Il Sinai: tra l’esercito egiziano e l’ISIS

Pubblicato il 14 marzo 2017 alle 13:03 in Africa Egitto

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Nord del Sinai, in Egitto, è divenuta un’area particolarmente propizia per le cellule dell’ISIS. Dal 2012 al 2015, nella regione, si sono verificati più di 400 attacchi, che hanno colpito soprattutto gli agenti delle forze di sicurezza locali.

La città di El-Arish, nello specifico, sta offrendo un terreno molto fertile per il reclutamento di nuovi jihadisti. Lo scorso 9 gennaio, l’ISIS ha rivendicato gli attacchi contro due check-points della polizia egiziana, in cui sono morti 8 agenti. Quattro giorni dopo, il ministro degli interni egiziano, Magdy Abdel Ghaffar, ha reso noto che 10 terroristi erano stati uccisi dalle forze di sicurezza locali nel corso di operazioni per colpire i militanti legati all’ISIS. Tra di loro, nei giorni seguenti, sono stati riconosciuti sei individui appartenenti a diverse famiglie di beduini del Nord del Sinai, le quali hanno accusato le forze di sicurezza egiziane di aver ucciso ingiustamente i propri parenti che, a loro avviso, non avevano niente a che fare con i jihadisti. Di conseguenza, alcune tribù si sono rifiutate di incontrare il ministro Ghaffar, minacciando di iniziare una campagna di disobbedienza se i soldati egiziani non avessero rilasciato immediatamente diversi individui presi in custodia, sui quali sono in corso indagini per scoprire eventuali legami con lo Stato Islamico.

Maged Atef, in un articolo pubblicato su Foreign Affairs, spiega che la maggioranza dei residenti del Nord del Sinai è composta da famiglie tribali di beduini, le quali gestiscono tutte le attività economiche della regione. Se i capi di queste tribù decidessero di interrompere la cooperazione con la polizia e l’esercito egiziano, i servizi di sicurezza nazionali si troverebbero in una situazione molto difficile, soprattutto alla luce dei numerosi attentati che l’ISIS sta effettuando nell’area.

Il Nord del Sinai è una regione che, negli ultimi anni, è stata teatro di diversi avvenimenti legati al terrorismo. In seguito al rovesciamento del presidente egiziano Hosni Mubarak, nel 2011, centinaia di islamisti hanno fatto ritorno in patria dall’Afghanistan, decidendo di stabilirsi nel Sinai.  Quando, nel 2013, il successivo presidente Mohamed Morsi è stato rimosso, gli islamisti hanno cominciato a condurre operazioni contro le forze di sicurezza della regione compiendo attacchi terroristici in modo sistematico. Nel corso del tempo, diverse aree sono state evacuate, molti residenti sono stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni, e l’esercito egiziano, con le progressive infiltrazioni dell’ISIS nella Penisola, ha cominciato a perdere il supporto popolare.

Ad aggravare la situazione, sono intervenuti altri fattori. Nel tentativo di guadagnare la fedeltà delle famiglie beduine, le autorità egiziane hanno trasformato il ruolo di capo tribù in una posizione governativa ufficiale. Tuttavia, invece di permettere ai residenti di nominare il proprio leader, lo Stato egiziano è intervenuto, scegliendo lui stesso gli individui che avrebbero ricoperto tale incarico. In questo modo, i rapporti tra le autorità egiziane e i residenti del Sinai sono andati deteriorandosi, inducendo i beduini a dubitare delle buone intenzioni del governo.

Oggi, la popolazione del Sinai, in assenza di capi forti indipendenti dal controllo dello Stato, si trova schiacciata tra l’esercito egiziano e l’ISIS. Nonostante i beduini siano religiosi, sono fermamente contrari alla retorica dei militanti dello Stato Islamico, che accusano di avere peggiorato la loro condizione. Per aumentare la sicurezza, non solo i check-point della polizia egiziana stanno compiendo controlli sempre più severi, ma, prima di entrare nelle città del Nord del Sinai, spesso le persone devono attendere ore di indagini da parte degli agenti. Molte strade di El-Arish sono state sigillate dai militari, i quali hanno distrutto diversi acri di oliveti circostanti, perché considerati presunti nascondigli per i terroristi. Per di più, le forze di sicurezza sospendono le comunicazioni e la connessione ad internet 12 ore al giorno.

In conclusione, i cittadini della regione non hanno vie di scampo: se collaborano con le forze di sicurezza, denunciando i terroristi all’esercito, vengono puniti dai militanti dell’ISIS; se, invece, rimangono in silenzio, rischiano di essere accusati di sostenere i jihadisti dall’intelligence militare, finendo spesso in prigione.

Ad avviso di Maged Atef, se le tensioni tra le autorità egiziane e i residenti del Sinai continueranno a peggiorare, l’area diventerà sempre più propizia per il radicamento dei terroristi dello Stato Islamico.

Penisola del Sinai, Egitto. Fonte: Wikimedia Commons

Penisola del Sinai, Egitto. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.