Prigionieri politici: il Venezuela sempre più isolato

Pubblicato il 17 febbraio 2017 alle 11:46 in America Latina Venezuela

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La condanna a 14 anni di carcere del politico di opposizione Leopoldo López provoca la condanna internazionale di Caracas e la rottura di ogni dialogo tra governo e opposizione.

La Suprema Corte venezuelana ha condannato a 14 anni di carcere Leopoldo López per aver causato proteste antigovernative nel 2014. La sala penale della Cassazione di Caracas ha confermato la sentenza emessa in primo grado nel settembre 2015. Leopoldo López è il presidente di Voluntad Popular, quarto partito , con 14 seggi su 167, della coalizione anti-chavista che ha vinto le elezioni parlamentari nel 2015.

Lo scorso mercoledì Lilián Tintori, moglie di López, era stata ricevuta alla Casa Bianca da Donald Trump, che aveva chiesto l’immediata liberazione dei prigionieri politici in Venezuela. Secondo la ONG Foro Penal Venezoelano, vicina all’opposizione, sono 101 le persone incarcerate nel paese per reati politici. Tra questi il sindaco di Caracas, Antonio Ledezma.

In seguito alla sentenza l’opposizione, che controlla l’Assemblea Nazionale, ha dichiarato definitivamente interrotto il dialogo con il governo del Presidente Maduro, già sospeso lo scorso dicembre. Il 23 gennaio i tre mediatori avevano presentato un Accordo di Convivenza Democratica, respinto dalle parti. L’accordo prevedeva il rispetto dei ruoli istituzionali, la revisione delle sentenze politiche, un piano economico concordato per risolvere il deficit di beni che affligge il paese e un calendario elettorale. Il dialogo tra Maduro e l’opposizione è mediato dall’inviato del Papa, Monsignor Claudio Maria Celli, da due ex presidenti, Leonel Fernández della Repubblica Dominicana e Martín Torrijos di Panama e da José Luis Rodríguez Zapatero, ex premier spagnolo.

La sentenza ha provocato la condanna del governo di Caracas da parte degli Stati Uniti, della Spagna e di molti paesi latinoamericani. A Madrid gli ex premier Felipe González, socialista, e José María Aznar, popolare, hanno patrocinato una manifestazione per la liberazione dei prigionieri politici, volta a sensibilizzare l’Europa sul tema. Alla manifestazione hanno partecipato esponenti dei due principali partiti spagnoli e il presidente di Ciutadanos, Albert Rivera, i cui voti sono essenziali al governo di Mariano Rajoy.

La risposta di Caracas non si è lasciata attendere. Il Ministro degli esteri Delcy Rodríguez ha accusato Trump di “voler dare ordini alla nostra patria”. Il Presidente Nicolás Maduro ha invece definito il capo del governo spagnolo Mariano Rajoy “bandito, protettore di delinquenti e assassini, fautore di una politica imperialista, colonialista e razzista” e ha promesso che se agisse contro il Venezuela “si romperà i denti”.

Anche il Perù aveva protestato con Caracas lo scorso lunedì 13 febbraio per aver fatto seguire dai servizi segreti il vicepresidente del parlamento e vice di López, Freddy Guevara, in occasione di una visita a Lima.

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

Il Presidente Maduro. Fonte: Wikimedia Commons

Il Presidente Maduro. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

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