Continua ondata migratoria verso la Cina dal Myanmar

Pubblicato il 13 marzo 2017 alle 11:04 in Asia Myanmar

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Continuano gli scontri vicino al confine tra Cina e Myanmar e sono sempre di più i rifugiati birmani a cercare rifugio in Cina.

Una nuova sommossa tra le truppe di una milizia ribelle e l’esercito è in corso nella zona nord orientale del Myanmar, sul limitare del confine con la Cina sud-occidentale. Si tratta di una sorta di proseguo degli scontri già avvenuti nel 2015 nella regione di Kokang, secondo i volontari cinesi che prestano soccorso ai rifugiati nella provincia cinese dello Yunnan.

I rifugiati aumentano di giorno in giorno, secondo Li Yinzhong uno degli organizzatori di un campo di accoglienza sul territorio cinese. La maggior parte delle persone che attraversano il confine sono birmani di etnia cinese han. “Ci prenderemo cura di loro finché non potranno tornare a casa”, dichiara Li Yinzhong. Il campo si trova poco fuori dalla città di Nansan che sta dando accoglienza a più di 20.000 profughi, secondo i dati delle autorità cinesi.

La violenza nella regione di confine va avanti da decenni, così come in molte altre zone del Myanmar in cui le milizie composte da membri delle minoranze etniche combattono contro lo stato. La leader del Myanmar, il premio Nobel per la Pace, Aung San Suu Kyi, sta cercando, finora invano, di raggiungere un accordo di pace con le milizie. Gli scontri mettono anche a rischio i rapporti tra Cina e Myanmar. Pechino auspicava che il suo vicino di casa potesse diventare una via di passaggio importante per la Nuova Via della Seta terrestre.

La regione di Kokang, in cui avvengono gli scontri, ha un forte legame con la Cina. La sua popolazione è composta maggiormente da cinesi di etnia han che parlando un dialetto della lingua cinese e utilizzano il renminbi, la moneta di stato della Cina.

L’ondata migratoria dalla regione di Kokang è iniziata lo scorso 6 marzo, quando un gruppo di ribell della Myanar National Democratic Alliance Army (MNDAA) ha condotto un raid a sorpresa colpendo degli obiettivi di polizia e militari nella città di Laukkai, causando la morte di 30 persone.

Le milizie ribelli rivendicano l’autonomia della regione di Kokang e il 12 marzo la MNDAA ha dichiarato, attraverso il suo sito web, che la regione si trova ora in uno “stato di guerra”.

La Cina, secondo quanto riportato dagli ufficiali, ha inviato delle squadre di polizia paramilitare e dei rinforzi per organizzare i soccorsi umanitari e creare dei campi di accoglienza.

La Chinese Myanmar National Democratic Alliance Army (MNDAA) è un gruppo armato insurrezionista di ispirazione comunista nato nella regione di Kokang nel 1989. La MNDAA è stata una delle prime milizie a firmate il cessate il fuoco con il governo birmano e ad avere il controllo sulla regione di Kokang nota come Regione Speciale 1 dello stato di Shan. Dopo la sigla del cessate il fuoco, la zona ha visto un importante boom economico sostenuto anche dal commercio di oppio e dalla raffinazione di eroina. La tregua tra la MNDAA e il governo birmano è durata per vent’anni, fino al 2009, quando è esploso un violento conflitto armato. Gli scontri hanno causato la perdita del controllo della zona di Kokang da parte della milizia e l’esodo di 30.000 cittadini birmani che si sono riversati nella confinante provincia cinese dello Yunnan. Un nuovo scontro è avvenuto nel 2015 quando la MNDAA ha tentato di riprendere il controllo della zona di Kokang scontrandosi nuovamente con l’esercito. Il governo di Pechino è stato accusato di aver fornito assistenza militare ai miliziani della MNDAA durante gli scontri.

Profughi in un campo di accoglienza in Myanmar

di Redazione

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