Il primo ministro israeliano suggerisce un intervento delle forze internazionali a Gaza

Pubblicato il 8 marzo 2017 alle 7:07 in Medio Oriente Palestina

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La proposta del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, di distribuire le forze internazionali nella Striscia di Gaza per garantire la sicurezza è stata accolta con una dura opposizione dai palestinesi.

Dopo l’incontro del 15 febbraio con il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, a Washington, il presidente americano, Donald Trump, ha annunciato in una conferenza stampa che egli sostiene tutto ciò che israeliani e palestinesi concorderanno, sia che si preveda la creazione di uno o di due Stati. Il 26 febbraio, Netanyahu ha incontrato a Sydney il ministro degli esteri australiano, Julie Bishop. In questa occasione, ha dichiarato pubblicamente, per la prima volta, che una soluzione per ristabilire la sicurezza a Gaza potrebbe essere che le forze internazionali prendano il controllo della Striscia, senza chiarire come un tale accordo dovrebbe attuarsi. Nel frattempo, il capo del dipartimento politico delle Brigate Mujahedeen, Salem Atallah, ha dichiarato in un comunicato stampa che l’eventualità che le forze internazionali prendano il controllo di Gaza è inverosimile, in quanto: “Tale interferenza straniera incontrerà la nostra resistenza”.

Sempre il 26 febbraio, il membro dell’ufficio politico del movimento palestinese Jihad Islamica, Mohammad al-Hindi, ha affermato nel corso di un forum politico a Istanbul, che egli ritiene le minacce avanzate da Israele riguardo al dispiegamento delle forze internazionali a Gaza parte della guerra psicologica attuata verso i palestinesi. Il portavoce di Hamas, Abdullatif al-Kanou, ha dichiarato ad Al-Monitor: “L’idea di forze internazionali nella Striscia di Gaza è del tutto inaccettabile, perché è una palese interferenza negli affari interni palestinesi e mira solo a sradicare la causa palestinese. Gaza è stata liberata dall’occupazione israeliana e ora il blocco imposto da Israele dal 2006 deve terminare. Eventuali forze internazionali nel paese rappresenterebbero una forza di occupazione. Il popolo palestinese non potrà mai accettare tale idea”.

Israele potrebbe essere consapevole del fatto che tale proposta non sarebbe immediatamente attuabile, ma l’avrebbe avanzata per vedere come i palestinesi, i paesi vicini e la comunità internazionale avrebbero risposto. L’implementazione richiederebbe l’approvazione da parte dell’Autorità Palestinese (AP) e di Hamas. Se questi due gruppi non concedessero il permesso, Israele potrebbe ricorrere ad accordi con parti terze, come ad esempio l’Egitto, che può approvare il dispiegamento di forze internazionali a Gaza perché ne condivide il confine.

Il membro del Consiglio di Fatah, Abdullah Abdullah, ha dichiarato ad Al-Monitor: “L’idea di forze internazionali a Gaza è coerente con il rifiuto di Netanyahu di uno Stato palestinese e con il suo desiderio di mantenere la Striscia di Gaza e la Cisgiordania separate. La popolazione del luogo potrebbe non avere voce in capitolo in questa situazione, e tali forze potrebbero finire per essere loro imposte attraverso un’iniziativa regionale, in modo che Israele non debba rimanere l’unico responsabile del mantenimento della sicurezza al confine con Gaza”.

Nel maggio 2010, il presidente palestinese, Mahmoud Abbas, ha incontrato a Ramallah l’allora inviato speciale degli Stati Uniti per il Medio Oriente, George Mitchell, e lo ha informato dell’approvazione da parte dell’AP della presenza di forze NATO nei territori palestinesi. Ciò significa che, in caso di necessità, la Palestina potrebbe esprimere la volontà di ospitare forze delle Nazioni Unite nel proprio territorio, al fine di raggiungere una soluzione politica. Il membro del Fronte Democratico per la Liberazione dell’ufficio politico della Palestina, Talal Abu Zarifa, ha detto ad Al-Monitor: “Siamo a favore del dispiegamento di forze internazionali per proteggere il popolo palestinese in tutti i territori occupati nel 1967, non solo a Gaza, e per evitare eventuali conflitti tra le forze palestinesi, indipendentemente dal loro orientamento. Tuttavia, Netanyahu vuole che queste forze internazionali proteggano Israele dalla resistenza”.
Il ministro dell’informazione del precedente governo di Hamas, Youssef Rizqa, ha dichiarato ad Al-Monitor: “Hamas non accetterà il suggerimento di Netanyahu di schierare forze internazionali a Gaza, in quanto una tale mossa permetterebbe a Israele di separare Gaza dalla Cisgiordania e da Gerusalemme, e annienterebbe la resistenza nella Striscia”.

La proposta del governo israeliano di portare le forze internazionali a Gaza arriva in un momento in cui la Palestina sta affrontando delle divisioni interne, e porterebbe a un indebolimento delle forze palestinesi.

Il professore di scienze politiche all’Università di Umma nella Striscia di Gaza, Hossam al-Dajani, ha spiegato ad Al-Monitor: “Israele ha suggerito il dispiegamento di forze internazionali a Gaza per garantire la sicurezza e per attuare il suo schema di costruzione di uno Stato senza sovranità. Inoltre, vi è un accordo tra le forze israeliane ed egiziane al fine di rendere sicuro il confine del Sinai”. Dajani ha anche aggiunto: “Tuttavia, mi aspetto uno scontro armato tra la resistenza palestinese e queste truppe, che permetterà a Netanyahu di corroborare la sua visione, secondo cui la resistenza è una forma di terrorismo che deve essere combattuta attraverso le forze internazionali. Inoltre, tale dispiegamento di forze dovrebbe essere preceduto da un attacco militare israeliano contro Hamas a Gaza, al fine di facilitare l’ingresso delle milizie internazionali. Però, fino a quando Hamas avrà un arsenale, nessuno Stato accetterà di inviare le sue truppe a Gaza”.

I palestinesi temono che la proposta israeliana sia parte di un piano elaborato da Israele per legittimare l’occupazione come parte di un accordo con le potenze regionali, e che queste truppe contribuiranno ad attuare il piano israeliano di stabilire cantoni separati, così da scollegare le città palestinesi le une dalle altre, come ad esempio accade nella Cisgiordania.
Uno dei più grandi dubbi nutriti dai palestinesi potrebbe essere che le forze internazionali impongano la visione di Israele, invece di proteggerli. Questo complicherebbe ulteriormente la situazione palestinese, invece di risolverla.

Bandiera palestinese. Fonte: Wikipedia

Bandiera palestinese. Fonte: Wikipedia

di Redazione

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