Minori stranieri non accompagnati: il focus della settimana

Pubblicato il 24 febbraio 2017 alle 8:00 in Approfondimenti Europa

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Con l’aumento dei flussi migratori nel Mediterraneo, è cresciuto anche il numero dei minori stranieri non accompagnati (MSNA) giunti in Italia via mare.

Secondo le stime della UN Refugee Agency, nel 2016, in Italia sono sbarcati 25,772 MSNA, più del doppio rispetto ai 12,360 minori soli arrivati nel 2015. La Fondazione ISMU (Iniziative e Studi sulla Multietnicità) ha reso noto che, nel 2016, i MSNA hanno rappresentato il 14,2% dei 181,000 migranti arrivati in Italia via mare che, nel 2015 e nel 2014, erano stati rispettivamente l’8% e il 7,7% dei flussi complessivi. In sintesi, gli stranieri minorenni non accompagnati sono aumentati progressivamente tra il 2014 e il 2016, ma sono diminuiti i minori accompagnati da famiglie, che sono passati da 13,000 nel 2014 a soli 2,400 nel 2016.

Dei 25,772 MSNA giunti in Italia nel 2016, soltanto 17,373 sono stati regolarmente censiti dal Ministero del Lavoro e dello Sviluppo, il quale, nel report mensile emesso il 31 dicembre 2016, ha reso noto che, dei minori registrati, 16,208 sono di sesso maschile, mentre 1,165 sono di sesso femminile. Inoltre, nel documento si legge che il 56% dei MSNA ha 17 anni, il 26% 16 anni, il 9,8% 15 anni, il 7,4% tra i 7 ed i 14 anni, mentre lo 0.3% dagli 0 ai 6 anni. Il Ministero ha registrato più di 36 paesi di provenienza diversi. I principali Stati di esodo sono stati: Egitto, da cui sono partiti il 15,9% dei minori soli; Gambia il 13,3%; Albania il 9,3%; Nigeria l’8,3% e Eritrea il 7,7%. I restanti 8,399 MSNA che sono finiti fuori dai radar delle istituzioni, corrono diversi rischi, tra cui quello di essere coinvolti nei circuiti dell’illegalità, come la tratta di esseri umani e lo sfruttamento lavorativo.

La categoria dei minori stranieri non accompagnati comprende quei minorenni che, viaggiando senza un adulto di riferimento, giungono in Italia da soli, trovandosi in una condizione vulnerabile e a rischio di violazioni dei loro diritti. La questione del trattamento giuridico dei MSNA è una materia complessa perché esistono numerose disposizioni contrastanti e disorganiche che generano non poche difficoltà di orientamento. I diritti dei minori non accompagnati sono sanciti sia nelle leggi internazionali sia nel contesto europeo, dove le norme sono rese operative attraverso specifiche politiche e linee guida dettate dall’UE.

La normativa generale di riferimento relativa ai MSNA è regolata dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Fanciullo del 1989, la quale definisce fanciullo “ogni essere umano avente un’età inferiore a diciott’anni, salvo se abbia raggiunto prima la maturità in virtù della legislazione applicabile”. Nel contesto dell’immigrazione nell’Unione Europea, un MSNA viene definito dalla Direttiva 2011/55/EU come “un minore che arriva nel territorio di uno Stato membro dell’UE da solo, o che viene abbandonato dopo essere entrato nel territorio dell’Unione”. Oltre ai bambini che viaggiano completamenti soli, la definizione si applica anche a quelli affidati a parenti entro il quarto grado che non ne siano tutori o affidatari in base ad un provvedimento formale, rendendo quindi i minori privi di rappresentanza legale in base alla legge italiana.

A livello europeo, il 6 maggio 2010, l’UE ha adottato il Piano di Azione sui minori non accompagnati, promuovendo un approccio comune tra tutti i paesi membri basato sul principio dell’interesse superiore del minore e contenente tre linee di azione. La prima mirava a prevenire l’immigrazione illegale e il traffico di esseri umani, la seconda proponeva di istituire garanzie di accoglienza in tutta l’UE, mentre la terza promuoveva l’identificazione di soluzioni a lungo termine. L’obiettivo finale del piano era quello di far sì che ogni MSNA venisse messo sotto la protezione delle autorità competenti, preferibilmente per almeno 6 mesi, non appena approdato nei territori dell’Unione.

Nonostante le linee guida indicate dal piano di azione, la gestione dei MSNA è rimasta una questione difficile e complicata, su cui gli Stati membri dell’UE non sono ancora riusciti ad uniformarsi. Human Rights Watch, in una sezione dedicata ai minori migranti sul proprio sito internet, ha pubblicato un appello in cui denuncia che centinaia di bambini arrivano soli in paesi stranieri senza ricevere le cure e le attenzioni necessarie. In un documento pubblicato nel dicembre 2016 dal Parlamento Europeo, intitolato “Vulnerability of unaccompanied and separated child migrants”, si legge che gli MSNA rappresentano uno degli aspetti più complessi del fenomeno migratorio che, troppo spesso, viene lasciato ai margini dei database mondiali per via della difficoltà nel calcolare le stime dei minori stranieri a livello internazionale. Determinare i luoghi esatti di provenienza, l’età e le motivazioni che spingono i MSNA ad emigrare è un’operazione che complica ulteriormente la questione. Per cercare di porre rimedio a queste carenze, il 19 settembre 2016, è stata adottata la New York Declaration on Refugees and Migrants, la quale ha focalizzato l’attenzione sulla vulnerabilità dei minori migranti, in particolar modo quelli non accompagnati, chiedendo l’impegno degli Stati membri.

