Israele intensifica la battaglia contro il movimento di boicottaggio

Pubblicato il 9 marzo 2017 alle 7:07 in Israele Medio Oriente

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Israele ha intensificato la propria battaglia contro i sostenitori del boicottaggio internazionale ai danni dello Stato ebraico con una nuova legge che ne impedirebbe l’ingresso.

Il provvedimento ha attirato aspre critiche da diversi attivisti, che considerano la legge come l’ultima di una serie di misure prese dal governo per mettere a tacere gli oppositori. Il movimento Boycott, Divestment and Sanctions (BDS), conta migliaia di volontari in tutto il mondo, e sostiene e promuove in modo non violento la battaglia palestinese per l’indipendenza. BDS ha esortato le aziende, gli artisti e le università a recidere i legami con Israele. Quest’ultima, invece, sostiene che la campagna vada oltre l’occupazione israeliana delle terre rivendicate dai palestinesi e miri a delegittimare o addirittura distruggere il paese.

La legge, approvata dalla Knesset nella notte di lunedì 6 marzo, non si applica ai cittadini israeliani o ai residenti permanenti. Essa stabilisce che nessun visto o permesso di soggiorno sarà concesso a coloro che “consapevolmente hanno rilasciato una dichiarazione a favore del boicottaggio contro lo Stato di Israele o abbiano partecipato allo stesso”. Il provvedimento coinvolge anche chi si è espresso contro gli insediamenti in Cisgiordania, una posizione supportata da molti israeliani.

Uno dei fondatori del movimento di boicottaggio, Omar Barghouti, ha definito la misura “un autogol per eccellenza del regime israeliano“. “Non è necessario che gli attivisti per i diritti umani e i gruppi che supportano BDS entrino nel paese per svolgere efficacemente il proprio lavoro”, ha aggiunto.

La nuova legge dovrebbe, inoltre, accrescere la facoltà del ministero dell’interno di bloccare le persone in entrata, ha spiegato Sawsan Zaher, avvocato di un gruppo di pressione che promuove i diritti della minoranza araba di Israele. Quello che più preoccupa, ha spiegato, è che la legge potrebbe incidere su circa 10.000 palestinesi, che sono residenti temporanei all’interno di Israele e i cui coniugi o parenti detengono la cittadinanza israeliana. Ai sensi della legge sulla famiglia unificata di Israele, tali individui sono autorizzati a vivere nel paese ma non possono ricevere la cittadinanza. Zaher ha affermato che c’era da aspettarsi che alcune delle persone colpite dalle leggi israeliane sarebbero state attratte dal movimento di boicottaggio. “Avremo coniugi e parenti a cui non sarà permesso entrare in Israele a causa della propria appartenenza politica”, ha aggiunto.

Americans for Peace Now, il ramo americano del movimento israeliano contro gli insediamenti, ha definito la legge “un duro colpo alla democrazia israeliana”. Il gruppo ha affermato che la propria opposizione agli insediamenti è radicata nel sostegno a Israele, in quanto proseguire con l’occupazione delle terre in cui vivono milioni di palestinesi minaccia il carattere ebraico e democratico del paese. Il presidente e amministratore delegato del gruppo, Debra DeLee, ha affermato in una dichiarazione: “Sarebbe assurdo per il governo di Israele bloccare le nostre visite nel paese che amiamo e che ci sta tanto a cuore, solo perché abbiamo scelto di esprimere una visione legittima in maniera legittima”.

Il ministero dell’interno, che supervisiona le politiche di immigrazione, ha dichiarato che sta lavorando sull’implementazione della legge. L’anno scorso, Israele ha approvato un decreto che ha introdotto una maggiore regolamentazione per i gruppi che si occupano di diritti umani e ricevono finanziamenti esteri.

Bandiera di Israele. Fonti: Wikipedia

Bandiera di Israele. Fonti: Wikipedia

di Redazione

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