La cooperazione tra USA e Cina in Africa

Pubblicato il 15 marzo 2017 alle 13:53 in Cina USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Nel primo mese della presidenza di Donald Trump, le tensioni tra gli USA e la Cina sono cresciute.

Alcune questioni, quali le politiche commerciali, il ruolo nel Mar Meridionale cinese e le relazioni con Taiwan, hanno fatto riemergere lo spettro di una competizione serrata tra le due superpotenze. Per di più, dal momento che la nuova amministrazione americana vede nell’Africa un ulteriore terreno di possibili scontri con la Cina, la Casa Bianca ha iniziato a valutare quali siano le mosse migliori per contenere l’espansione della Cina nel continente.

Nonostante l’inevitabile competizione, Cina e USA condividono diversi interessi che, se conciliati in modo armonioso, potrebbero essere un importante punto di partenza per accrescere la cooperazione e ridurre le tensioni. In un articolo pubblicato su Foreign Affairs, Mohamed Ibn Chambas, Princeton N. Lyman, Jianhua Zhong e John Goodman spiegano che americani, africani e cinesi sono tutti convinti che l’intervento in Africa sia necessario per aumentare la crescita e lo sviluppo economico, combattere le malattie, limitare i conflitti, migliorare la stabilità politica e combattere l’estremismo violento e la criminalità organizzata. Pertanto, esisterebbero le premesse per una maggiore collaborazione che beneficerebbe, in primo luogo, agli Stati africani, e, in secondo luogo, la Cina e gli USA.

Pechino e Washinton hanno già cooperato in diverse occasioni.

Insieme all’Unione Africana (AU) e all’Intergovernmental Authority on Development (IGAD), i due paesi sono intervenuti per avviare il processo di pace tra il Sudan e il Sud Sudan, cercando di diminuire la competizione intorno al petrolio. Dal 2010, la Cina e gli USA conducono operazioni contro i pirati nel Corno d’Africa. Nel 2014, i due Stati hanno collaborato per aiutare la regione ad uscire dalla crisi dell’Ebola che si era sviluppata nell’Africa occidentale. Tuttavia, negli ultimi anni, nonostante le autorità cinesi ed americane si fossero ripromesse di rafforzare la cooperazione nel continente africano, soltanto alcuni progetti sono andati in porto e, a causa delle nuove tensioni, c’è il rischio che Cina e USA si possano allontanare anche in quei settori in cui si erano avvicinati per cooperare.

Gli autori suggeriscono che, per far decollare definitivamente una stretta cooperazione in Africa, Pechino e Washington dovrebbero focalizzarsi su tre steps fondamentali: supportare le operazioni di peacekeeping in modo più efficiente; replicare i progetti che hanno giù avuto esiti positivi; unirsi nella lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata.

Le operazioni di peacekeeping sono il pilastro della sicurezza dell’Africa. L’80% del budget che le Nazioni Unite dedicano a tali operazioni viene speso nel continente, dove la Cina e gli USA giocano un ruolo importante, portando avanti anche programmi individuali. Cinesi e americani sono inoltre i principali finanziatori delle missioni di peacekeeping in tutto il mondo, dal momento che coprono rispettivamente il 10% ed il 28% del budget complessivo delle UN dedicato agli interventi di mantenimento e di costruzione della pace.  Nel settembre 2015, il presidente cinese, Xi Jinping, ha promesso di mettere a disposizione delle Nazioni Unite più di 8,000 truppe cinesi per i fronteggiare le situazioni di crisi ed emergenza mentre gli USA hanno offerto il proprio sostegno strategico. Sul piano delle iniziative individuali, dal 2014, il precedente presidente americano, Barack Obama, ha inaugurato la Peacekeeping Rapid Response Partership, con cui Washington ha fornito 110 milioni di dollari a Etiopia, Gana, Rwanda, Senegal, Tanzania ed Uganda, per aiutarli a sviluppare le proprie capacità di peacekeeping. La Cina, invece, nel settembre 2015, ha fornito 100 milioni di dollari all’Unione Africana, stabilendo una serie di programmi bilaterali per aiutare gli Stati dell’Africa a sviluppare le proprie competenze per il mantenimento della pace.

