L’esodo dei Rohingya: la Malesia teme l’Isis

Pubblicato il 31 gennaio 2017 alle 12:30 in Asia Myanmar

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L’Isis potrebbe sfruttare l’esodo della minoranza etnica Rohingya per rafforzare la sua rete nel Sud-Est Asiatico. Queste le preoccupazioni del governo della Malesia.

La fuga della minoranza etnica di religione islamica Rohingya dallo stato di Rakhine, nel nord del Myanmar, continua a preoccupare i paesi vicini. Sono più di 65,000 i profughi Rohingya ad aver lasciato il Myanmar dall’inizio dell’offensiva dell’esercito birmano nello stato di Rakhine, nell’ottobre 2016, secondo i dati dell’Onu. L’azione militare è stata avviata in seguito ad alcuni attacchi a stazioni di polizia nelle aree di confine con il Bangladesh organizzati da militanti islamisti.

I Rohingya vengono marginalizzati e l’emarginazione è una strada che conduce all’estremismo, secondo gli analisti della Malesia. Il capo dell’anti-terrorismo di Kuala Lumpur ha avvertito il governo di avere delle piste per cui alcuni Rohingya vorrebbero unirsi alle cellule dell’Isis presenti nel sud delle Filippine.

“Il problema dei Rohingya non è nuovo, è una cosa che va avanti da anni. C’era anche durante i tempi di Al-Qaeda e nessun membro di quest’etnia si è unito ad essa. Perché dovrebbero farlo ora?”, si chiede il direttore di una scuola fondata in Malesia per l’istruzione dei giovani Rohingya, Ustaz Rafik. I Rohingya vorrebbero tornare in Myanmar attraverso i canali diplomatici, negoziando con il governo, secondo Rafik.

Gli esperti di diritti dei migranti, però, condividono le preoccupazioni del governo malese. I Rohingya sono una delle minoranze più perseguitate del mondo e posso essere sfruttati e radicalizzati dall’Isis se continuano ad essere lasciati ai margini della società, affermano gli esperti.

“Se l’Isis riuscirà a fornire ai Rohingya un senso di appartenenza, un’identità e un compenso economico, che è molto più di quanto guadagnerebbero con ogni altro lavoro, saranno tentati a unirsi ad esso”, afferma Glorene Fernandez, direttrice esecutiva del gruppo per i diritti delle donne Tenaganita.

Ci sono circa 100,000 Rohingya in Malesia, la metà dei quali sono registrati all’agenzia Onu per i rifugiati e costituiscono l’80% del totale dei rifugiati nel paese. I Rohingya sono privi di cittadinanza, perciò non hanno diritto al lavoro o accesso alla sanità e all’istruzione. Il governo malese ha dichiarato che tali diritti non possono essere concessi perché la Malesia non fa parte della convenzione sui rifugiati delle Nazioni Unite. Kuala Lumpur si sta adoperando, soprattutto attraverso la Organisation of Islamic Cooperation, per risolvere la crisi dei Rohingya.

Il governo della Malesia ha richiesto l’intervento dell’osservatore Onu per i diritti umani nello stato di Rakhine, poiché è convinto che la crisi nel nord del Myanmar debba essere risolta per garantire la stabilità della regione e ancor più per evitare l’incremento della presenza dell’Isis nella regione del Sud-Est Asiatico.

34.000 persone di etnia Rohingya hanno lasciato il Myanmar, dall'ottobre 2016. Fonte: EU Humanitarian Aid and Civil Flickr

34.000 persone di etnia Rohingya hanno lasciato il Myanmar, dall’ottobre 2016. Fonte: EU Humanitarian Aid and Civil Flickr

 

 

di Redazione

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