Attentato a Lugansk: ucciso il capo della polizia Anaščenko

Pubblicato il 6 febbraio 2017 alle 10:00 in Russia

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Il dipartimento della difesa di Lugansk ha accusato i servizi segreti ucraini che intendono destabilizzare il paese. Le autorità indipendentiste hanno proclamato una giornata di lutto nazionale domenica 5 ed ha lanciato un appello ai propri cittadini affinché vigilino contro la possibilità di nuovi attacchi.

Il comandante delle forze di polizia dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk (LNR) è morto sabato 4 febbraio in seguito ad un attentato. L’automobile in cui viaggiava il colonnello Oleg Anaščenko è esplosa a causa di un’autobomba – affermano le autorità della LNR.

L’autobomba che ha ucciso Anaščenko è esplosa poco prima delle 8 del mattino, ora locale, nel centro di Lugansk – ha dicharato Andrej Maročko, portavoce della polizia della LNR – ciononostante il governo terrorista di Kiev non riuscirà a spezzare il morale delle forze armate e delle forze di polizia della Repubblica Popolare. Troveremo i mandanti e i responsabili di questo terribile atto terroristico e li consegneremo alla giustizia – ha concluso.

Il procuratore generale della LNR David Kac ha confermato che la vittima dell’attentato è il solo Anaščenko, e non più persone come si era paventato inizialmente. La procura è convinta che si tratti di un atto di terrorismo – ha continuato Kac – volta a terrorizzare la popolazione e a bloccare l’attività degli organi di governo della Repubblica.

Ad Anaščenko sono indissolubilmente legate le prime vittorie militari della LNR – ha affermato il presidente Igor’ Plotnickij.

L’attentato segue di pochi giorni il rinfocolarsi degli scontri tra l’esercito ucraino e le forze dell’altra entità autoproclamatasi indipendente nell’est del paese, la Repubblica Popolare di Donetsk.

La Repubblica Popolare di Lugansk si è proclamata indipendente il 12 maggio 2014 in seguito alla guerra civile scoppiata in Ucraina tra le provincie di etnia russa dell’est e il governo centrale sorto dalla cosiddetta “rivoluzione di Maidan”.

Né l’Ucraina né la LNR (né la Repubblica Popolare di Donetsk) hanno mai rispettato gli accordi di Minsk che prevedono il rientro delle due Repubbliche in seno all’Ucraina in cambio di maggiore autonomia, il che ha portato ad una situazione di stallo e all’indipendenza de facto di Donetsk e Lugansk.

Il presidente dell’entità autoproclamata, Igor’ Plotnickij, ha chiesto più volte di entrare a far parte della Federazione russa, da cui riceve armi e sostegno, senza tuttavia ottenere risposta affermativa da Mosca.

Traduzione dal russo e redazione a cura di Italo Cosentino

Bandiera della Repubblica Popolare di LugansK. Fonte: Wikimedia Commons

Bandiera della Repubblica Popolare di LugansK. Fonte: Wikimedia Commons

 

di Redazione

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