Nel caso specifico dell’Italia, per minore straniero non accompagnato, secondo la normativa del 1999, si intende “il minorenne non avente cittadinanza italiana o di altri Stati dell’Unione Europea che, non avendo presentato domanda di asilo, si trova per qualsiasi causa nel territorio nazionale privo di assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano”. Ai MSNA si applicano le norme previste in generale dalla legge nazionale in materia di assistenza e protezione dei minori che, nel nostro ordinamento, sono contenute negli articoli 32 e 33 del Testo unico in materia di immigrazione (D.Lgs. n. 286/1998), nonché nel relativo Regolamento di attuazione (D.P.R. n. 394/1999) e nel Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n.535 del  9 dicembre 1999 (D.P.C.M. n. 535 del 1999). Esattamente come gli adulti, per il soggiorno ed il transito nello Spazio Schengen, i minori stranieri devono avere un passaporto o un documento di viaggio riconosciuto come valido da tutti gli Stati dell’UE. Tuttavia, i MSNA possono ottenere un “permesso di soggiorno per la minore età”, che, in caso di affidamento con provvedimento del Tribunale per i minorenni o su iniziativa dei servizi sociali, può essere trasformato in un “permesso per affidamento familiare”. Al compimento della maggiore età, il permesso può trasformarsi ancora “in permesso per studio o lavoro”.

Mentre il Ministero dell’Interno si occupa della gestione e della tutela dei minori non accompagnati di nazionalità romena, il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali gestisce tutti i MSNA di altre nazionalità. Quelli che presentano domanda di asilo (MSNAR) vengono seguiti dalla Commissione Nazionale Asilo, l’istituzione italiana che si occupa della procedura di eleggibilità̀ e del riconoscimento dello “status di rifugiato”, e dal Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR), il quale costituisce il circuito dei centri di accoglienza che mira a integrare il rifugiato sul territorio dopo l’iniziale assistenza.

Date le difficoltà di gestione del flusso dei MNSA, nel corso della legislatura è stato emanato il decreto legislativo n. 142 del 2015, contenente un nuovo disegno del sistema di accoglienza dei richiedenti asilo e protezione internazionale che prevede disposizioni specifiche sull’accoglienza dei soggetti vulnerabili, primi tra tutti i MSNA. In particolare, la nuova disciplina ha introdotto due tipi di accoglienza, stabilendo che il minorenne non accompagnato non può in alcun modo essere trattenuto presso i centri di identificazione e espulsione e presso i centri governativi. Mentre la prima accoglienza, o “accoglienza ad hoc”, prevede l’istituzione di strutture governative per le esigenze di soccorso e di protezione immediata di tutti i MSNA, la seconda accoglienza, o “prosecuzione dell’accoglienza”, applica una distinzione tra i minori che hanno chiesto la protezione internazionale, e quelli che non l’hanno richiesta, riservando procedure specifiche per ognuno.

Per cercare di superare la gestione emergenziale applicata ai MSNA in Italia, il 26 ottobre 2016, la Camera ha approvato una proposta di legge sulle misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati, presentata il 4 ottobre 2013 quando i MSNA in Italia erano circa 7,000. Il documento propone diverse iniziative, tra cui l’uniformazione delle procedure di identificazione e di accertamento dell’età, insieme alla garanzia del diritto allo studio e all’assistenza sanitaria. A tale riguardo, tutti i minori stranieri, anche senza permesso di soggiorno, avranno il diritto di completare il percorso di studi, non solo dell’obbligo ma di ogni ordine e grado. La proposta di legge dà un’importanza particolare alla figura del tutore legale e propone la creazione di un albo apposito di volontari, i quali dovranno essere formati adeguatamente. Tuttavia, il testo sottolinea che è preferibile lasciare la gestione dell’affidamento familiare ai centri di accoglienza e vieta in modo categorico il respingimento dei MSNA. La legge è attualmente in corso di esame al Senato. Se venisse approvata in tempi brevi, l’Italia diventerebbe il primo paese europeo ad adottare di una legislazione omogenea in materia del trattamento dei minori stranieri non accompagnati.

In occasione del vertice informale europeo sull’immigrazione a Malta, tenutosi il 3 febbraio 2017, l’Unicef ha lanciato un appello urgente ai leader dei paesi membri, rendendo noto che, dal novembre 2016 al gennaio 2017, sono annegati 1,354  migranti lungo la tratta del Mediterraneo tra la Libia e l’Italia, di cui circa 190 bambini. Nonostante l’Unicef stia operando lungo le rotte migratorie, soprattutto in Libia, fornendo protezione e assistenza ai minori e alle loro famiglie, Justin Forsyth, vice-direttore dell’Unicef, ha affermato che serve un’azione più mirata per salvare i minorenni stranieri che viaggiano dal Nord Africa all’Italia. A tal proposito, l’Unicef ha invitato l’UE e i suoi Stati membri a impegnarsi in una serie di azioni volte alla protezione dei bambini migranti, tra cui investimenti nei centri di accoglienza in Libia, dove dovrebbe essere garantito l’accesso all’istruzione e ai servizi sanitari, e anche finanziamenti di programmi di reinsediamento e ricongiungimento familiare per non costringere i migranti a rivolgersi ai trafficanti di esseri umani per salvare la propria vita.

A cura di Sofia Cecinini

Bambini migranti. Fonte: Flickr

Bambini migranti. Fonte: Flickr

di Redazione

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