Human Rights Watch: Condanna alle violenze sulle donne Rohingya

Pubblicato il 7 febbraio 2017 alle 11:30 in Asia Myanmar

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Human Rights Watch chiede la punizione dei responsabili di stupri contro le donne dell’etnia Rohingya in Myanmar.

Se i comandanti della polizia del Myanmar hanno permesso che i loro sottoposti commettessero stupri e violenze sessuali ai danni delle donne e delle ragazze di etnia Rohingya devono essere puniti. Questa la richiesta di Human Rights Watch, gruppo per la tutela dei diritti umani basato a New York, che afferma di aver documentato stupri, anche di gruppo e altre violenze nei confronti di giovani donne Rohingya. Le informazioni proverrebbero dalle interviste condotte ad alcuni dei 69000 profughi Rohingya che hanno raggiunto il Bangladesh, dopo l’inizio dell’offensiva dell’esercito nello stato di Rakhine, nel nord del Myanmar.

“Le violenze sessuali non sembrano randomiche e casuali, ma parte di un attacco coordinato e sistematico contro i Rohingya, probabilmente causato dalla loro appartenenza etnica e religiosa”, afferma un comunicato stampa di Human Rights Watch (HRW).

Nel rapporto del HRW vi sono le prove di 28 atti di violenza sessuale. Secondo le testimonianze delle vittime di stupro, a commettere le aggressioni sarebbero stati militari o poliziotti della polizia di confine, chiaramente identificabili dalle uniformi e dai distintivi indossati.

“Questi terribili attacchi alle donne e alle ragazze Rohingya aggiungono un nuovo brutale capitolo alla lunga storia di violenze sessuali contro le donne dell’esercito birmano”, ha dichiarato il ricercatore senior del HRW, Priyanka Motaparthy.

Il governo del Myanmar non ha ancora risposto alle accuse dell’Osservatorio sui Diritti Umani, ma finora ha negato tutte le imputazioni di colpevolezza dell’esercito e delle forze dell’ordine, sostenendo che le operazioni da essi condotte sono lecite e indirizzate a contrastare un gruppo di insurrezionisti armati di etnia Rohingya. Dall’ottobre 2016, l’accesso allo stato di Rakhine è stato negato sia ai giornalisti indipendenti che agli osservatori sui diritti umani, compresa la rappresentante speciale dell’Onu.

Le accuse dello Human Rights Watch giungono solo a pochi giorni di distanza dal rapporto della rappresentante Onu che afferma che le forse dell’ordine del Myanmar hanno “molto probabilmente” commesso crimini contro l’umanità, generando un vero e proprio dilemma per il governo di Aung San Suu Kyi. L’Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, Zeid Ra’ad al-Hussein, ha dichiarato che Suu Kyi si è impegnata a condurre indagini per verificare le accuse.

Nello stato nord-occidentale di Rakhine risiedono circa 1,1 milioni di musulmani di etnia Rohingya, ma non avendo nazionalità birmana i loro movimenti e il loro accesso ai servizi è molto limitato. In Myanmar i Rohingya sono considerati immigrati clandestini giunti dal Bangladesh.

Logo dell'Osservatorio sui Diritti Umani, Human Rights Watch di New York. Fonte: Wikipedia Commons

Logo dell’Osservatorio sui Diritti Umani, Human Rights Watch di New York. Fonte: Wikipedia Commons

di Redazione

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