Nuovi scontri in Myanmar e profughi verso la Cina

Pubblicato il 8 marzo 2017 alle 11:28 in Asia Myanmar

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È in corso un’ondata migratoria al confine tra Cina e Myanmar in seguito agli scontri tra l’esercito e i ribelli locali appartenenti alle minoranze etniche, secondo quanto riportato da un ufficiale cinese. L’aumentare degli scontri mette a rischio l’obiettivo primario della leader birmana Aung San Suu Kyi che mira a raggiungere la pace con le minoranze etniche.

Sono state 30 le vittime dell’ultimo attacco da parte degli insurrezionisti di etnia cinese nella città di Laukkai a 800 km a nord-est di Yangon. Lo scontro ha innescato il movimento di migliaia di persone che cercano di trovare rifugio aldilà del confine, nei campi profughi sul territorio della Cina.

Il governo di Aung San Suu Kyi è in carica da un anno e ha assistito a un incremento continuo delle rivolte e delle insurrezioni organizzate dai ribelli appartenenti alle diverse etnie che compongono la popolazione birmana. Le due situazioni più delicate sono l’emergenza umanitaria dell’etina Rohingya nel nord-ovest e le insurrezioni al confine con la Cina nel nord-est del paese.

“In migliaia hanno attraversato il confine e sono sul suolo cinese”, ha dichiarato un ufficiale governativo di Pechino, che ha chiesto di mantenere l’anonimato vista la situazione delicata. “Le persone si muovono in modo caotico, ci sono migliaia di rifugiati qui e sono terrorizzati. Alcuni di loro hanno delle valigie, altri solo pochi vestiti”, hanno dichiarato gli impiegati di un hotel nella città di Nan San dove i profughi birmani si stanno riversando.

L’attacco di lunedì 6 marzo che ha avviato l’ondata migratoria è stato orchesrato dalla Chinese Myanmar National Democratic Alliance Army (MNDAA), lo stesso gruppo che aveva combattuto contro l’esercito birmano nel 2015 creando, anche allora, l’esodo di decine di migliaia di persone che si erano dirette in Cina. La MNDAA fa parte dell’Alleanza del Nord, una coalizione di gruppi ribelli del nord del paese che include la Kachin Independence Army, una delle milizie più potenti del paese, e altri due gruppi più piccoli.

All’interno del confine del Myanmar la Croce Rossa sta cercando di organizzare il trasferimento degli sfollati in un campo nella città di Chinshwehaw.

Il portavoce del Ministero degli Esteri della Cina, Geng Shuang, ha chiesto il cessate il fuoco tra esercito e ribelli, la risoluzione pacifica dei contrasti e il ritorno all’ordine nella zona di confine tra Myanmar e Cina. Geng Shuang ha anche sottolineato la disponibilità della Cina ad aiutare con misure volte a tutelare la pace e a incentivare il dialogo tra gli insurrezionisti e il governo.

La Chinese Myanmar National Democratic Alliance Army (MNDAA) è un gruppo armato insurrezionista di ispirazione comunista nato nella regione di Kokang nel 1989. La MNDAA è stata una delle prime milizie a firmate il cessate il fuoco con il governo birmano e ad avere il controllo sulla regione di Kokang nota come Regione Speciale 1 dello stato di Shan. Dopo la sigla del cessate il fuoco, la zona ha visto un importante boom economico sostenuto anche dal commercio di oppio e dalla raffinazione di eroina. La tregua tra la MNDAA e il governo birmano è durata per vent’anni, fino al 2009, quando è esploso un violento conflitto armato. Gli scontri hanno causato la perdita del controllo della zona di Kokang da parte della milizia e l’esodo di 30.000 cittadini birmani che si sono riversati nella confinante provincia cinese dello Yunnan. Un nuovo scontro è avvenuto nel 2015 quando la MNDAA ha tentato di riprendere il controllo della zona di Kokang scontrandosi nuovamente con l’esercito. Il governo di Pechino è stato accusato di aver fornito assistenza militare ai miliziani della MNDAA durante gli scontri.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

Bandiera della MNDAA, la milizia ribelle in lotta con l'esercito birmano per il controllo della regione di Kokang

Bandiera della MNDAA, la milizia ribelle in lotta con l’esercito birmano per il controllo della regione di Kokang. Fonte: Wikipedia Commons

di Redazione

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