, ma se chiudesse le porte non riuscirebbe a farlo, perciò apriremo le porte ancora di più”, dichiara il Premier. L’apertura non è un processo semplice, Li Keqiang lo definisce tortuoso e si sofferma ad analizzare il progresso registrato dal suo paese negli ultimi anni.

La Cina nel 2016 è stato il paese con il maggiore volume di investimenti diretti esteri tra i paesi in via di sviluppo, pari a 126 miliardi di dollari. La posizione della Cina nella classifica degli ambienti di business stilata dalla Banca Mondiale è salita di 18 posti dal 2013 al 2016. Il processo di apertura delle città cinesi continua e dalla sola zona di libero di scambio di Shanghai, attualmente se ne contano 11 sparse in diverse province. Nel mese di maggio 2017 si terrà a Pechino il vertice per la cooperazione internazionale “Belt and Road Summit” nel quadro del progetto della Nuova Via della Seta atto ad accrescere l’apertura e la cooperazione.

Nel più ampio quadro della tutela del libero scambio a livello internazionale, Li Keqiang ha auspicato l’impegno di tutti i paesi, perché “la terra è un bene comune di tutti gli uomini che la abitano”. La Cina, ha affermato il premier, è aperta e disponibile ad accogliere le proposte per creare meccanismi di cooperazione commerciale o aree di libero scambio regionali che favoriscano l’apertura. Subito dopo la retrocessione degli Stati Uniti dal Partenariato Transpacifico, gli altri paesi membri dell’accordo, come l’Australia, hanno auspicato l’ingresso della Cina, precedentemente esclusa o la creazione di un nuovo accordo multilaterale con la partecipazione attiva di Pechino.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

Porta aperta in Cina, la "politica dell'apertura" in inglese "open door policy" è stata avviata da Deng Xiaoping nel 1978. Fonte: Wikipedia Commons

Porta aperta in Cina, la “politica dell’apertura” in inglese “open door policy” è stata avviata da Deng Xiaoping nel 1978. Fonte: Wikipedia Commons

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.