L’impegno e l’interesse comune ad aiutare l’Africa da parte degli USA e della Cina è chiaro. Tuttavia, dal momento che i due paesi stentano a condividere le informazioni sulle proprie attività, non solo rischiano di investire in progetti inefficienti, ma potrebbero anche danneggiare gli sforzi dell’altro. Secondo gli autori dell’articolo, Pechino e Washington dovrebbero superare questo limite e coordinare meglio le operazioni di peacekeeping, in modo da rendere i rispettivi impegni più efficaci.

Per quanto riguarda il secondo step, Cina e USA dovrebbero prendere in esempio progetti passati che hanno avuto esiti positivi, e riproporli per raggiungere nuovi obiettivi.

Nel 2008, una coalizione internazionale operante sotto la guida delle Nazioni Unite, ha condotto operazioni per contrastare la pirateria nel Golfo di Aden. Grazie alla condivisione di informazioni, al coordinamento delle proprie navi e all’assistenza fornita alle autorità somale, la pirateria è stata drasticamente ridotta, passando da 263 attacchi nel 2010, ad un solo attentato alla data del settembre 2016. La Cina e gli USA potrebbero prendere questo esempio come modello, per replicare simili operazioni nel Golfo di Guinea, un’area dove la sicurezza marittima è minacciata da molti anni. Secondo l’International Maritime Bureau, nel 2015 si sono verificati 54 atti di pirateria nella regione, mentre nel 2016 sono stati rapiti 44 marinai. Se non verranno presi provvedimenti, questi continui attacchi potrebbero danneggiare lo sviluppo economico dell’Africa occidentale, causare nuovi flussi migratori, aumentare i costi di spedizione delle merci e mettere in pericolo i marinai. L’insicurezza della regione potrebbe, inoltre, favorire il traffico si esseri umani, droghe e armi, permettendo di sviluppare ulteriori tratte verso il Sud America e l’Europa. Dal momento che una delle principali cause della pirateria nel Golfo di Guinea è da attribuire ai governi deboli, i quali non sono in grado di gestire la situazione, sarebbe necessaria l’istituzione di un forum tra gli Stati dell’Africa occidentale e centrale, attraverso cui i paesi potrebbero scambiare informazioni riguardo alle reciproche attività marittime. Una volta operativo, un organo del genere potrebbe permettere agli USA e alla Cina di intervenire, coordinando i propri programmi di supporto alla regione, e rendendo più efficiente il lavoro di ognuno.

Infine, per quanto riguarda la lotta congiunta al terrorismo e alla criminalità organizzata, Pechino e Washington, potrebbero svolgere un ruolo molto importante. L’Africa occidentale, il Golfo di Guinea ed il Sahel sono aree che hanno offerto terreno fertile a diversi gruppi terroristici. Organizzazioni come al-Qaeda, nel Maghreb islamico, e Boko Haram – basato nel nord della Nigeria, ma che ha colpito anche in Burkina Faso, Costa d’Avorio, Mali e Niger – hanno posto, e continuano a porre una grave minaccia a tutta la regione, causando crisi umanitarie ed economiche. In questo contesto, gli USA e la Cina potrebbero aiutare gli interventi che già sono in corso da parte di ECOWAS,  organizzazione internazionale formata da 15 Stati dell’Africa occidentale, e dal Lake Chad Basin Commission, organizzazione  intergovernativa formata da 8 paesi africani, per far arrivare gli aiuti nelle aree più remote, via mare o per via aerea. Inoltre, insieme all’Unione Europea ed a altri donatori, Pechino e Washington potrebbero fornire sostegno finanziario e assistenza per migliorare le competenze dei governi nella lotta alla criminalità e al terrorismo.

In conclusione, nonostante le aree di cooperazione siano diverse, è necessario considerare gli ostacoli alla collaborazione tra USA, Cina e gli Stati africani. Oltre ad essere in competizione sul piano militare, commerciale e politico, Pechino e Washinton presentano approcci differenti riguardo alle relazioni con l’Africa. Mentre la Cina rimane legata al principio del non-intervento e della non-interferenza negli affari degli altri Stati, gli USA sono sempre stati favorevoli al coinvolgimento del proprio governo in questioni estere, attraverso programmi e iniziative di aiuti.

Gli autori suggeriscono che le rivalità tra la Cina e gli Sati Uniti continueranno a persistere in diversi ambiti, nonostante Trump non si sia ancora pronunciato su tali questioni e pur esistendo un interesse comune a cooperare per rafforzare la stabilità del continente africano.

Bandiera americana e bandiera cinese. Fonte: Wikimedia Commons

Bandiera americana e bandiera cinese. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.