Creata una nuova entità politica in occasione della Conferenza dei Palestinesi all’Estero

Pubblicato il 1 marzo 2017 alle 7:07 in Medio Oriente Palestina

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Dopo due giorni di incontri nella città turca di Istanbul, gli organizzatori della Conferenza dei Palestinesi all’Estero hanno dato vita ad una nuova entità politica, che lotti per i diritti del popolo palestinese.

Domenica 26 febbraio, i leader della conferenza hanno dichiarato che la loro ambizione era quella di giocare un ruolo determinante nella lotta contro l’occupazione israeliana dei territori palestinesi, a fianco della Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). Hanno sottolineato che la nuova organizzazione non mira a sostituire l’OLP, che rappresenta il popolo palestinese dal 1964. “Stiamo cercando di creare un organismo di supporto e di essere una risorsa per l’OLP, non un ostacolo”, ha dichiarato Ribhi Halloum, ex ambasciatore dell’OLP. I leader hanno inoltre sottolineato che non si tratta di “un’altra fazione palestinese”, ma piuttosto di un organismo indipendente e aperto a tutti i palestinesi.

La nuova organizzazione, a cui non è ancora stato dato un nome ufficiale, ha chiesto la fine degli accordi di Oslo, conclusi tra Israele e OLP nel 1993, una maggior rappresentatività dell’OLP e la formazione di un Consiglio Nazionale Palestinese eletto democraticamente.

Il comunicato finale, scritto dal giurista Anis al-Qasem, ha accusato l’OLP di dilapidare i diritti storici dei palestinesi in accordi con Israele, prolungando l’occupazione israeliana e aggravando le sofferenze del popolo palestinese. È stato inoltre ribadito il diritto dei palestinesi a resistere all’occupazione israeliana e a far ritorno alle proprie case, e la determinazione nel dare vita a uno Stato palestinese. Il portavoce della conferenza, Khalid Turaani, ha sottolineato che, a dispetto delle rivendicazioni avanzate dai Palestinesi, il loro futuro dipende da Israele.

Domenica 26 febbraio, Fatah, uno dei principali partiti palestinese, ha rilasciato una dichiarazione in cui attaccava la conferenza accusandola di essere un “tentativo di dividere il popolo palestinese”. Altre piccole fazioni con sede a Ramallah hanno criticato la conferenza, definendola “un attacco contro l’OLP”. “Questo tipo di critiche sono infondate. Noi, in quanto palestinesi all’estero, abbiamo il diritto di darci un’organizzazione e di dire ai leader tradizionali palestinesi quello che pensiamo sia il modo migliore di procedere”, ha dichiarato, Ziyad al Aloul, un altro portavoce della conferenza.
Il convegno ha istituito una Commissione Generale presieduta dallo storico palestinese, Salman Abu Sitta, l’attivista britannico, Majed al-Zeer, la studiosa e attivista per i diritti delle donne, Naela al-Waari e una giovane attivista, Saif Abu Kishah. La nuova organizzazione avrà sede a Beirut, in Libano.

Istanbul, Turchia. Fonte: Flickr

Istanbul, Turchia. Fonte: Flickr

di Redazione

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